STAMPA ITALIANA
ALL’ESTERO
Articolo-intervista di Carmelo Vaccaro (Saig) per La notizia di Ginevra e
Antonio Razzi a Ginevra
La città elvetica ha ospitato il III Forum Parlamentare
sulla Società dell’informazione
GINEVRA - Dal 3 al 5 maggio scorso a Ginevra si è svolto
il III Forum Parlamentare sulla Società dell’informazione. Il parlamentare eletto
nella circoscrizione
“Oggi la società fonda la maggior parte dei rapporti
interpersonali, compreso l'assetto socio-produttivo sull'uso delle tecnologie
dell'informazione e della comunicazione.
Per poter rispondere ai continui cambiamenti del mercato
e delle sue esigenze in un ambiente sempre più dinamico come quello odierno,
dove bisogna gestire situazioni di grande complessità, prendere decisioni
velocemente richiede la possibilità di disporre di tutte le informazioni necessarie
in tempi rapidi, il che è possibile solo se si è dotati di un sistema informativo
tecnologico in grado di rendere disponibili le informazioni in tempo reale.
L'utilizzazione diffusa degli strumenti per lo scambio
e il trattamento di transazioni e documenti digitali unitamente allo sviluppo
delle reti aperte costituisce il modo per migliorare la qualità della vita dei
cittadini e la competitività del sistema economico.
La liberalizzazione delle telecomunicazioni potrebbe
portare ad una collaborazione veramente internazionale, e non soltanto a livello
di Unione Europea, essa potrebbe significare uno scambio di saperi e di culture
con risultati entusiasmanti.
L'adozione di alcune nuove tecnologie è assolutamente
indispensabile affinché lo sviluppo e la comunicazione sia possibile in tutti
i settori, sia nelle pubbliche amministrazioni, imprese, banche, consumatori
e sia nelle attività produttive di erogazione dei servizi pubblici e privati.
Proprio per questo motivo
L’analisi delle modifiche della società indotte dallo
sviluppo tecnologico genera comunque visioni ottimiste e pessimiste e cercare
di capire se la rivoluzione dell'informazione sia l'inizio di un ciclo secolare
di trasformazione reale del mondo, oppure altro non sia che il riemergere di
una voglia di controcultura non è cosa facile.
L'innovazione tecnologica è basata sullo studio e sulla
conoscenza, dunque il presupposto di base dovrebbe essere costituito dalla
consapevolezza che la conoscenza e il progresso sono beni pubblici su
cui ogni Parlamento deve investire.
Con l'intento di superare le barriere derivanti dai vari
standard in uso nei vari Paesi, in futuro mi auguro che le risorse scientifiche
e culturali che ora sono concentrate, possano essere messe a disposizione di
tutta la collettività mondiale”.
In questa occasione
On. Razzi, vorremmo conoscere la sua opinione sulla ristrutturazione
consolare ed in particolare la chiusura, ancora non decisa, del Consolato di
Ginevra o Losanna?
Io personalmente non vedo la necessità di chiudere uno
di questi due consolati, semplicemente perché non è il momento. Necessita maggiormente
una riflessione approfondita di quello che si vuole fare in futuro. Si è arrivati
ad un buon punto nell’informatizzare l’amministrazione compreso i consolati,
ultimamente la posta elettronica certificata, ma questo processo è lungo e complicato
per molti italiani. Sulla questione quale consolato chiudere, su quello di Ginevra
non se ne dovrebbe nemmeno discutere, non solo per la concentrazione notevole
di italiani ma anche perché a Ginevra, con tutte le Organizzazioni Internazionali,
c’è un movimento mondiale per cui la presenza di un Consolato italiano si rivela
indispensabile oltre che un simbolo di prestigio. Inoltre, si rivela necessario
tenere aperto il Consolato di Losanna anche perché sede olimpica, oltre ad
essere un Consolato che copre quasi tutta
A Lucerna mi sono battuto per non far chiudere il Consolato
e siamo riusciti ad avere il Consolato onorario di cui, non tocca ne discrimina
l’emigrazione italiana. L’italiano all’estero vuole un servizio con il contatto
umano e, diciamoci la verità, le vecchie generazioni di connazionali quando
entrano in Consolato hanno l’impressione di sentirsi più vicino all’Italia e
questo non gli si può togliere.
Cosa ci può dire su questa chiacchierata riforma del
voto all’estero che fa fatica a decollare e di cui, ancora una volta, sono state
rinviate le votazioni del Com.It.Es. e del C.G.I.E.
Come è stato annunciato dal Sottosegretario agli Esteri
Alfredo Mantica, si è data un’ulteriore proroga di due anni di cui in tanti,
compreso il sottoscritto, siamo contrari. Spero che in questi due anni si faccia
una riforma adeguata e definitiva. La mia proposta di legge in proposito per
abolire il C.G.I.E. (Consiglio Generale degli Italiani
all'Estero) parla chiaro. Con i 18 parlamentari eletti all’estero, il ruolo
del C.G.I.E. è diventato superfluo, tra l’altro non
è eletto dai nostri connazionali.
L’interlocutore dei 18 parlamentari deve essere l’unico
organo eletto dai cittadini italiani all’estero che è il Com.It.Es. ( Comitato degli italiani all’Estero). Tramite
gli Intercomites di ogni nazione di cui, una o due
volte l’anno si riuniscono con i parlamentari eletti, per discutere delle
esigenze dei nostri connazionali all’estero, così facendo si valorizzano i Com.It.Es e si risparmiano 3 milioni di Euro. Tanto è il costo
per il mantenimento del C.G.I.E., cifra che potrebbe
essere investita per la promozione della lingua e cultura italiana nel mondo,
che porta ricchezza e turismo per il nostro Paese. Iniziamo a collaborare seriamente
con le Istituzioni per vedere le reali esigenze dei nostri connazionali ed il
C.G.I.E. non è una necessità. (Carmelo Vaccaro*- La
notizia di Ginevra-La pagina di Zurigo/
*Coordinatore Saig-Società delle Associazioni
Italiane di Ginevra