ITALIANI ALL’ESTERO
Gino Bucchino (Pd): Conti Inps
in attivo di 8 miliardi ma non ci sono i soldi per sanatoria degli indebiti,
convenzioni e pensioni degli emigrati
ROMA - Il compiacimento di tutti è stato sentire
anche quest’anno il presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua,
nel corso della relazione annuale presentata a Montecitorio alcuni giorni orsono,
informarci che il bilancio 2009 dell’Istituto previdenziale italiano chiude
con un saldo attivo di quasi 8 miliardi di euro.
La relazione sembra non lasciare spazi a dubbi:
l’Inps gode di buona salute; i conti stanno in ordine; le riforme stanno funzionando;
la spesa è sotto controllo; il bilancio ha chiuso in attivo di oltre 7 miliardi
di euro. La nostra amarezza invece deriva dal fatto che non riusciamo a capire
perché a fronte di un saldo così positivo non si riescono a trovare i soldi
per la sanatoria degli indebiti dei pensionati emigrati e per un assegno di
solidarietà a favore degli emigrati italiani indigenti (così come è stato
chiesto per l’ennesima volta dall’Assemblea plenaria del CGIE) o per pagare
prestazioni dovute come l’importo aggiuntivo della tredicesima mensilità introdotto
dalla finanziaria per il 2002 e la maggiorazione aggiuntiva introdotta dalla
finanziaria per il 2003 ma mai erogate ai nostri pensionati che vivono all’estero
(pagamenti che sorprendentemente NON sono stati chiesti dall’Assemblea plenaria
del CGIE). Né ci sono i fondi (me lo ha confermato il sottosegretario Scotti
in risposta ad una mia interrogazione) per stipulare o rinnovare le convenzioni
bilaterali di sicurezza sociale con i Paesi di emigrazione e di immigrazione.
Insomma la tutela socio-previdenziale del mondo dell’emigrazione è praticamente
un “optional” non essendo affatto contemplata nella già sconquassata agenda
delle politiche per l’emigrazione caratterizzate solo da tagli penalizzanti.
Che manchi la volontà politica di interessarsi delle
questioni e dei problemi dell’emigrazione ho potuto constatarlo personalmente
all’Assemblea del CGIE dove si è vissuto quest’anno una squallida atmosfera
di dismissioni. Invece di discutere dei problemi reali dell’emigrazione ci si
è azzuffati in ordine agli istituti di rappresentanza degli italiani all’estero.
In parole povere un dibattito incentrato sulla forma e non sulla sostanza. E’
evidente che ci sia un urgente bisogno di riforma ma è altrettanto chiaro che
l’obiettivo del Governo è l’affossamento delle tutele e dei diritti dell’emigrazione.
E allora noi continuiamo a fare esercizi di retorica
(ma vi assicuro che non mi stancherò mai) denunciando l’abbandono delle
trattative per la stipula ed il rinnovo delle convenzioni bilaterali di sicurezza
sociale sia con i Paesi di emigrazione che con quelli di immigrazione; l’accanimento
contro i pensionati indigenti che hanno “beneficiato”, senza aver compiuto dolo,
di pagamenti indebiti ed ai quali l’Inps riduce la pensione e chiede la
restituzione di somme anche ingenti, causando loro gravi disagi economici e
psicologici; la violazione di diritti previdenziali sanciti per legge, come
la decisione di non pagare all’estero l’importo aggiuntivo di 154 euro e l’incremento
alla maggiorazione sociale; e poi le promesse mai mantenute sull’assegno di
solidarietà, la confusione normativa e informativa sulle convenzioni contro
le doppie imposizioni fiscali, l’abolizione dell’Unità di consulenza per la
sicurezza sociale al Ministero degli esteri, il ridimensionamento delle amministrazioni
preposte alla gestione assistenziale e previdenziale. L’Inps sta vantando
i propri risultati tramite il Presidente Mastrapasqua.
Sul fronte degli italiani all’estero nel campo della
sicurezza sociale si registrano però ritardi ed inadempienze. La nostra attività
parlamentare non ha dato finora i frutti sperati. Ma la colpa non è solo nostra.
Viviamo in un periodo ed in una società caratterizzati da egoismi ed insensibilità.
Ovviamente ne pagano le conseguenze i più deboli, gli emigrati e gli immigrati.
(Gino Bucchino*/
*Deputato Pd eletto nella ripartizione Nord e Centro America,
componente della Commissione Affari Sociali della Camera