STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
Su
“Tribuna Italiana” l’editoriale del direttore Marco Basti
Il muro di gomma
BUENOS AIRES - La settimana scorsa si è registrato alla Farnesina uno scontro inedito tra i membri del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero e l’esponente del governo che, oltre a presiedere il CGIE in rappresentanza del ministro degli Esteri, ha la delega per occuparsi dei rapporti con gli italiani all’estero e delle nostre questioni.
Uno scontro inedito, duro, al quale si è giunti con successivi tiri al rialzo, praticamente fin da quando il sottosegretario Alfredo Mantica si è insediato nel suo ufficio alla Farnesina.
Nelle ultime settimane alla proposta governativa di modifica delle leggi dei Comites e del CGIE il segretario generale di quest’ultimo organo di rappresentanza delle comunità italiane all’estero, Elio Carozza, aveva opposto il suo netto rifiuto: “Sul mio cadavere” aveva ammonito, forte dell’appoggio di praticamente tutti i suoi colleghi del CGIE.
Il Sen. Mantica ha rincarato la dose e in un’audizione al Senato si è detto ammiratore della Panzer Divisionen e pronto ad andare avanti.
La decisione della
maggioranza dei consiglieri di ritirarsi della sala, martedì della scorsa settimana,
quando il sen. Mantica ha iniziato il suo intervento alla plenaria del CGIE
e il discorso dai toni accessi che ha fatto, (che abbiamo pubblicato la settimana
scorsa) rendono
Naturalmente c’è una questione di forma e una questione di fondo. Proprio a causa della visione diametralmente opposta che hanno il governo o almeno chi lo rappresenta nei rapporti con gli italiani all’estero - e i rappresentanti delle nostre comunità, si è arrivati a questa situazione, con delle cadute di stile di cui tutti ci lamentiamo.
La questione di fondo riguarda la visione del governo sulle nostre comunità e sulla nostra struttura di rappresentanza. Per il governo il CGIE e i Comites sono espressioni della vecchia politica dell’emigrazione, sono legati a un mondo che è tramontato e ad una immagine che non ha niente a che vedere con l’Italia d’oggi. Per di più, specialmente nel CGIE, è forte la presenza di consiglieri, in particolare tra quelli di nomina governativa, legati ai partiti d’opposizione. Per il governo gli italiani all’estero sono soltanto coloro che hanno avuto successo e rappresentano un’opportunità per l’Italia, specialmente nel mondo dell’economia. A questo si riduce l’idea che hanno degli italiani all’estero gli esponenti del governo che, almeno, accettano una possibilità di rapporti con questi italiani fuori d’Italia.
E’ in ragione di tale visione che nel governo non vogliono sentir parlare di italiani all’estero; che hanno reso nulla la presenza dei parlamentari eletti all’estero nelle aule di Montecitorio e di Palazzo Madama; che hanno deciso i tagli scriteriati all’assistenza, ai corsi di lingua italiana, ai contributi ai giornali di collettività.
Così si spiegano anche i progetti di riforma dei Comites e del CGIE, completamente opposti a quanto richiesto dal CGIE. Inoltre il rinvio delle elezioni per due anni, significa delegittimarli, consumare lo scarso consenso che ancora possono avere i consiglieri eletti sei anni fa.
Se la situazione è questa, sembra insufficiente il semplice ricorso a lasciare la sala quando parla il Sottosegretario Mantica. Le varie istanze e strutture di rappresentanza degli italiani all’estero (parlamentari, CGIE, Comites, Associazionismo, ecc) devono capire che solo dialogando fra tutte le nostre anime, fra tutte le nostre espressioni di rappresentanza e raggiungendo posizioni comuni da presentare e da difendere senza partigianerie, può esserci la possibilità di trovare ascolto nella politica e nella società italiana ed eventualmente produrre un cambiamento di rotta nel governo. Così furono vinte le numerose battaglie in oltre cinquant’anni di rapporti tra gli italiani all’estero e la politica italiana.
E’ vero che la storia non si ripete, ma lo strumento della concertazione tra le diverse anime del mondo degli italiani all’estero che si rivelò efficace in altre stagioni, potrebbe essere utile anche in questa nuova tappa in cui a Roma sembrano aver sparigliato le carte per ricominciare il gioco.
Sembra inutile continuare a produrre lamentele, ognuno per conto proprio tra gli attori della rappresentanza degli italiani all’estero. Per forza di cose andranno a sbattere contro il muro di gomma della sordità del governo.
Per cercare di
cambiare, forse bisogna ricorrere a strumenti che in altre stagioni si sono
rivelati utili. Ma per questo bisogna lasciare personalismi e interessi di settore
da parte. Sarà possibile? (Marco Basti-Tribuna
Italiana/
marcobasti@tribunaitaliana.com.ar