INFORM - N. 88 - 6 maggio 2010


CONVEGNI

Accademie, università, fondazioni e politica per la promozione di lingua e cultura italiana all’estero

Relazioni di rappresentanti del mondo universitario e accademico e Tavola rotonda sulla “geopolitica della lingua” con parlamentari eletti all’estero

 

ROMA –Una serie di relazioni su come oggi viene diffusa la conoscenza della lingua italiana all’estero – e non solo – e una tavola rotonda sulla “geopolitica della lingua” hanno concluso il convegno organizzato da Società Dante Alighieri e parlamentari eletti all’estero e intitolato “L’italiano all’estero: strategie di promozione e di tutela”.

Ha introdotto le relazioni Nicoletta Maraschio, presidente dell’Accademia della Crusca, sottolineando “il rapporto molto stretto che intercorre tra ciò che si fa per promuovere la lingua in Italia e ciò che viene fatto all’estero” e indicando la necessità di un potenziamento della ricerca scientifica sulla lingua italiana e di un miglioramento dell’italiano nel linguaggio delle istituzioni. Tra le iniziative segnalate, il portale REI (Rete di eccellenza dell’italiano istituzionale) e gli appuntamenti annuali con la manifestazione “Piazza delle lingue”, intitolata per questa edizione - che si svolgerà a Firenze nella seconda metà del mese di maggio - “L’italiano degli altri”, contributo al dialogo multiculturale.

Tullio De Mauro, presidente della Fondazione Bellonci – che organizza ogni anno il Premio letterario “Strega” – ha richiamato nel suo intervento l’importanza del dialogo tra le istituzioni che concorrono ad un unico fine come quello della promozione dell’italiano all’estero; mentre Stefania Giannini, rettore dell’Università per Stranieri di Perugia, ha sottolineato il “valore politico del convegno” e la necessità di non “perdere l’ambizione di promuovere realmente la nostra lingua nel mondo, veicolo indispensabile anche alla crescita economica”, illustrando i modi attraverso cui le università – e l’ateneo di Perugia in particolare - possono contribuire e contribuiscono a questo scopo. Ciò che resta profondamente carente è la capacità del sistema universitario italiano di attirare studenti stranieri: “sui 2 milioni che decidono di intraprendere un percorso di studi all’estero, in Italia giungono solo in 50.000” segnala la Giannini.

“Una politica che non si limiti solo alla promozione della lingua, ma contribuisca al dialogo con le altre culture” è stata auspicata da Massimo Vedovelli, rettore dell’Università per stranieri di Siena, che ha insistito sulla possibilità nel nostro Paese di intraprendere un “plurilinguismo attivo”, vista la variegata componente linguistica presente dentro e fuori le università. “Non basta avere un forte capitale - ha aggiunto Vedovelli – ma occorre saperlo investire, magari pensando alla costruzione di un’industria della lingua italiana, che pubblichi testi o elabori nuove formule per la promozione e l’apprendimento linguistico, improntate sui nuovi mezzi di comunicazione”.

Ha insistito sul miglioramento della qualità degli interventi e sull’incremento delle ricerche scientifiche sull’italiano Serena Ambroso, responsabile scientifico della certificazione dell’italiano all’Università di Roma Tre, mentre Costanza Menzinger ha riassunto gli obiettivi del PLIDA (il Progetto Lingua Italiana Dante Alighieri) che nell’arco degli ultimi 10 anni ha più che decuplicato i certificati rilasciati.

Di strategie di intervento per la promozione dell’insegnamento dell’italiano hanno discusso anche i parlamentari eletti all’estero intervenuti nel corso della tavola rotonda coordinata dal direttore di Limes Lucio Caracciolo. 

“Accanto alla logica di potenza mondiale, con cui spesso si ragiona su queste tematiche, esiste, e non va dimenticata, la dimensione riconducibile all’esistenza delle nostre collettività all’estero – ha detto Marco Fedi, deputato eletto per il Pd nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide. Per Fedi è proprio la nutrita presenza dei nostri connazionali a “spiegare il mistero della così vasta diffusione della lingua italiana all’estero, alla luce di un contesto contrassegnato da una grave carenza di investimenti in materia”. “Mi chiedo se sia possibile discutere di una riforma complessiva e organica del settore – ha aggiunto l’esponente del Pd – con tagli così drastici alle risorse destinate agli italiani all’estero”. Richiamando l’inserimento dell’insegnamento dell’italiano nel sistema scolastico australiano, Fedi ha segnalato che il risultato così ottenuto “si deve in gran parte alle richieste avanzate dalla nostra collettività”. “Se non riusciremo a lavorare insieme per un miglior funzionamento del sistema Italia all’estero rischiamo di aggiungere altro ritardo a quello già accumulato a causa di una classe politica che non ha saputo rispondere in modo adeguato alle istanze già segnalate dalla collettività” ha concluso Fedi.

Aldo Di Biagio, deputato eletto per il Pdl nella ripartizione Europa, ha rilevato le difficoltà a danno della diffusione della lingua italiana all’estero “anche perché associata a particolari immagini iconografiche e, in Europa, perché estromessa dalle lingue ufficiali dell’Unione, scelta che incide sul diritto al pluralismo delle identità culturali”.

“Le statistiche ci confermano che l’interesse per la lingua italiana all’estero è alto. Esso richiederebbe un’azione più ampia – ha aggiunto Di Biagio - per soddisfare tutte le richieste, magari valorizzando alcuni canali come quelli tematici e digitali. Sarebbe auspicabile creare una rete più articolata e fattiva che coinvolga tutti i referenti del sistema Italia e che sappia far fronte a tutte le domande che ci provengono dl fronte internazionale”. L’esponente Pdl ha segnalato l’esistenza in Parlamento di proposte di legge – alcune presentate dagli stessi eletti all’estero – per riformare e accrescere il sistema di diffusione della lingua e cultura italiana e l’accesso ad essa da parte dei discendenti di emigrati che vorrebbero entrare più a stretto contatto con le loro origini. “Manca una chiara volontà da parte delle istituzioni centrali di supportare in pieno il programma di incentivazione incluso in questo percorso, che si potrebbe coniugare con progetti di promozione del made in Italy” ha concluso Di Biagio.

A rimarcare il carattere unificante della conoscenza della lingua italiana per il Paese un sondaggio dell’Istituto Piepoli, anticipato da Nicola Piepoli: su un campione di 500 interviste telefoniche effettuate a cittadini italiani dai 18 anni in su, il 72% risponde sì alla domanda “La lingua italiana unifica il Paese?” (per il sondaggio si veda questo numero Inform,ndr).

Per la Commissione cultura del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero è intervenuto Norberto Lombardi. “La lingua italiana entro la nostra collettività all’estero tende a trasformarsi da idioma parlato a lingua studiata e questi due aspetti andrebbero considerati insieme – ha affermato, ricordando i dati emersi nel corso della mattinata secondo cui l’italiano sarebbe al 20° posto se consideriamo coloro che parlano la nostra lingua in tutto il mondo e al 5° posto, se consideriamo lo studio dell’italiano come seconda lingua.

I tagli hanno provocato una diminuzione del numero dei corsi e di quello degli studenti, anche se a risentirne maggiormente è il sistema nel suo complesso, mentre “il coordinamento degli interventi appare sempre più indispensabile – ha proseguito Lombardi – alla luce della riduzione dei fondi”. Segnalata la necessità di coinvolgere nel coordinamento anche le Regioni italiane all’estero e l’importanza del lavoro degli enti gestori, il cui impegno deve essere valorizzando anche laddove i corsi sono integrati nei sistemi scolastici locali.

“Ho l’impressione che gli italiani all’estero siano più sopportati che supportati dai connazionali in patria – ha affermato Claudio Micheloni, senatore eletto per il Pd nella ripartizione Europa – e se è vero che la cultura traccia i confini di un Paese, la mia percezione, in questi 4 anni di attività parlamentare, è che l’Italia sia divenuta un Paese più piccolo”. Micheloni ha lamentato l’assenza di un confronto congiunto tra Cgie e le due Direzioni del Mae presenti al convegno (quella per gli italiani all’estero e le politiche migratorie e la Direzione per la promozione e la cooperazione culturale) e insiste sull’importanza di fare sistema. “Anche in questo caso noi italiani all’estero siamo uno specchio dell’Italia – ha aggiunto Micheloni – e ciò che si vede riflesso è proprio l’assenza di coordinamento, oltre che un investimento di risorse per la promozione culturale non paragonabile a ciò che accade in altri Paesi, come la Spagna e la Germania”.

In conclusione, Pier Luigi Vercesi, condirettore di Io donna-Corriere della Sera, ha sottolineato il grande contributo umanistico che la cultura italiana può ancora offrire in un contesto globalizzato;  Raimondo Murano, ispettore del Miur, è ritornato sulla necessità di ripensare strategie di riqualificazione dell’intervento scolastico italiano all’estero, anche rispetto al calcolo costi-benefici, e ha auspicato la prosecuzione di un tavolo di concertazione che possa mettere insieme, nella formulazione di proposte, oltre agli attori istituzionali coinvolti, anche le componenti sindacali.

Anche il segretario generale della Dante, Alessandro Masi, ha concluso auspicando la realizzazione di una serie di incontri utili ad una ulteriore riflessione sulla tematica da tutti i punti di vista. (Viviana Pansa–Inform)

 

 


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