CONFERENZA
CONSIGLI EUROPEI RESIDENTI ALL’ESTERO
L’apertura dell’incontro “L’Europa in movimento” promosso
dal Cgie a Palazzo Madama
Il saluto del vice presidente del Senato Bonino e del
vice presidente del Parlamento europeo Pittella. Aprono
gli interventi della mattinata Carozza per il Cgie, Villaescusa per l’Assemblea
dei Francesi all’estero, il sottosegretario Mantica e il presidente della Commissione
Esteri del Senato Dini
ROMA – Il vice presidente del Senato Emma Bonino ha aperto
stamani a Palazzo Madama il secondo incontro dei Consigli europei dei residenti
all’estero, promosso dal Consiglio Generale degli Italiani all’Estero e intitolato
“L’Europa in movimento: da migranti a cittadini europei”.
Un incontro per dar seguito al primo appuntamento parigino
del 2008, organizzato dal Consiglio dei francesi residenti all’estero, e finalizzato
alla promozione della costruzione di un’identità europea attraverso la valorizzazione
del contributo ad essa dei cittadini più direttamente coinvolti nel processo
di integrazione, come gli europei residenti in un Paese dell’Unione diverso
dal loro Stato di origine.
“Cittadini che spesso consideriamo quasi un’entità generica
e di cui raramente ci occupiamo, anche nelle nostre istituzioni nazionali –
ha detto Emma Bonino – ma a cui invece l’Europa presta attenzione perché traducono
concretamente il significato della cittadinanza europea, che vivono in prima
persona”. Per
Anche Gianni Pitella, vice
presidente del Parlamento europeo, sottolinea “l’importanza e l’efficacia di
questa iniziativa, che si staglia contro gli umori viscerali che vorrebbero
rinchiuderci dentro un recinto, contro la nostra tendenza fisiologica alla mobilità”.
Il vice presidente ha ricordato che il Trattato di Lisbona
conferisce poteri importanti ai Parlamenti nazionali e ai cittadini, “poteri
che dobbiamo saper usare – ha detto Pittella – specie
in un momento difficile come quello che sta attraversando in questi giorni l’Unione
Europea”, in cui essa “deve riuscire a trovare ritrovare lo smalto e la capacità
decisionale dei giorni migliori”. Per Pittella è importante,
nella soluzione della crisi della Grecia, che “non prevalgano egoismi nazionali”
e che si trovino percorsi di sostegno prima che le difficoltà greche “contagino
tutta l’Europa”.
Il vice presidente ha anche assicurato il suo sostegno
per fare in modo che trovino attuazione in sede europea le richieste formulate
alla vigilia e nel corso di questo incontro: la nascita di un Consiglio Europeo
dei cittadini comunitari residenti all’estero e l’impegno di un Commissario
europeo delegato alla governance istituzionale
delle politiche indirizzate ai cittadini migranti, o che incidono sulla loro
condizione.
Il segretario generale del Cgie,
Elio Carozza, ha aperto il suo intervento riconoscendo
“il merito al Consiglio dei francesi all’estero di aver aperto a Parigi nel
2008 la strada per una più specifica attenzione delle istituzione europee all’Europa
in movimento e di avere indicato le priorità per una più compiuta integrazione
dei cittadini europei residenti fuori dai propri Paesi di origine”.
Significativa la promozione dell’incontro nel Senato
italiano e l’impegno, nella prosecuzione del percorso intrapreso a Parigi, del
Cgie, “organismo del Paese che ha registrato il più alto contributo
all’esodo dei connazionali nel mondo e che ha raggiunto – ha detto Carozza – il più esteso livello di rappresentanza democratica
dei propri emigrati, all’estero come in Italia, attraverso l’istituzione dei
Comites nei Paesi dove più è numerosa la presenza
dei cittadini italiani, del Cgie e l’elezione dei
parlamentari della circoscrizione Estero, le consulte e i consigli regionali
dell’emigrazione”.
Carozza ha poi sottolineato la necessità di
prevedere, all’interno delle istituzioni europee, forme di governance
delle politiche che coinvolgo i cittadini in movimento, “per governare i processi
derivati dalle condizioni di oggettiva disomogeneità cui tali cittadini sono
sottoposti nel rispetto delle peculiarità delle legislazioni dei singoli Paesi
membri”.
Un Consiglio generale degli europei residenti all’estero,
“non più rinviabile”, afferma Carozza e che costituirà
“un organismo consultivo, elemento di collegamento permanente tra le istituzioni
dell’Unione e i cittadini in movimento, per accelerare l’allargamento della
partecipazione dei cittadini comunitari”. “Impegni indifferibili” anche delegare
ad un Commissario europeo la governance istituzionale
delle politiche indirizzate ai cittadini migranti e l’istituzione di un’apposita
Agenzia europea che assicuri l’analisi, l’aggiornamento e il monitoraggio delle
politiche europee, “in un contesto storico di transizione quanto mai problematico,
caratterizzato da un aumento delle dinamiche migratorie dentro e fuori i confini
dell’Unione, cui corrispondono politiche nazionali eterogenee – segnala Carozza
- quando non contrastanti con i principi con gli stessi principi e valori comunitari,
determinando condizioni di incertezza e di diseguaglianza tra i cittadini dell’UE”.
Un confronto più assiduo tra gli Stati membri dell’Unione
viene richiesto anche “per la razionalizzazione della rete diplomatico-consolare
che coinvolge i cittadini europei in tutte le parti del mondo”, affinché essa
venga maggiormente “raccordata secondo le direttive della politica estera europea”.
Carozza chiede che il prossimo incontro avvenga
a Bruxelles per “un diretto confronto con gli europarlamentari, poiché quella
è la sede della legittimazione delle nostre richieste in merito all’attuazione
del principio di sussidiarietà che sta alla base del Trattato di Lisbona”. Infine,
un richiamo all’importanza dell’insegnamento di ciò che è l’Europa in ambito
scolastico “per la costruzione di un senso di appartenenza europea nei più giovani,
doveroso passo del processo di integrazione sin qui raggiunto”.
Per l’Assemblea dei Francesi all’estero è intervenuto
Jean Pierre Villaescusa, membro dell’ufficio di presidenza,
che ha ricordato la sua personale esperienza di cittadino europeo – nato in
Francia da madre italiana e padre spagnolo –e segnalato che anche i francesi
all’estero sono rappresentati al Parlamento nazionale, con 12 senatori a cui
il prossimo anno si unirà un’ulteriore componente eletta formata da 11 deputati.
Egli ha rilevato come “
Il sottosegretario del Mae
con delega agli italiani nel mondo, Alfredo Mantica, ha segnalato che “sebbene
a piccoli passi, la determinazione della volontà politica di oltrepassare gli
ostacoli, sino ad oggi, è stata il miglior modo per procedere con l’unità europea”.
Tra i “pilastri fondamentali” dell’Unione, il sottosegretario ha ricordato la
libera circolazione delle persone, il senso di appartenenza alimentato anche
dalla possibilità per i cittadini di esercitare il diritto di voto attivo e
passivo in un Paese di residenza diverso da quello del Paese di origine, la
cooperazione adottata a seguito del Trattato Schenghen,
per eliminare i controlli alle frontiere e l’estensione della protezione diplomatica
europea – laddove manchi quella dello Stato membro. “Si tratta di risultati
importanti – ha detto Mantica – che devo essere tutelati e ulteriormente sviluppati,
bilanciando le esigenze di libertà e sicurezza”. Egli ha segnalato come l’Italia
sia favorevole ad un ulteriore allargamento dello spazio Schenghen
con Bulgaria, Romania e Cipro “se disposte a rispettare le normative di sicurezza”
e alla liberalizzazione dei visti per l’area balcanico-occidentale
“che riteniamo comunque appartenente all’Europa”. Necessario anche maggior impegno
sul fronte della libera circolazione degli atti, indispensabile anche in ambito
giudiziario, a cui occorre giungere “valutando un raccordo dei sistemi di giustizia
civile e penale, con il mutuo riconoscimento delle sentenze”. Tra gli obiettivi
più ambiziosi dell’Europa, Mantica segnala l’integrazione dei sistemi formativi
e universitari e il pieno rispetto del Trattato di Lisbona “che dà più potere
ai cittadini, consentendo anche la presentazione di proposte di legge di iniziativa
di questi ultimi”. “Piccoli passi che – conclude Mantica – possono contribuire
a grandi rivoluzioni”.
Più critico sui lenti progressi dell’Unione Europea,
specie se si guardano questi ultimi anni, il presidente della Commissione
Esteri del Senato Lamberto Dini, che rileva come lo stesso Trattato di Lisbona
approvato sia in realtà un testo assai meno ambizioso di quello in origine previsto
– prima del no del referendum francese e olandese in proposito.
Una scelta errata “proprio in un momento – avverte Dini
– in cui ci sarebbe più bisogno di Europa, specie di fronte alle incertezze
della crisi greca, la cui modalità di sostegno è stata determinata più che dallo
spirito di solidarietà e coesione, dalla dura posizione tedesca e dalla sua
rigida interperetazione dei trattati”.
Un approccio riduttivo che, secondo Dini, inciderà anche
sulla definizione del bilancio dell’Unione. “Vista la crisi sicuramente il confronto
cruciale non sarà su un possibile aumento di risorse da parte degli Stati membri,
ma sulla distribuzione di quelle disponibili – afferma Dini. Di essa la maggior
parte è destinata alla politica agricola e di coesione, a scapito della ricerca
e dell’innovazione, che però sono settori capaci di incidere sull’efficienza
del sistema europeo nel suo complesso”.
Indispensabile, infine, il rafforzamento dell’Europa
anche in vista delle sfide poste da un riassetto dei rapporti di potere a livello
mondiale. (