INFORM - N. 84 - 30 aprile 2010


PRIMO MAGGIO

Manifestazione a Beirut degli attivisti per i diritti umani a sostegno della Campagna 24/7

Cosv: In Libano, per i diritti delle lavoratrici domestiche migranti

 

ROMA – Il 1° maggio, un network di associazioni per i diritti umani, organizzazioni non governative, attivisti e cittadini scenderanno per le strade di Beirut per supportare la Campagna 24/7 “Twenty-four-7”, promossa da un network di associazioni libanesi, che chiede l’applicazione dei diritti anche ai lavoratori migranti in Libano.

In particolare la manifestazione a Beirut è organizzata per reclamare i diritti delle lavoratrici domestiche migranti.  Che in Libano sono più di 200mila. Vengono da Etiopia, Sri Lanka, Filippine, Nepal, Madagascar; hanno tutte meno di trent’anni e hanno lasciato le loro famiglie a casa per cercare in Libano l’opportunità di offrire a figli e genitori una vita migliore. Hanno trovato discriminazione, abusi e maltrattamenti: come donne migranti sono escluse dalle leggi sul lavoro, sono state private del passaporto e la loro permanenza in Libano dipende dai datori di lavoro, che non hanno alcuna intenzione di riconoscere loro i diritti fondamentali.

Chiedono migliori condizioni di lavoro, un giorno di riposo settimanale, il limite alle ore lavorative, le ferie pagate e il salario adeguato: sono le collaboratrici domestiche migranti in Libano, a cui non vengono riconosciuti i diritti garantiti ai lavoratori libanesi.

 “La maggior parte delle lavoratrici domestiche in Libano lavorano senza soste, ventiquattro ore al giorno, sette giorni alla settimana”, dice un rappresentante degli organizzatori, “è arrivato il momento di riconoscere anche a loro il diritto ad un giorno di riposo”

Avere una domestica è uno status simbol a cui nessuna famiglia libanese vorrebbe rinunciare, anche se le risorse non permettono a tutti un simile comfort; per questo spesso le lavoratrici migranti si ritrovano a dormire nei balconi o sui pavimenti delle cucine, lavorando 18 ore al giorno per poco piu di 100 dollari al mese di stipendio. Una cifra irrisoria, che varia a seconda del paese di origine della domestica: se vengono dalle filippine, il salario aumenta perché il colore della pelle è piu chiaro, le ragazze parlano inglese e sono istruite.

Una condizione difficile, che causa un suicidio a settimana tra le donne immigrate.

Un tasso talmente elevato da coinvolgere addirittura i governi dei Paesi d’origine, nel tentativo di bloccare i flussi migratori verso il Libano, come nel caso di Madagascar, Etiopia, Filippine e Nepal.

“Per consentire a queste donne di vedersi riconoscere i diritti basilari dei lavoratori ci vorrà molto tempo, bisognerà insistere con campagne di sensibilizzazione che raggiungano innanzitutto le scuole, le università e i giovani, per estendersi a tutta la società libanese” afferma Simba Russeau, attivista per i diritti umani, tra gli organizzatori della manifestazione “ma questo avverrà con le generazioni future. Adesso possiamo solo procedere a piccoli passi, e l’evento del primo maggio sarà uno step importante”.

La manifestazione del Primo Maggio prevede diverse iniziative, che coinvolgeranno sia la società libanese sia le comunità degli immigrati, a partire dal “Food Festival” con incontri con la cucina etiope, cingalese, filippina, sudanese e nigeriana; si susseguiranno performance di Capoeira, attività artistiche e culturali e mostre fotografiche sparse per la città di Beirut. Da Bourj Hammoud partirà, nel pomeriggio, una marcia solidale e in serata è previsto un concerto gratuito con la partecipazione di molti artisti, in solidarietà alle lavoratrici domestiche migranti.

La campagna 27/4, che da una settimana è attiva anche su internet con blog, twitter e facebook, è organizzata da un network di associazioni libanesi, tra cui quelle partners del progetto a cura del COSV di Milano per il sostegno alle organizzazioni della società civile impegnate nella difesa dei diritti umani in Libano. “Ci sembra un segnale importante che le associazioni locali, autonomamente, siano riuscite a creare le condizioni per questa iniziativa – dice Paolo Comoglio, direttore del COSV – la collaborazione tra di loro e con molte altre associazioni per una compagna comune è un segno di crescita e apertura verso l’opinione pubblica, su un tema che non è contro qualcuno ma a favore di una maggiore attenzione ai diritti delle minoranze meno visibili“.

Ampio il panorama delle associazioni promotrici e aderenti: Nasawiya, Kazamaza magazine, Kafa (Enough Violence & Exploitation), Insan Association, Visual & Performing Arts Association (VAPA), Lebanese Center for Human Rights (CLDH), Human Rights Watch (HRW), Amnesty International - Lebanon, Souk el Tayeb, migrant-workers.org, Collective for Research and Training on Development – Action (CRTD.A), Nahwa Al-Muwatiniya (Na-aM) e Taste Culture. (http://www.humanrights-lb.org ; http://twenty-four-7.org) (Inform)

 

 


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