INFORM - N. 88 - 6 maggio 2010


CONVEGNI

Iniziativa promossa da Società Dante Alighieri e parlamentari eletti all’estero.

A Roma “L’italiano all’estero: strategie di promozione e tutela”

Intervenuti il sottosegretario Alfredo Mantica e il direttore generale Dgiepm Carla Zuppetti. I saluti dei rappresentanti di Mae, Miur, Camera deputati e Unesco. Lavori presieduti da Franco Narducci

 

ROMA – Le strategie di promozione e di tutela della lingua italiana all’estero al centro del convegno organizzato stamani a Roma, presso la Sala delle Colonne di Palazzo Marini, dalla Società Dante Alighieri e dai parlamentari eletti nella circoscrizione Estero.

Un incontro con gli attori istituzionali protagonisti della diffusione della lingua e della cultura italiana nel mondo per fare il punto della situazione attuale ed avviare l’elaborazione di nuove e innovative strategie.

A presiedere il convegno Franco Narducci, deputato eletto nella ripartizione Europa e vice presidente della Commissione Affari esteri della Camera, il quale ha ricordato, aprendo i lavori “il potenziale costituito, per la diffusione della nostra lingua, dal grandissimo numero di connazionali residenti all’estero”, raggiunto attraverso oltre un secolo di storia migratoria. “Connazionali che hanno preservato la dimensione comunitaria – segnala Narducci – proprio grazie alla lingua italiana”. Il vice presidente si chiede se essi, insieme alle altre realtà coinvolte nella tutela e nella promozione della lingua – le strutture diplomatico-consolari, gli organismi di rappresentanza dei connazionali (Comites e Cgie), le scuole italiane, gli enti gestori, le circa 10.000 associazioni rilevate nell’ultimo censimento elaborato in proposito – “siano in grado di affrontare le sfide del futuro, di proporre soluzioni e programmi che consentano in particolare alle giovani generazioni di avvicinarsi alla lingua dei padri”.

Per Narducci, infatti, “nonostante la ricchezza di questo capitale immateriale, la lingua italiana sta perdendo posizioni nella classifica delle lingue parlate e studiate all’estero, lasciando spazio a lingue e culture di Paesi emergenti” sullo scenario internazionale (cinese e arabo, come verrà ribadito più volte nel corso della mattinata in più interventi). Egli ricorda che la promozione linguistica “accompagna in tutto e per tutto il sistema economico del Paese” nella sua proiezione verso l’estero, segnalando la necessità di rilevare se “le dinamiche di diffusione della lingua nelle nostre collettività all’estero rispondano a politiche organiche oppure piuttosto ad un pericoloso ripiegamento” del settore su se stesso, distante dall’articolazione di una strategia sistemica, più volte richiesta dai parlamentari eletti all’estero, Comites e Cgie. 

Narducci evidenzia infine la necessità di una riforma complessiva del quadro normativo sulla materia “capace di rilanciare le politiche indirizzate ai connazionali, per fare in modo che in futuro, oltre ai cognomi italiani, si conservino all’estero l’attaccamento ai valori, alla cultura e all’identità italiana, veicolati proprio attraverso la conoscenza della nostra lingua e cultura”.

Un arretramento della capacità di attrattiva esercitata dalla lingua italiana all’estero – non solo tra i  connazionali – viene segnalata anche da Ornella Scarpellini, dirigente scolastico del Mae che saluta i presenti in rappresentanza di Valentina Aprea, presidente della Commissione cultura della Camera dei Deputati. “Un’azione di difesa e tutela della nostra lingua si sostituisce più spesso alla strategia promozionale. Si tratta di un’azione conservativa che oggi non basta più – afferma. – La stessa emigrazione italiana all’estero chiede qualcosa di più, pur nel quadro di ristrettezze economiche seguite alla crisi finanziaria”.

Un saluto ai presenti anche da parte del presidente della Società Dante Alighieri Bruno Bottai, che ricorda “il forte elemento di ricerca identitaria alla base dell’interesse per l’italiano manifestato dai discendenti degli emigranti provenienti dal Sud America e dagli Stati Uniti”, ma “nuovi capitoli” e “rinnovate curiosità” per l’Italia manifestano “aree geografiche lontane, come la Cina, o prossime, come il Mediterraneo e i Balcani”. “Una rinnovata voglia di italiano che si accompagna naturalmente alla richiesta di non sbarrare le porte a chi desidera venire far noi. Per molti – evidenzia Bottai – noi siamo la porta verso l’Unione Europa”.

L’opportunità di fare il punto sul cammino svolto per la promozione della lingua italiana all’estero e il tentativo di immaginare nuovi percorsi di impegno per il futuro vengono rilevati anche dal sottosegretario al Mae con delega per gli italiani all’estero Alfredo Mantica, che richiama la domanda di una maggiore conoscenza linguistica e culturale significativamente formulata dalle giovani generazioni nel corso della Prima conferenza dei giovani italiani nel mondo.

“Un obiettivo, quello della promozione linguistica e culturale del nostro Paese all’estero, – ha detto Mantica – che lo stesso Frattini ha definito primario e fondamentale, per coloro che sono italiani o di origine italiana, ma anche per coloro che amano l’Italia e la nostra cultura”. Per Mantica, la promozione linguistica va inquadrata in un “quadro armonico di interventi di politica culturale condivisa tra le parti e adattata ai diversi contesti di destinazione”. Tra le azioni da potenziare “un maggior coinvolgimento dei giovani in Europa affinché essi intraprendano gli studi nel nostro Paese, la comprensione che l’italiano non è solo un cemento per l’identità nazionale – prosegue il sottosegretario – ma rappresenta una necessità anche in vista del miglioramento dei nostri rapporti economici e commerciali, specie con le aree più vicine, come i Balcani, area strategica prioritaria, e il Mediterraneo”. Mantica sottolinea poi come sia indispensabile “razionalizzare” le modalità attraverso cui la lingua italiana viene insegnata all’estero, grazie ad accordi stipulati con le istituzioni scolastiche locali – e che hanno dato risultati soddisfacenti, come a Wolfsburg (in Germania) o in Svizzera – oppure considerando specifiche esigenze, come quella dei Paesi anglofoni extraeuropei, con una forte e tradizionale presenza italiana, “in cui occorre far conoscere l’Italia contemporanea, oltre che la nostra lingua”. Importanti, oltre alla qualità degli interventi, il raccordo con le Regioni, la formazione degli insegnati, il miglioramento del sistema delle certificazioni,  “la consapevolezza delle scelte didattiche degli insegnanti, l’utilizzo delle nuove tecnologie e il proseguimento dei rapporti interunivesitari”.

Il direttore generale per gli italiani all’estero e le politiche migratorie del Mae, Carla Zuppetti, ha ricordato l’importanza del quadro normativo per gli interventi di promozione e tutela della lingua tra gli italiani all’estero rappresentata dalla legge 153 del 1971, “oggi vetusta, - ha detto - ma che ha saputo dimostrarsi quanto mai flessibile alla prova dei fatti, evitando sovrapposizioni e consentendo interventi misurati alla diversità dei contesti geografici”. Carla Zuppetti ha ricordato che sono circa 24.000 i corsi d’italiano attivati all’estero nell’anno scolastico 2008-09, per un totale di circa 410.000 studenti, “cifre che indicano il peso degli interventi – afferma, pur con una diminuzione rispetto agli anni precedenti, visti i tagli del capitolo di bilancio ad essi destinato. Tagli che hanno spinto il Mae ad “un riassetto degli interventi – ha proseguito la Zuppetti, - concentrati ora soprattutto nei corsi istituiti presso gli istituti del sistema scolastico locale, tralasciando invece i corsi per adulti”, su cui si ipotizza un intervento degli IIC. “I corsi inseriti nel sistema di istruzione in loco sono in aumento, in controtendenza, in Europa e in Brasile – segnala il direttore generale, evidenziando un loro incremento nei Paesi in cui più forte è stata l’emigrazione italiana. Incide essenzialmente per Carla Zuppetti sul successo e l’incisività degli interventi formativi “tener conto della realtà in cui essi vanno inseriti e incardinare l’apprendimento dell’italiano nei sistemi scolastici del Paese estero”.

Per la Direzione generale per la promozione e la cooperazione culturale del Mae interviene Maria Romana Destro Bisol che ricorda “strutture e risorse umane indispensabili” per la promozione culturale all’estero – IIC, scuole, lettorati etc. – “la cui gestione può essere migliorata e sicuramente potenziata”. Tra le strategie utili all’efficacia dell’insegnamento dell’italiano all’estero, aggiunge “il collegamento dei vari livelli di apprendimento, dai più precoci sino al livello universitario e, ancor più essenziale, la formazione dei docenti”. Suggerisce infine, la progettazione e la sperimentazione di un corso di italiano interamente online e una valutazione della conoscenza linguistica anche entro il quadro normativo in materia di cittadinanza italiana.

L’impegno per l’inserimento della lingua italiana nei programmi curriculari degli istituti scolastici di molteplici Paesi esteri è stato ribadito da Anna Piperno della Direzione generale per gli ordinamenti scolastici del Miur. “Occorre verificare però di volta in volta la flessibilità o meno dei diversi sistemi scolastici e formulare programmi in grado di competere con le seconde lingue tradizionalmente più studiate in loco – afferma. Tra gli ultimi accordi siglati, quello con la Spagna per la presenza di una scuola bilingue, mentre in Francia è prevista la possibilità di conseguire un doppio diploma. Consolidata la presenza nell’Europa dell’Est, mentre tra le richieste più inaspettate è giunta recentemente quella di Cipro, di cui si segnala la domanda di insegnanti di lingua italiana e di informazioni sui livelli di certificazione sulla conoscenza della lingua.

Si sofferma sulla tutela della diversità linguistica Lucio Savoia per la Commissione nazionale italiana presso l’UNESCO, il quale illustra la iniziative promosse in questo senso dall’Organizzazione internazionale, alla luce degli allarmanti risultati di alcune ricerche condotte in proposito che ipotizzano la scomparsa di circa la metà delle lingue oggi parlate nel mondo entro la fine di questo secolo. (Viviana Pansa-Inform)

 

 


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