INFORM - N. 88 - 6 maggio 2010


CONGRESSO EUROPEO SULLE MIGRAZIONI

Incontro a Malaga promosso dal Consiglio delle Conferenze Episcopali

Appello delle Chiese d’Europa sulla mobilità umana

L’intervento di padre Gianromano Gnesotto (Fondazione Migrantes)

 

MALAGA - “Vogliamo ribadirvi la nostra fraternità e la nostra solidarietà” affinché possiate disporre di una “vita più umana e più degna per voi e per i vostri cari” e “testimoniare che è possibile considerare la presenza dei migranti in Europa come una carta vincente per il presente e per l'avvenire”. É quanto si legge nel “Messaggio” che i partecipanti all’VIII Congresso Europeo sulle Migrazioni, promosso dal Consiglio delle Conferenze Episcopali d'Europa, a Malaga dal 27 aprile al primo maggio, hanno rivolto alle Chiese e alle società europee.

Per cinque giorni un centinaio di delegati tra Vescovi, Direttori nazionali per la pastorale dei migranti (per l’Italia il Presidente della Commissione CEI per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes, mons. Bruno Schettino e il Direttore dell’Ufficio nazionale immigrati e profughi della Fondazione Migrantes, padre Gianromano Gnesotto), operatori pastorali hanno discusso e lavorato sul fenomeno migratorio in Europa scambiandosi esperienze avviate dalle Chiese sul campo e delineando prospettive di impegno future. Lo sviluppo della tematica ha seguito un percorso in tre momenti, soffermandosi sulle sfide poste a tre “istituzioni” che maggiormente sono interpellate dal fenomeno migratorio. Innanzitutto la famiglia, la cellula base delle nostre società, per proseguire con le comunità cristiane, realtà sempre più interculturali; ed arrivare infine alla riflessione sulla realtà sociale più vasta: la Società.

“Rifiutando ogni atteggiamento di esclusione, noi vogliamo dirvi che intendiamo costruire insieme l’avvenire d’Europa”, si legge nel Messaggio nel quale si afferma  che la presenza dei migranti in Europa dev’essere considerata “come una risorsa per il presente e il futuro”.

“In molti Paesi - si legge nel testo del messaggio - i migranti apportano un contributo positivo, e non solo economico, alle società che li sanno accogliere”. Il messaggio sottolinea peraltro che tale presenza “risveglia paure nelle opinioni pubbliche europee”, sollecitando talvolta “atteggiamenti di chiusura e di xenofobia, rafforzati dalla crisi economica che stiamo attraversando”. Prendendo inoltre atto del “pluralismo culturale” creatosi nel vecchio continente, i partecipanti al convegno sottolineano che “è possibile gestire positivamente questa situazione di pluralismo mediante l’incontro e il dialogo interculturale”. “La Chiesa cattolica nel suo insieme - prosegue - con le sue tradizioni e i suoi differenti riti, porta il suo contributo per servire l’unità della famiglia umana, in Europa e al di là di essa”. Il testo del Messaggio indica tre ambiti “dove è possibile forgiare la fraternità che noi vogliamo servire nel nome del Vangelo”. Anzitutto la famiglia, “cellula di base della società”: essa “gioca un ruolo essenziale per l’integrazione” dei migranti, rappresentando “un clima di sicurezza e la stabilità affettiva dei suoi componenti”. In secondo luogo le comunità ecclesiali, “invitate a rafforzare l’accoglienza dei fratelli e delle sorelle giunti da altri orizzonti culturali e religiosi”. I vescovi, le parrocchie e i movimenti cattolici “divengano un segno profetico per le società chiamate a promuovere il dialogo interculturale”. Terzo ambito in cui creare “fraternità” è la società, chiamata a gestire le migrazioni, “realtà complessa che include aspetti culturali, economici, giuridici, politici, sociali e religiosi”.

Il documento specifica che tutte le nazioni devono “impegnarsi nell’elaborazione di un quadro giusto affinché la dignità umana sia rispettata. È necessario anche che la comunità internazionale s’impegni a ridurre le cause di una migrazione forzata”.

Durante il Congresso i partecipanti hanno “ripreso coscienza insieme della realtà delle migrazioni in Europa”. Si contano oggi 34 milioni di immigrati, di cui 12 milioni di migranti interni, provenienti dai paesi dell'Unione Europea. Al di là delle cifre raccolte - scrivono nel documento - misuriamo il peso della sofferenza, della miseria e dello sconforto portato dai migranti”.

Il messaggio si conclude con un appello: “vogliamo rivolgerci a voi, fratelli e sorelle migranti in Europa, particolarmente a coloro che vivono in situazioni precarie. Vi accogliamo perché crediamo che ogni essere umano abbia il diritto di essere accolto. Non ci importa la vostra origine, la vostra religione o la vostra cultura: voi siete stimati e amati da Dio. Tutti noi abbiamo dei doni da scambiare”.

L’intervento di padre Gianromano Gnesotto

 “L’urgenza di superare la paura nei confronti delle migrazioni, che dalle impostazioni delle politiche migratorie nei Paesi europei si trasmette nell’opinione pubblica, può essere stemperata dalla famiglia ricongiunta nei territori di accoglienza in quanto ambito principale dove si elabora l’inclusione sociale”: questa è stata la prima considerazione che padre Padre Gianromano Gnesotto, Direttore dell’ufficio nazionale immigrati e profughi della Fondazione Migrantes, ha tenuto nella relazione programmata all’inizio dei lavori dell’VIII Congresso europeo sulle migrazioni della CCEE. Inoltre, “l’urgenza di disegnare prospettive per l’Europa delle persone in movimento, trova nella famiglia ricongiunta nei territori di accoglienza il superamento di almeno due prospettive fuorvianti: ritenere che l’immigrazione sia un fenomeno temporaneo e che sia un fenomeno da trattare con una logica emergenziale”.

P. Gnesotto ha anzitutto ricordato i riferimenti essenziali al diritto soggettivo per la promozione e la tutela della famiglia migrante, come si trovano nei Trattati internazionali, segnatamente nella Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (1950), nella Convenzione sui diritti del fanciullo (1989), e in modo particolare nell’articolo 10 del Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali (1966) in cui si afferma che “La protezione e l’assistenza più ampia che sia possibile devono essere accordate alla famiglia, che è il nucleo naturale e fondamentale della società, in particolare per la sua costituzione e fin quando essa abbia la responsabilità del mantenimento e dell’educazione di figli a suo carico”. Ne deriva che si può affermare che “riconoscere e proteggere l’unità familiare come diritto soggettivo, pur con i limiti dettati dall’imprescindibile esigenza di garantire a coloro con cui lo straniero intende ricongiungersi dignitose condizioni di vita, è un obiettivo fondamentale della società civile”.

La relazione di P. Gnesotto si è di seguito sviluppata prendendo in considerazione tre ambiti particolari: figli ed educazione; l’invecchiamento nella migrazione; conseguenze sociali e politiche dei matrimoni bi-nazionali e interreligiosi. Una chiara disamina degli argomenti, che ha mostrato i nodi problematici e i punti di forza di una famiglia ferita, spaccata e finalmente ricomposta; le difficoltà a realizzare il diritto di vivere in famiglia nei territori di accoglienza; la questione della cittadinanza, specie per i figli degli immigrati; le coppie bi-nazionali e interconfessionali che possono contribuire ad avvicinare le comunità, creando occasioni di incontro, dialogo e scambio reciproco.

A conclusione del suo intervento, P. Gnesotto ha richiamato “la necessaria azione di advocacy, vera e proprio impegno pastorale quando si tratta di garantire il pieno diritto a formarsi una famiglia e a vivere in famiglia”.(Migranti-press/Inform)

 

 


Vai a: