INFORM - N. 84 - 30 aprile 2010


PRIMO MAGGIO IN TICINO

Gianni Farina (Pd): “Una politica per affermare la cultura del lavoro”

Un saluto a tutti, di ogni provenienza e di ogni nazionalità, di ogni lingua e cultura. Contro gli attacchi ai diritti dei lavoratori e delle lavoratrici: in Italia in Svizzera e ovunque in Europa

 

Cari e care lavoratori e lavoratrici, Cari e care connazionali,

vi porto dal Parlamento repubblicano il saluto più caloroso e fraterno, lo porto a voi tutti, a ognuno di voi, a lavoratori di cui ho condiviso per tanti anni lo stesso destino, sui cantieri della Confederazione Elvetica nelle terre d’Africa e in Francia.

Ho vissuto con voi nelle baracche, ne ho condiviso l’impegno, l’onestà, il valore del sacrificio spinto sino e troppe volte alla perdita della vita.

Vi parlo qua a Castione, quasi accanto a quegli uffici della Otto Scerri in cui  ebbi modo, giovane tecnico di apprendere i primi rudimenti della mia futura attività lavorativa.

Figlio di un’umile famiglia valtellinese, i Farina, combattenti antifascisti e della resistenza, ho sempre profondamente sentito il valore della libertà e i problemi del lavoro.

Non è pensabile uno sviluppo umano e moderno dell’economia prescindendo dall’aspirazione e dall’attaccamento al lavoro. Sì, il diritto al lavoro per ogni uomo e donna, per i giovani che si affacciano alla vita lavorativa.

E il diritto alla sicurezza in un Mondo in cui le morti bianche sono quasi quotidiane e tragica realtà: sui cantieri, nelle costruzioni stradali e civili, dentro quelle gallerie in cui migliaia di lavoratori, pur nel miglioramento dei moderni sistemi di perforazione, vivono una vita sacrificata, difficile, spesso eroica.

Come membro del Parlamento italiano, ho potuto visitare i lavori di perforazione delle gallerie del San Gottardo. Permettetemi quindi di salutare le migliaia di lavoratori addetti alla costruzione di un’opera leggendaria. A quelli che ci lavorano a quelli che ci hanno lavorato. A quelli scomparsi per i quali abbassiamo commossi nel ringraziamento i nostri occhi e le nostre bandiere.

Un saluto a tutti, di ogni provenienza e di ogni nazionalità, di ogni lingua e cultura, nella convinzione che la durezza della roccia non si arrende docilmente agli idiomi, ma alla tempra, alla professionalità, all’ingegno, all’impegno di chi la violenta dall’alba al tramonto.  E l’augurio perché non abbiano a subire menomazioni e gravi infortuni.

Sui luoghi di lavoro infortuni, malattie e incidenti mortali: punire severamente i responsabili dei crimini.

Io considero assurdo che si debba morire per lavoro e lavorare talvolta per salari bassi, spesso indecenti, come se ognuno di loro fosse trattato come un numero: sì, un numero aggiunto ad un altro in quella infinita epopea che è nei secoli la storia del lavoro.

I vecchi e i nuovi fenomeni di rischio dentro il progressivo mutamento dell’organizzazione del lavoro. I rischi di infortunio per cui alziamo forte e chiaro il grido della protesta e l’anelito ad una maggiore sicurezza. E i rischi delle malattie frutto di tante e illimitate irresponsabilità, veri crimini per cui i colpevoli devono essere chiamati a rispondere e condannati.

Quell’amianto, uno dei tanti, che ha provocato e provocherà migliaia forse centinaia di migliaia di vittime innocenti, le più sconosciute, e per la maggior parte dei quali non sarà possibile nessun risarcimento civile e umano. La nostra indignazione è senza limiti e senza confini. Anche perché le famiglie così ingiustamente colpite chiedono solidarietà e giustizia. E tocca alle forze politiche e sociali, ai Parlamenti nazionali, impegnarsi e legiferare per una protezione più attenta del mondo del lavoro.

L’anelito che portò un grande artista ticinese di fine Ottocento, Vincenzo Vela, a scolpire un’opera dedicata ai duecento operai che caddero lavorando alla costruzione del primo traforo del San Gottardo negli ultimi decenni del secolo XIX., come ha ricordato il Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano, nel 2007, in occasione del conferimento delle Stelle al Merito del Lavoro e alla Memoria.

Dobbiamo impegnarci tutti per condizioni di lavoro sempre più umane, più rispettose dei bisogni e della dignità di tutti, dei giovani che si affacciano al lavoro, delle donne, di ogni lavoratore immigrato che è approdato a questa terra spinto dalla disperazione e dalla miseria e per costruire un avvenire più giusto per sé e per i suoi cari.

Contro i gravi e risorgenti fenomeni di precarietà, dovuti alla crisi economico-finanziaria in atto, ultimo drammatico esempio la Grecia, che non vanno barattati per la  mobilità imposta dalle ristrutturazioni tecnologiche delle moderne società post-industriali.

Contro gli attacchi ai diritti dei lavoratori: in Italia in Svizzera e ovunque in Europa. L’azione del Pd in Parlamento.

E voglio qui rimarcare l’importanza del voto referendario con il quale il popolo svizzero ha respinto, recentemente, l’attacco alle rendite delle casse pensioni dei lavoratori.

E la decisione del Presidente della Repubblica Italiana di rinviare in Parlamento perché sia modificato il disegno di legge collegato alla finanziaria per quanto riguarda l’arbitrato nei contenziosi tra i lavoratori e impresa, dando  ragione alla lotta da noi condotta in Parlamento contro le norme che ritenevamo vessatorie nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori.

Tante sono le norme sociali che si vorrebbero smantellare e, non per ultima, l’attacco all’assicurazione contro la disoccupazione che vorrebbe punire le persone licenziate durante la crisi, come l’attacco, fallito, grazie alla mobilitazione dei frontalieri ed alla solidarietà generale, al secondo pilastro, dal monitoraggio fiscale ideato dal ministro Tremonti.

Sì alle parole d’ordine del sindacato: Lavoro, salario, rendite per tutti. Sono garanzia di progresso e di pace sociale. Perché non abbiano più a ripetersi scandalosi fenomeni di divisione e sfruttamento del lavoro nero, come è avvenuto ultimamente a Rosarno in Calabria, contrassegnati da episodi di violenza e da contrapposizioni sporcate dall’odio e da sentimenti xenofobi.

Dobbiamo recuperare la memoria dei nostri passati sentimenti. Di come eravamo, delle vicende che abbiamo vissuto. Per costruire ciò che vogliamo essere oggi. Per ridare al lavoro la centralità nel contesto del moderno sviluppo economico e sociale.

Senza la riaffermazione della cultura del lavoro e il recupero della memoria collettiva, ogni nostra affermazione di solidarietà e fraternità universale, apparirà astratta e vana. Sono i valori di sempre. Quelli che ci hanno portato a chiedere, a ognuno incontrato nel corso della vita, non da dove viene ma dove vuole andare. Per costruire assieme un avvenire comune: in Ticino, in Svizzera, in Italia, in Europa e nel Mondo.

Per noi tutti. Per quelli che verranno, per i nostri figli e per i loro. Buon Primo Maggio, care e cari lavoratrici e lavoratori! (Gianni Farina*Inform)

* Deputato eletto per il Pd nella ripartizione Europa

 


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