ONG
Lanciati da
Save the Children due Rapporti sulle
condizioni delle madri
Ogni anno nel mondo 50 milioni di donne partoriscono
senza assistenza. 350 mila perdono la vita
In Italia più di 1 milione le madri in povertà con figli
piccoli
ROMA – “Per
milioni di donne diventare ed essere madri è una sfida quotidiana, a rischio
della vita, così come per milioni di bambini sopravvivere alla nascita e ai
primi anni è una lotteria, una scommessa”. Lo evidenzia Save
the Children che oggi ha diffuso i dati del suo 11°
Rapporto su “Lo Stato delle Madri nel Mondo” e il nuovo Rapporto Fondazione
Cittalia-Anci Ricerche per Save
the Children su “Le condizioni di povertà tra le madri
in Italia”. Secondo il presidente della Camera Gianfranco Fini, che ha inviato
un messaggio i rapporti di Save the Children costituiscono “un importante strumento di conoscenza
e di stimolo per le istituzioni, affinché venga garantito un futuro più giusto
e più attento ai diritti delle madri”.
Donne e bambini
dell’Afghanistan, del Niger, dello Yemen o del Sudan, dove gli standard di “benessere
materno-infantile” sono i più bassi e desolanti del
mondo. Al polo opposto, anche geografico, le madri e i bambini della Norvegia,
dell’Islanda o della Svezia, stanno molto meglio e godono di elevati livelli
di salute, istruzione, cure.
L’Italia si
posiziona nella zona alta ma non altissima di questa graduatoria. Perché tutto
va relativamente bene al momento della nascita ma poi iniziano i problemi. A
leggere i numeri sulla povertà nel nostro paese, si scopre che l’impoverimento
è più frequente fra le donne, tanto più se madri con almeno 1 figlio piccolo:
il 15,4% delle coppie con 1 bambino sotto i 18 anni, vive in povertà. Il che
significa, per esempio, che il 16,3% delle mamme in coppia con figlio piccolo
paga in ritardo almeno una delle bollette di casa mentre il 10,3% non riesce
a sostenere regolarmente le spese scolastiche dei figli. E maternità significa
anche – dicono i numeri – inferiori tassi di occupazione femminile, con una
differenza nel tasso di disoccupazione che sfiora i 22 punti percentuali in
più rispetto a donne senza figli.
“La divulgazione
dei due dossier è un’ulteriore tappa della Campagna globale di Save the Children Every One, partita nell’ottobre
del 2009 con l’obiettivo di della dire basta alla mortalità infantile, salvando
ogni anno direttamente 500.000 bambini”, spiega Valerio Neri, direttore generale
per l’Italia di Save the Children.
Ancora oggi
– denuncia l’organizzazione - 50 milioni di donne ogni anno partoriscono senza
alcuna assistenza professionale e magari senza aver ricevuto alcun controllo
durante il puerperio: logico che moltissime di esse – quasi 350.0002 perdano
la vita in conseguenza della gravidanza o per complicazioni legate al parto.
E se muoiono le mamme facile e drammaticamente coerente che muoiano anche i
bambini: 8.8 milioni ogni anno prima di compiere 5 anni. Di essi, il 41% non
sopravvive al primo mese.
Il 99% di queste
precocissime morti avviene in paesi in via di sviluppo dove le donne e i bambini
non possono contare su cure minime, essenziali, durante la gravidanza e il parto,
e subito dopo.
E infatti si
stima che circa 250.000 donne e 5.5 milioni di bambini che oggi muoiono potrebbero
salvarsi. Grazie a poche misure semplici e a basso costo: dall’assistenza specializzata
al momento del parto, a vaccini e trattamenti per polmonite, diarrea e malaria,
all’allattamento esclusivo al seno.
Norvegia, Australia,
Islanda, Svezia, Danimarca, Nuova Zelanda, Finlandia, Paesi Bassi, Belgio, Germania,
i 10 paesi dove madri e figli godono delle migliori condizioni di vita. All’estremo
opposto (partendo dal basso): Afghanistan, Niger, Chad,
Guinea Bissau, Yemen, Repubblica Democratica del Congo, Mali, Sudan, Eritrea,
Guinea Equatoriale, dove donne e bambini sfidano quotidianamente la morte, molte
volte soccombendo.
. In quelli
ai piedi della classifica: il 60% delle nascite avviene senza l’assistenza di
personale specializzato; 1 mamma ogni 23 muore per cause collegate alla gravidanza
e al parto; 1 bambino su 6 perde la vita prima di aver compiuto 5 anni; più
di 1 minore su 3 soffre di malnutrizione; 1 bambino su 5 non va a scuola; in
media una donna ha 5 anni di studio; 9 madri su 10 con molta probabilità vedranno
morire un loro figlio.
Il confronto
è ancora più duro: in Norvegia ogni bambino nasce assistito da un’ostetrica
o un dottore. In Afghanistan solo il 14%.
Una donna norvegese
in media studia per 18 anni e vive fino ad 83, l’82% fa uso di contraccettivi
e 1 su 132 perderà un bambino prima che compia 5 anni. In Afghanistan una donna
in media studia per 4 anni, vive fino a 44, solo nel 16% dei casi ricorre alla
moderna contraccezione, ogni madre afghana ha un’alta probabilità di vedere
morire un proprio figlio.
In Niger 1
donna su 7 perde la vita mentre è incinta o durante il parto. In Italia il rischio
di morire di parto riguarda 1 donna su 26.000.
E, in Italia,
oltre 1 milione di donne in povertà con figli piccoli. “Il nostro paese presenta
numeri in generale buoni, tanto che si posiziona al 17esimo posto dell’Indice
delle Madri, e molto buoni rispetto ad alcuni singoli parametri, come per l’appunto
il rischio di mortalità materna, il tasso di mortalità infantile (4 su 1000
nati vivi), o i tassi di iscrizione alla scuola secondaria (100%)”, prosegue
Francesco Aureli. “Se però spostiamo lo sguardo sulle
condizioni sociali delle donne e dei bambini, scopriamo che un numero non insignificante
di questi non vive per niente bene e che è in ripresa la povertà fra le madri,
soprattutto con bambini”.
Secondo il
Rapporto sulle condizioni di povertà tra le madri in Italia, sono 4.2 milioni
le donne povere nel nostro paese. 1.678.000 sono madri. Circa 1 milione di esse
ha almeno un figlio minorenne: l’86,3% vive in coppia, il 7,5% è sola, il 6,2%
in famiglie allargate.
Prendendo in
esame il totale delle famiglie in povertà - che è pari all’11,3% delle famiglie
italiane - l’incidenza della povertà in un nucleo costituito da una donna in
coppia con un figlio piccolo è superiore alla media di 4 punti percentuali,
attestandosi al 15,4%. Percentuale che sale al 16,5% in presenza di 2 figli,
di cui almeno uno minorenne, e al 26,1% se i figli sono almeno 3, di cui almeno
uno minore.
Segno che la
maternità può diventare causa di povertà per molte donne oltre a incidere anche
sui livelli occupazionali femminili, che diminuiscono sensibilmente.
Già di per
sé inferiore al dato medio europeo, documenta il rapporto, il divario occupazionale
cresce all’aumentare del numero dei figli: il tasso di occupazione femminile
è pari al 65% in assenza di figli ma decresce al 60,6% e al 54,8% nel caso,
rispettivamente, di uno e due figli, per crollare al 42,6% quando i figli sono
almeno 39. E le difficoltà economiche per molte donne emergono drammaticamente
considerando le tante voci del bilancio e del menage familiare. (Per i due Rapporti
in versione integrale cliccare alla pagina www.savethechildren.it/pubblicazioni
) (