INFORM - N. 84 - 30 aprile 2010


ITALIANI ALL’ESTERO

Sul “Messaggero di sant’Antonio, articolo di Sagida Syed

Londra. Uberto Vanni d’Archirafi, nuovo console generale

Le sfide di un diplomatico

«La comunità italiana di Londra, diversamente da quella di Vancouver, è molto stratificata, e con profonde differenze di esigenze e obiettivi».

 

LONDRA - Uberto Vanni d’Archirafi, a qualche mese di distanza dal suo insediamento a Londra, dopo la fattiva esperienza in Canada, fa una fotografia aggiornata della presenza italiana nella capitale inglese, e dintorni, dal suo nuovo punto d’osservazione. Giunto alla sua seconda esperienza come massimo rappresentante del Consolato (dopo aver ricoperto lo stesso incarico presso la sede di Vancouver), dal suo curriculum si deduce che Vanni d’Archirafi, palermitano, abbia la diplomazia praticamente scritta nel Dna. «Sono figlio e nipote di diplomatici – ci spiega – e ho sempre vissuto all’estero, salvo brevi parentesi: sono nato a Bruxelles, ho studiato in Spagna, America e Italia. Mi sento anche io un emigrato, magari un po’ privilegiato, e la carriera diplomatica a cui ho avuto accesso dopo un concorso pubblico, era il naturale sbocco dei miei interessi e dei miei studi». Ecco perché Uberto Vanni d’Archirafi ha un rapporto di dialogo diretto con le nostre comunità. Ne capisce le problematiche e le aspettative, soprattutto nei confronti dello Stato che egli rappresenta. «A Vancouver come a Londra – continua il console – ho potuto conoscere la complessa realtà dell’emigrazione italiana, costituita da persone di grande spessore morale e di ammirevole capacità, segnate da un percorso di integrazione nel tessuto sociale locale, spesso difficile e tortuoso, e con alle spalle sacrifici non indifferenti».

L’Aire del Consolato di Londra conta circa 160 mila fascicoli, e insieme a quello di Buenos Aires, per numero di italiani, è uno dei più numerosi da gestire. Trascurando, in questo contesto, i dolorosi tagli al personale e alle risorse degli ultimi anni che hanno appesantito ulteriormente la mole di lavoro per tutti gli impiegati, il Consolato di Londra è riuscito a realizzare un piccolo ma significativo miracolo: facilitare l’accesso al Consolato generale da parte del pubblico che, quotidianamente, si riversa nella sede di Eaton Place, una delle zone più aristocratiche del centro, ed eliminare le code che spesso proseguivano ben oltre il portone d’ingresso. Oggi, infatti, la realtà è un’altra, spiega il diplomatico: «Con l’introduzione delle nuove tecnologie informatiche e di alcuni semplici accorgimenti organizzativi, abbiamo potuto rendere più facile e veloce l’accesso ad alcuni dei nostri servizi; a partire dagli appuntamenti per l’ufficio Passaporti, Cittadinanza e Anagrafe. Abbiamo inoltre istituito uno sportello multitasking in grado di smistare il pubblico non appena accede ai relativi uffici del Consolato, evitando il sovraffollamento delle sale d’aspetto. Ci siamo mossi sulla base di una semplice constatazione: che oltre il 40% dei nostri visitatori ha bisogno di avere solo informazioni spicciole, che non impegnano la struttura del Consolato». Oltre al possibile spostamento della sede consolare in un edificio più adeguato (quella attuale ha le caratteristiche di un tipico palazzo di stile georgiano, rappresentativo ed elegante ma con stanze piccole disposte su quattro piani), il console generale indica come prioritario il miglioramento e il consolidamento degli automatismi informatici, un compito lungo e difficile che accoglie come una sfida, quale vera soluzione all’efficienza dei servizi. Pur non volendo sostituire il rapporto diretto con il cittadino – come si legge nel messaggio di Vanni d’Archirafi sul portale telematico del Consolato d’Italia a Londra – si pone come strumento al passo con i tempi per facilitare l’accesso ai molteplici servizi che il Consolato stesso offre ai connazionali. Un necessario percorso per migliorare anche gli appuntamenti elettorali che coinvolgono diversi milioni di italiani residenti all’estero. «Si può dire che la macchina elettorale è stata sufficientemente rodata – continua il console generale – ma naturalmente il processo di modernizzazione tecnologica non può che continuare e rendersi utile alla complessa e delicata fase delle elezioni».

I lassi di tempo per lo sviluppo e l’implementazione di nuovi strumenti informatici non è immediato, ma non spaventa il console generale che è consapevole che il progresso è un fattore ineludibile. Si tratta solo di incanalare e accompagnare le nuove tecnologie verso precisi obiettivi: primo fra tutti quello di coadiuvare il lavoro di uffici e persone che hanno il privilegio di rappresentare le nostre istituzioni a Londra. Ma oggi, più che mai, quanto è importante che le istituzioni ascoltino le istanze degli emigrati? «Viviamo in un mondo globalizzato dove, tramite internet è possibile essere sempre aggiornati – osserva Vanni d’Archirafi –. Il risultato è che i nostri connazionali nel mondo sono più vicini all’Italia di quanto non lo fossero alcuni decenni fa. Ne seguono l’evoluzione sociale, economica e politica, e si sentono parte integrante del Paese facendo sentire la propria voce grazie all’espressione del loro voto. Certamente non possiamo né dimenticarci né tantomeno abbandonare le generazioni risalenti al boom economico emigrate decine di anni fa. A queste persone che si riconoscono, per esempio, nell’associazionismo di stampo classico, va fatta sentire la presenza attiva del Consolato d’Italia. Evidentemente le ragioni fisiologiche per cui questa generazione sta scomparendo, ci obbligano anche a rapportarci con i nuovi emigrati nei modi e con i mezzi più consoni per comunicare con loro». Riferendosi alla crisi dell’associazionismo, il console generale mostra l’ottimismo di chi si proietta costruttivamente nel futuro e nelle nuove forme di aggregazione sociale pur senza rinnegare l’importanza di quella generazione che oggi è sulla via del tramonto. E, infatti, aggiunge: «Partecipo volentieri alle feste organizzate dalla comunità: le “dinner and dance” (spesso con una ricca lotteria che raccoglie fondi per nobili cause, ndr) che vedono ancora la partecipazione di centinaia di italiani. Non posso però sottovalutare le esigenze sia della nuova emigrazione professionale sia degli italiani oriundi che, grazie alla lungimiranza dei propri genitori, si sono inseriti perfettamente negli ingranaggi della società inglese al punto tale da ricoprire, talvolta, incarichi di alto profilo. Siamo nel 2010 e dobbiamo adottare sistemi e metodi diversi rispetto al passato, ma ciò non significa che privilegiamo alcuni a dispetto di altri. Ci stiamo adeguando anche noi, ma il punto focale è la necessità che il Consolato generale, indipendentemente dal pubblico a cui si rivolge, possa offrire servizi il più possibile rapidi e soddisfacenti».

Le osservazioni di Vanni d’Archirafi spaziano anche verso un altro aspetto in declino delle nostre comunità, almeno per ciò che riguarda Londra: i giornali locali che si stanno rapidamente estinguendo. Anche in questo caso, il console generale dimostra di essere in grado di interpretare il segno dei tempi: «Il sistema mediatico ha subito profonde trasformazioni negli ultimi vent’anni. La carta stampata ha sofferto l’arrivo di internet nelle nostre vite, e guai se non fosse così. Pur non potendo sostituire il piacere della lettura del giornale, è evidente che l’esigenza di praticità porta ad usufruire di un mezzo veloce ed economico per la circolazione delle notizie. Questo è un dato innegabile, e occorre saperlo utilizzare in modo costruttivo». Il console generale è dotato, per carattere e per atteggiamento professionale, di una particolare sensibilità nei confronti di tutti gli strati di cui si compone la grande collettività italiana di Londra. Attento ai cambiamenti dei tempi, è consapevole del necessario processo di adeguamento cui sono soggetti taluni organi di rappresentanza della collettività».

«Il Comites – osserva Vanni d’Archirafi – è un soggetto destinato ad assumere nuove forme rispetto alle esigenze per le quali era stato concepito inizialmente, e pertanto si riformerà in modo da rispecchiare una realtà in evoluzione. Nato come trait-d’union tra la comunità e le istituzioni, deve diventare un punto di riferimento per tutti, compresa la nuova emigrazione professionale».

Il console generale ribadisce ai connazionali di Londra il proprio impegno a servire la comunità con dedizione e piena disponibilità. In questo importante incarico lo affianca la moglie Roberta che ha sempre dimostrato un genuino interesse a partecipare alle iniziative culturali e sociali nelle città in cui il marito è stato chiamato a rappresentare l’Italia. (Sagida Syed-Messaggero di sant’Antonio, edizione italiana per l’estero/Inform)

 


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