STAMPA ITALIANA PER L’ESTERO
Sul
“Messaggero di sant’Antonio” di maggio l’editoriale del direttore Luciano Segafreddo
Per una cultura del dialogo
La religione, come apertura a Dio, produce
un’inversione di scelte di vita: richiama al dialogo, promuove la conoscenza
e l’accettazione dell’approccio interculturale, e matura condizioni di pace
PADOVA - Quale può essere l’apporto della religione a una società, come quella odierna, coinvolta da sfide che intaccano i diritti umani sul piano economico, civile e politico? Quale forza morale può infondere per garantire i valori della legge naturale, impressa da Dio, sulla quale si fonda lo sviluppo integrale della persona? Benedetto XVI nell’Enciclica Caritas in veritate scrive che «il primo capitale da salvaguardare e valorizzare è l’uomo, la persona, nella sua integrità». Egli è, infatti, autore, centro e fine di tutta la vita economico-sociale. La sua dimensione religiosa è unita a quella politica, rendendolo così testimone di un umanesimo che Jacques Maritain definisce «integrale».
La dottrina sociale
della chiesa cattolica non si rivolge solo ai cristiani, ma è un patrimonio
di riflessioni e di orientamenti rivolti anche a popoli di cultura e religione
diversa. In essa ha uno specifico rilievo il diritto alla libertà religiosa,
oggi emarginato dalla cultura laicista, uno dei punti cardine della Di
La fede religiosa rapporta l’uomo con il suo Creatore, ma è anche un impegno, aperto a tutto ciò che è valore, cultura e attesa dell’umanità. Un apporto, purtroppo, non riconosciuto. Benedetto XVI, nel discorso dell’11 gennaio scorso al Corpo diplomatico della Santa Sede, ha sottolineato come «purtroppo, in alcuni Paesi, soprattutto occidentali, si diffonda, in ambienti politici e culturali, come pure tra i mezzi di comunicazione, un sentimento di scarsa considerazione e, talvolta, di ostilità, per non dire di disprezzo, verso la religione, in particolare quella cristiana. È chiaro che se il relativismo è concepito come un elemento costitutivo essenziale della democrazia, si rischia di concepire la laicità unicamente in termini di esclusione o, meglio, di rifiuto dell’importanza sociale del fatto religioso».
Come possiamo
allora accettare gli atti di violenza e di odio che continuamente emergono tra
popoli di religioni diverse, in Pakistan o in Sudan? Le motivazioni sono sempre
politiche e motivate da carenze sociali. Ma sono sempre in contraddizione con
una storia aperta al futuro, e con una pace di cui ci sentiamo garanti. Sono
la negazione del dialogo che non è solo scambio d’idee, ma anche di doni che
ci aprono alla diversità, all’alterità, a contatti e relazioni capaci di costruire,
anche con segni profetici, un mondo più vivibile e umano. (Padre Luciano Segafreddo-Il Messaggero di sant’Antonio
edizione italiana per l’estero/