INFORM - N. 84 - 30 aprile 2010


INTERVENTI

Rino Giuliani (CNE): Le associazioni devono seguitare ad essere l’asse portante nella formazione e nella vita dei Comites e del CGIE

 

 

 

ROMA - Il dibattito che si sta svolgendo in questi giorni dentro e fuori del CGIE  evidenzia, al di là delle molte intenzioni che sono di segno totalmente contrario, una rafforzata prassi  d’inconcludenza della quale è interamente responsabile l’interlocutore  primario rappresentato dal governo. Sulla assenza d’interlocuzione con il CGIE e con i cosiddetti corpi sociali intermedi pesa anche la presunzione di autosufficienza rivestita da annunci di decisionismo che abbiamo imparato a riconoscere sin dalle prime dichiarazioni del sottosegretario con competenze in tema di italiani all’estero.

 La discussione in corso ha evidenziato non solo l’assenza di una volontà di governo mirata alla ricerca di soluzioni condivise  in tema di revisione dell’attuale CGIE e di organizzazione e funzionamento dei Comites ma anche fondamentali sottovalutazioni e fraintendimenti nell’analisi  del merito e dei comportamenti .

Qui ed ora lo scontro in atto, perché di scontro si tratta, non è riferibile ad una  fra le “querelles” della politique d’abord cui ci stiamo assuefacendo nell’epoca dei parlamentari scelti dai segretari di partito più o meno populisticamente ispirati al caudillismo.

Il confronto d’idee che riguarda l’intero mondo degli italiani all’estero e che avrà riflessi su tutte le nostre comunità di connazionali non è la sostanza di una contrapposizione fra partiti e schieramenti in nome di un calcolo sulle convenienze elettorali.

Quello che si contrappone è un modo quasi specularmente rovesciato d’intendere il rapporto fra i connazionali all’estero e nella loro relazione con la madrepatria.

Si vuole sfuggire da un dato di realtà e cioè dalla necessità per un mondo, quello degli italiani e degli oriundi italiani sparso per enormi aree continentali, di avere il  suo radicamento e sue forme di rappresentanza sociale e politica.

Le proposte di modifica del CGIE e dei Comites, le opinioni al riguardo, rispettabili  ma non condivisibili di alcuni parlamentari, sottendono , con le loro scelte “tecniche”  un  retroterra culturale alla cui base c’è l’idea che è meglio ridurre la rappresentanza, accentuare la presa dei partiti sulla realtà dell’estero ritenendosi il pluralismo della rappresentanza e dei soggetti collettivi che la esprimono  un dato da dovere ridurre a simulacro.

Come valutare la mancata approvazione in ben due legislature di una proposta di legge (Narducci ed altri)  per il riconoscimento della natura di promozione sociale alle associazioni italiane all’estero?

Si permane altresì nell’equivoco diffuso  secondo il quale i parlamentari eletti all’estero sarebbero “ i nostri “ parlamentari. Dall’alfa all’omega questi, per ora diciotto parlamentari, dovrebbero essere in grado di “leggere “ i bisogni di una comunità mondiale di italiani all’estero  dei quali oggi con fatica si prova a decodificare i bisogni grazie alle migliaia di associazioni religiose, laiche, di diversa finalità , veri e propri strumenti di democrazia partecipata.

I parlamentari senza vincolo di mandato rispondono al loro elettorato ed alla disciplina di partito, Seguitare a dire che sono “nostri “ e cioè  che rispondono  a tutti noi che a diverso titolo proviamo ad agire nell’interesse dei cittadini italiani all’estero vuol dire seguitare a lasciare sul campo un dato inesatto, anzi un dato falso.

Tra i parlamentari all’estero ognuno di noi ha avuto modo di apprezzarne alcuni per impegno e preparazione, di condividere con altri, talora, i punti di vista e di dissentire da altri, Ve ne sono di assidui e di meno assidui e ce ne sono stati anche di incompatibili con il ruolo del Parlamento di cui facevano parte.

L’associazionismo in questi anni ha mostrato vitalità, capacità di rinnovamento.

Dall’associazionismo sono venute avanti precise proposte di riqualificazione in autoriforma  non solo delle associazioni ma anche di Comites e CGIE.

Siamo stati in grado di indicare come aprire una fase di rinnovamento non parcellizzato delle diverse componenti del mondo degli italiani all’estero

Nei documenti dell’ultima  Conferenza Stato Regioni CGIE il documento finale riconosce e valorizza il ruolo dell’associazionismo.

Nella Conferenza mondiale dei giovani e nei documenti scaturiti dai diversi comuni momenti  di confronto promossi dalla CNE e votati insieme dai rappresentanti delle regioni presenti e da quelli delle consulte regionali dell’emigrazione vi è una road map condivisa per il rilancio delle associazioni.

Se passo indietro deve essere fatto, questo lo devono fare i partiti uscendo dal CGIE e maggiormente operando con i loro eletti in Parlamento.

Se vogliamo che la partecipazione democratica resti un dato rilevante nelle nostre comunità all’estero le associazioni devono seguitare ad essere l’asse portante nella formazione e nella vita dei Comites e del CGIE.

L’assemblea generale del CGIE, in queste ore alle battute finali, non ha potuto affrontare i suoi tredici punti all’ordine del giorno incalzata da un decreto, assunto in solitudine dal governo, che non ci consente il rinnovo dei comites se non fra qualche anno. E’ stato importante la verifica dell’unità dei componenti del CGIE  che non difendono l’esistente per conservarlo , che anzi intendono rinnovarlo. Ad essi non si po’ chiedere  di collaborare allo snaturamento dell’organismo.

In tutta questa situazione di realtà sospesa, tra gli effetti dei tagli al bilancio del MAE e le bozze di provvedimenti di “riforma”, fra attivazioni di parlamentari anche eletti all’estero  a cavallo fra abolizione del CGIE e loro snaturamento, quello che manca è il concerto non strumentale a sostegno di una vera riforma  di Comites e CGIE.

In queste ore si allineano dichiarazioni di solidarietà con il CGIE che arrivano anche da quegli organismi che a suo tempo non ascoltarono i presidenti dei Comites, non ascoltarono le associazioni e tirarono diritto sulla nota cosiddetta “bozza Tofani”.

C’è bisogno di fatti in controtendenza più che di dichiarazioni ex post e c’è bisogno di un coordinamento e di una forte, visibile  iniziativa  in grado di negoziare sostanzialmente una rivendicazione a tutto campo.

Va aperta una fase nuova nelle relazioni inconsistenti dell’Italia con i suoi concittadini all’estero . A tal fine in questi anni le associazioni, i Comites, le consulte, le autonomie regionali hanno parlato fra loro concordando una linea d’azione che esiste e che sono in grado di sostenere  e portare insieme alla discussione, in modi da definire, con quanti hanno responsabilità di governo.

Sembra che nelle prossime settimane da parte del CGIE si voglia dare una prima risposta  all’impasse attuale convocando le commissioni continentali allargate ai Comites per una più vasta corresponsabilità di fronte a quanto sta accadendo.

Sarà certamente importante e le associazioni dovrebbero sentirsi impegnate in quella che si prefigura come una sacrosanta iniziativa.

Tuttavia  le forze riformatrici dovrebbero evitare di andare in modo separato per obiettivi che  sono comuni. Se  si vuole  cambiare le cose che non si condividono allora occorre mettere  insieme unitariamente la forza di convincimento che è necessaria.

La grande vertenza sociale con le istituzioni può aprirsi e concludersi positivamente  se si saprà contare sulle proprie forze e ci si doterà  di uno strumento unitario d’azione. (Rino Giuliani*/Inform)

*Presidente Consulta Nazionale dell’Emigrazione

 

 


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