INFORM - N. 86 - 4 maggio 2010
COOPERAZIONE ITALIANA
Visita
a Kabul del direttore generale Elisabetta Belloni
La Cooperazione italiana opera
per il futuro dell’Afghanistan
ROMA - Un esame
su quanto è stato fatto e si sta facendo, e una valutazione sulle strade da
seguire per continuare con ancor maggiore efficacia l'opera cominciata otto
anni fa dalla Cooperazione italiana a sostegno della ricostruzione in Afghanistan.
E’ questo lo spirito della visita di lavoro di quattro giorni a Kabul del direttore
generale per la Cooperazione allo sviluppo del Mae, Elisabetta Belloni.
Dopo aver preso
visione della struttura che ospita la Cooperazione italiana nella capitale afghana, Belloni
ha firmato un'intesa con il rappresentante dell’Alto Commissariato delle Nazioni
Unite per i rifugiati (Unhcr), Ewen Mcleod, per la seconda parte di un progetto
realizzato a Sar-i-Pol (nord del paese) a sostengo dei rifugiati afghani che
rientrano dall'Iran. "Sono particolarmente lieta - ha detto Belloni al
momento della firma - di poter cominciare questa mia visita con un accordo così
importante e simbolico per la reintegrazione dei rifugiati nella loro terra
d'origine".
Successivamente
Elisabetta Belloni ha avuto colloqui con il vice ministro delle Finanze Abdul
Rasaq Samadi e con il ministro degli Esteri Zalmay Rassoul, ed anche con il
rappresentante civile della Nato a Kabul, Mark Sedwill.
L'Italia è stato
uno dei primi paesi ad avviare sul territorio afghano un vasto piano a sostegno
di settori chiave della società che ha raggiunto ormai l'ottavo anno, spiega
in una nota la Farnesina.
Ciò nella consapevolezza che la fase militare deve essere accompagnata
e seguita da una sociale e civile che assicuri la ricostruzione del Paese. I
numerosi interventi di carattere umanitario e sociale che caratterizzano l’iniziativa
della Cooperazione italiana dal 2002 assumono un valore strategico, non soltanto
per le somme investite, oltre 400 milioni di euro, ma anche per la funzione
che svolgono nei confronti della popolazione e, più in generale, per la ricostruzione
del tessuto civile, sociale ed economico del Paese. Con questo obiettivo sono
stati sinora realizzati in questi anni progetti a Kabul, Baghlan, Herat, Farah
e Badghis.
"Siamo in
una fase di transizione - ha affermato la Belloni - e diventa quindi essenziale in Afghanistan
un processo di integrazione fra i progetti civili e quelli militari italiani,
ad esempio ad Herat, come peraltro e’ stato confermato in accordi ministeriali
a Roma". Dopo aver elogiato il lavoro svolto dall'ufficio di cooperazione
in Afghanistan guidato da Alberto Bortolan, e sottolineato il valore di un personale
che "opera in condizioni delicate e difficili", ha ricordato che nell'azione
si è cercato di privilegiare quattro settori: governance, agricoltura, sanita’
e infrastrutture.
"Noi siamo
orgogliosi di ciò che abbiamo fatto e che faremo - ha concluso il direttore
generale - nella speranza che un giorno questo possa essere preso a carico direttamente
da un governo afghano stabile, forte e credibile".
La missione consentirà
anche di partecipare all’inaugurazione di due ospedali ad Herat realizzati alla
Cooperazione italiana. (Inform)