INTERVENTI
Rino Giuliani (CNE): Le associazioni
devono seguitare ad essere l’asse portante nella formazione e nella vita dei
Comites e del CGIE
ROMA - Il dibattito che si sta svolgendo in questi giorni
dentro e fuori del CGIE evidenzia, al di là delle molte intenzioni che
sono di segno totalmente contrario, una rafforzata prassi d’inconcludenza
della quale è interamente responsabile l’interlocutore primario rappresentato
dal governo. Sulla assenza d’interlocuzione con il CGIE e con i cosiddetti corpi
sociali intermedi pesa anche la presunzione di autosufficienza rivestita da
annunci di decisionismo che abbiamo imparato a riconoscere sin dalle prime di
La discussione in corso ha evidenziato non solo
l’assenza di una volontà di governo mirata alla ricerca di soluzioni condivise
in tema di revisione dell’attuale CGIE e di organizzazione e funzionamento dei
Comites ma anche fondamentali sottovalutazioni e fraintendimenti
nell’analisi del merito e dei comportamenti .
Qui ed ora lo scontro in atto, perché di scontro si tratta,
non è riferibile ad una fra le “querelles” della
politique d’abord cui ci
stiamo assuefacendo nell’epoca dei parlamentari scelti dai segretari di partito
più o meno populisticamente ispirati al caudillismo.
Il confronto d’idee che riguarda l’intero mondo degli
italiani all’estero e che avrà riflessi su tutte le nostre comunità di connazionali
non è la sostanza di una contrapposizione fra partiti e schieramenti in nome
di un calcolo sulle convenienze elettorali.
Quello che si contrappone è un modo quasi specularmente
rovesciato d’intendere il rapporto fra i connazionali all’estero e nella loro
relazione con la madrepatria.
Si vuole sfuggire da un dato di realtà e cioè dalla necessità
per un mondo, quello degli italiani e degli oriundi italiani sparso per enormi
aree continentali, di avere il suo radicamento e sue forme di rappresentanza
sociale e politica.
Le proposte di modifica del CGIE e dei Comites, le opinioni al riguardo, rispettabili ma non
condivisibili di alcuni parlamentari, sottendono , con le loro scelte “tecniche”
un retroterra culturale alla cui base c’è l’idea che è meglio ridurre
la rappresentanza, accentuare la presa dei partiti sulla realtà dell’estero
ritenendosi il pluralismo della rappresentanza e dei soggetti collettivi che
la esprimono un dato da dovere ridurre a simulacro.
Come valutare la mancata approvazione in ben due legislature
di una proposta di legge (Narducci ed altri)
per il riconoscimento della natura di promozione sociale alle associazioni italiane
all’estero?
Si permane altresì nell’equivoco diffuso secondo
il quale i parlamentari eletti all’estero sarebbero “ i nostri “ parlamentari.
Dall’alfa all’omega questi, per ora diciotto parlamentari, dovrebbero essere
in grado di “leggere “ i bisogni di una comunità mondiale di italiani all’estero
dei quali oggi con fatica si prova a decodificare i bisogni grazie alle migliaia
di associazioni religiose, laiche, di diversa finalità , veri e propri strumenti
di democrazia partecipata.
I parlamentari senza vincolo di mandato rispondono al
loro elettorato ed alla disciplina di partito, Seguitare a dire che sono “nostri
“ e cioè che rispondono a tutti noi che a diverso titolo proviamo
ad agire nell’interesse dei cittadini italiani all’estero vuol dire seguitare
a lasciare sul campo un dato inesatto, anzi un dato falso.
Tra i parlamentari all’estero ognuno di noi ha avuto
modo di apprezzarne alcuni per impegno e preparazione, di condividere con altri,
talora, i punti di vista e di dissentire da altri, Ve ne sono di assidui e di
meno assidui e ce ne sono stati anche di incompatibili con il ruolo del Parlamento
di cui facevano parte.
L’associazionismo in questi anni ha mostrato vitalità,
capacità di rinnovamento.
Dall’associazionismo sono venute avanti precise proposte
di riqualificazione in autoriforma non solo delle associazioni ma anche
di Comites e CGIE.
Siamo stati in grado di indicare come aprire una fase
di rinnovamento non parcellizzato delle diverse componenti del mondo degli italiani
all’estero
Nei documenti dell’ultima Conferenza Stato Regioni
CGIE il documento finale riconosce e valorizza il ruolo dell’associazionismo.
Nella Conferenza mondiale dei giovani e nei documenti
scaturiti dai diversi comuni momenti di confronto promossi dalla CNE e
votati insieme dai rappresentanti delle regioni presenti e da quelli delle consulte
regionali dell’emigrazione vi è una road map condivisa
per il rilancio delle associazioni.
Se passo indietro deve essere fatto, questo lo devono
fare i partiti uscendo dal CGIE e maggiormente operando con i loro eletti in
Parlamento.
Se vogliamo che la partecipazione democratica resti un
dato rilevante nelle nostre comunità all’estero le associazioni devono seguitare
ad essere l’asse portante nella formazione e nella vita dei Comites e del CGIE.
L’assemblea generale del CGIE, in queste ore alle battute
finali, non ha potuto affrontare i suoi tredici punti all’ordine del giorno
incalzata da un decreto, assunto in solitudine dal governo, che non ci consente
il rinnovo dei comites se non fra qualche anno. E’
stato importante la verifica dell’unità dei componenti del CGIE che non
difendono l’esistente per conservarlo , che anzi intendono rinnovarlo. Ad essi
non si po’ chiedere di collaborare allo snaturamento dell’organismo.
In tutta questa situazione di realtà sospesa, tra gli
effetti dei tagli al bilancio del MAE e le bozze di provvedimenti di “riforma”,
fra attivazioni di parlamentari anche eletti all’estero a cavallo fra
abolizione del CGIE e loro snaturamento, quello che manca è il concerto non
strumentale a sostegno di una vera riforma di Comites
e CGIE.
In queste ore si allineano di
C’è bisogno di fatti in controtendenza più che di di
Va aperta una fase nuova nelle relazioni inconsistenti
dell’Italia con i suoi concittadini all’estero . A tal fine in questi anni le
associazioni, i Comites, le consulte, le autonomie
regionali hanno parlato fra loro concordando una linea d’azione che esiste e
che sono in grado di sostenere e portare insieme alla discussione, in
modi da definire, con quanti hanno responsabilità di governo.
Sembra che nelle prossime settimane da parte del CGIE
si voglia dare una prima risposta all’impasse attuale convocando le commissioni
continentali allargate ai Comites per una più vasta
corresponsabilità di fronte a quanto sta accadendo.
Sarà certamente importante e le associazioni dovrebbero
sentirsi impegnate in quella che si prefigura come una sacrosanta iniziativa.
Tuttavia le forze riformatrici dovrebbero evitare
di andare in modo separato per obiettivi che sono comuni. Se si
vuole cambiare le cose che non si condividono allora occorre mettere
insieme unitariamente la forza di convincimento che è necessaria.
La grande vertenza sociale con le istituzioni può aprirsi
e concludersi positivamente se si saprà contare sulle proprie forze e
ci si doterà di uno strumento unitario d’azione. (Rino Giuliani*/
*Presidente Consulta Nazionale dell’Emigrazione