INFORM - N. 84 - 30 aprile 2010


DOCUMENTAZIONE - SENATO

Secondo incontro delle Rappresentanze dei cittadini europei che vivono in uno Stato Membro diverso da quello d'origine e fuori dai confini dell'Unione

"L'Europa in movimento: da migranti a cittadini europei". Intervento introduttivo del segretario generale del CGIE Elio Carozza

 

….da PARIGI a ROMA sulla strada per BRUXELLES  

Va riconosciuto il merito al Consiglio dei Francesi all’Estero di aver aperto a Parigi, nel settembre 2008,  la strada per una più specifica attenzione delle Istituzioni europee a " l''Europe en Mouvement" e di averne indicato le priorità per una più compiuta  integrazione dei cittadini europei residenti fuori dai confini dei Paesi di origine.

Oggi, a Roma, l’appuntamento promosso dal Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, e significativamente organizzato dal Senato della Repubblica italiana,  costituisce, di fatto, elemento determinante del percorso, avviato dal semestre di Presidenza francese dell’Unione Europea, per  il superamento dei differenziali di sviluppo ed il formale riconoscimento da parte della UE degli organismi rappresentativi dei cittadini europei non residenti nel proprio Paese d’origine.

Siamo qui, oggi, per traghettare quell’innovativo auspicio verso un concreto impegno dell’affermazione dei diritti dei migranti comunitari nel contesto della governance istituzionale  delle politiche dell’Europa a 27.

Ed è significativo che l’accelerazione al processo  di integrazione avvenga per iniziativa del Consiglio Generale degli Italiani all’estero, del Paese che ha registrato il più alto contributo all’esodo dei connazionali all’estero in Europa come nei Paesi transoceanici .

 Un Paese che ha, altresì, raggiunto il più esteso livello di rappresentanza democratica dei propri emigrati,  all’estero come in Italia, attraverso  l’istituzione dei Comitati degli Italiani all’estero nei Paesi dove più numerosa è la presenza di cittadini italiani, l’istituzione del CGIE,  l’elezione dei Parlamentari della Circoscrizione Estero, le consulte ed i consigli regionali dell’emigrazione.

Ebbene, questo Consiglio ritiene che sia giunto il momento di prevedere anche all’interno dell’architettura istituzionale dell’Unione innovative forme di governance delle politiche indirizzate o che coinvolgono i cittadini "en mouvement".

Riteniamo, infatti, che i tempi siano maturi per il passaggio da una politica che impatta indirettamente sulla condizione di mobilità dei cittadini europei ad una politica che governa i processi derivanti dalla condizione di oggettiva disomonegenità,  cui  tali cittadini sono sottoposti nel rispetto delle peculiarità delle legislazioni e dei regolamenti nazionali dei Paesi partner.

E' fondamentale, quindi,  che,  per un reale progresso della vita democratica dell’Unione, si percorrano tutte le strade aperte dal diritto alla libertà di circolazione in Europa, sancita e garantita in tutti gli Stati membri dalla Direttiva Europea 2004/38/CE .

Occorre rendere di fatto compiuta la sua attuazione ovunque all’interno dei confini dell’Unione in tutti i settori della vita, assicurando a tutti i cittadini  "en mouvement",  ed ai loro familiari (comunitari od extraeuropei), l’eguaglianza dei diritti.

Una condizione che riteniamo debba essere superata attraverso l’istituzione di soggetti di riferimento per ruolo e competenze al vertice dell’architettura costituzionale europea.

Noi crediamo - nel segno e nel ricordo dell’Europa di Altiero Spinelli – ad un ruolo forte dell’Unione, garante di quei diritti democratici e libertà civili dalle quali essa trae il suo stesso fondamento.

Noi riteniamo, proprio per il nostro status di cittadini "en mouvement", appartenenti ad una dimensione transnazionale, di essere i più diretti interlocutori dell’Unione e come tali rivendichiamo la nostra cittadinanza europea con quanto essa comporta in termini di tutela dei diritti, legislazione, educazione, mantenimento delle identità originarie, servizi…

Per tale motivo riteniamo che la nascita di un Consiglio Generale degli Europei residenti in uno Stato Membro diverso da quello d'origine  non sia più rinviabile. Un organismo consultivo, emanazione dei rappresentanti nazionali degli europei residenti all’estero, e come tale elemento di collegamento permanente con gli organismi comunitari e fra questi ed i cittadini “en mouvement”.

Auspichiamo, dunque, che i vertici dell’Unione compiano i dovuti passi perché tale organismo cominci a prendere forma e sostanza, accelerando il processo di  partecipazione dei cittadini comunitari.

Di conseguenza, consideriamo essenziale che vengano affidate ad un "Commissario" le  competenze dirette in materia di governance ed i processi nella gestione e l’aggiornamento dello sportello unico accessibile a tutti i cittadini europei.

Ed alla stessa stregua giudichiamo improcrastinabile la nascita di un’Agenzia europea ad hoc che assicuri, l’analisi, l’aggiornamento ed il monitoraggio della politica europea dei cittadini europei residenti fuori dai loro paesi d’origine.

Sono queste le richieste che sosterremo concretamente nei prossimi giorni e mesi presso la Commissione Europea e l’Europarlamento.

Impegni ormai indifferibili in un contesto storico di transizione quanto mai problematico – culminato nei mesi successivi all’incontro di Parigi - che ha indotto ad un incremento delle dinamiche migratorie dentro e fuori i confini della UE, cui corrispondono politiche nazionali eterogenee, quando non contrastanti con gli stessi principi e valori comunitari, determinando condizioni di incertezza e situazioni di diseguaglianza fra i cittadini dell’Unione Europea.

L’incontro delle rappresentanze degli organismi dei cittadini europei non residenti nel proprio Paese di origine nella città di Roma, dove fu firmato il Trattato fondativo della CEE,  intende, dunque,  sancire l’irreversibile passaggio dalla condizione di migranti comunitari ad una cittadinanza piena dell’Unione.

Oltre 20 milioni di donne e di uomini, che si sono via via aggiunti ai pionieri dell’emigrazione in Europa, i primi cittadini europei,  il cui contributo di lavoro, e talvolta di sangue - come non ricordare la tragedia mineraria di Marcinelle in Belgio e le tante piccole e grandi Marcinelle in Europa – ha fatto sì che la Comunità si impegnasse nella tutela dei diritti sociali dei lavoratori degli Stati membri, inaugurando una nuova stagione in termini di sicurezza sociale.

Ma l’esistenza di quei pionieri dell’Europa ha voluto dire anche molto altro: conoscenza e diffusione di valori umani e culturali, di credenze e modelli di vita, che  hanno reso possibile la costruzione dell’attuale Unione Europea.  A quel nucleo forte,  che ha dato il proprio personale contributo alla costruzione dell’Europa, trasmettendo la ricchezza dei propri ideali e saperi, vogliamo rendere oggi il nostro omaggio e la nostra riconoscenza.

Ed in ragione di tale riconoscimento, sosteniamo il dovere dell’Unione  di porre particolare attenzione, a cominciare dall’adozione della Carta dei diritti fondamentali, ai diritti e  doveri dei cittadini comunitari, e di coloro che hanno la doppia nazionalità, residenti fuori dai confini dell’Unione e nello specifico nei paesi europei frontalieri dell’Unione e nei Paesi che fanno parte del Consiglio d’Europa e dell’Unione per il Mediterraneo.

Cittadini verso i quali, purtroppo, sembra sussistere, sia a livello nazionale che comunitario, una sempre maggiore ipertrofia dell’attenzione ed una mancanza di prospettiva che ci auguriamo possa essere superata, con la conclusione di specifici accordi con i Paesi di residenza, da parte dell'Unione.

Una presenza ed un ruolo, quello del Ministro degli Esteri e della Sicurezza, previsto dal trattato costituzionale, che ci auspichiamo possa contribuire insieme agli altri Commissari alla vigilanza sui diritti dei cittadini europei nei Paesi non comunitari  nel rispetto dei principi che sottendono alla Politica estera comunitaria, anche attraverso  il servizio diplomatico costituito dalle delegazioni presenti in quasi 125 paesi.

In tale contesto, ribadiamo – in piena concordanza con il documento finale di Parigi – l’essenzialità  del confronto con gli Stati membri sulle iniziative di razionalizzazione della rete diplomatica e consolare che coinvolgono gli europei residenti ovunque nel Mondo. 

A tal proposito, il CGIE intende far presente l’iniziativa del Senato italiano dei giorni scorsi in materia, allorché la Commissione Affari Esteri ed Emigrazione ha espresso la propria raccomandazione perché nella prevista riorganizzazione del Ministero degli Affari Esteri.

".....si metta maggiormente a fuoco il raccordo con la politica estera dell'Unione europea, sotto il profilo delle strutture amministrative chiamate a collaborare con l'istituendo servizio europeo per l'azione esterna, assicurando l'unitarietà dell'indirizzo politico, e tenendo altresì conto che detto servizio si sta strutturando per aree geografiche” (… ).

Facendo nostra la citazione di Tucidide che precede  il preambolo al progetto di Trattato Costituzionale, il quale afferma "La nostra Costituzione (...) si chiama democrazia perché il potere non è nelle mani di pochi, ma dei più" - riteniamo indispensabile che il riconoscimento politico dell’Europa "en mouvement" all’interno delle Istituzioni europee debba passare attraverso il confronto diretto con gli organismi di rappresentanza generale dei 500 milioni di cittadini europei, ovvero dell’Europarlamento.

E' in questa sede paneuropea che il confronto tra le diverse politiche economiche, occupazionali, sociali e strutturali trova la sua storica ragion d’essere, rafforzando - attraverso il mandato democratico affidato dai cittadini europei - la coerenza politica globale dell’architettura di governance e del coordinamento della UE a vantaggio dei cittadini e dei loro diritti.

Chiederemo, dunque, alle Istituzioni Europee che il prossimo appuntamento  si tenga a Bruxelles  in un’ "Agorà "  che permetta un diretto confronto fra gli europarlamentari e le rappresentanze dei cittadini de" l'Europe en mouvement  sul processo di costituzione di un’ appropriata organizzazione istituzionale delegata alla governance del coordinamento delle politiche UE dei cittadini europei migranti. 

Sarà quella la sede della legittimazione delle nostre richieste perché prevalga il principio di sussidiarietà ribadito dal Trattato di Lisbona.

Coerentemente, in considerazione dell’alta mobilità che accompagna i processi di mondializzazione, riteniamo fondamentale la più ampia partecipazione dei cittadini alla nascita delle nuove istituzioni politiche attraverso l’iniziativa diretta, prevista dal Trattato di Lisbona, e lanciata nei giorni scorsi dalla Commissione Europea. 

Iniziativa che ci offre l’opportunità di approfondire, in questa sede, elementi che consideriamo imprescindibili per una piena inclusione sociale, culturale e politica delle attuali come delle future generazioni di cittadini europei.

Se a fondamento delle nostre richieste vi è la necessità che l’Unione metta fine a disomogeneità e diseguaglianze che contraddistinguono spesso la vita dei cittadini "en mouvement", esso è pertinente alla nostra salda coscienza europea e alla piena adesione ai suoi valori e obiettivi: dal pluralismo, alla tolleranza, la giustizia, la solidarietà e la non discriminazione per il raggiungimento della pace, giustizia, lo Stato di diritto e lo  sviluppo sostenibile, insieme progresso sociale e lotta alla emarginazione sociale ed alla discriminazione.

Siamo, d’altra parte, convinti che la cittadinanza europea nasca nelle scuole, che sono l’elemento primario nel dare agli studenti la formazione necessaria ad ampliare.

Se è nell’attribuzione della cittadinanza dell’Unione  e nella partecipazione democratica al processo decisionale che si forma la coscienza politica e l’identità comune,  tale identità non può che essere alla base della formazione dei giovani, laddove oggi rimane invece ai margini dell’insegnamento, negli istituti della scuola primaria come nelle Università.

Non sfuggono certamente all’attenzione i programmi e le attività che in questi decenni hanno registrato l’operatività di scambi, gemellaggi, azioni comuni fra le scuole degli Stati Membri e di cui  ricordo, in questa sede, la proficua realtà dei programmi Erasmus, che hanno offerto ai nostri giovani opportunità di conoscenza ed una dimensione multiculturale e plurilinguistica inopinabile in precedenza.

Oltre alle migliaia di iniziative sperimentali condotte con il sostegno degli enti locali ed il mondo del volontariato. Ma dobbiamo realisticamente riconoscere che tali esperienze  non hanno abbattuto le barriere della burocrazia di singoli Stati. Vi è ancora una discrepanza tra il sempre maggiore impatto delle misure comunitarie sui cittadini dell’Unione e la dimensione quasi esclusivamente nazionale delle strutture formative, come nella partecipazione al processo democratico.

Attualmente, i membri dell’Unione godono di molti vantaggi: un mercato libero con una moneta che facilita i commerci e migliora la stabilità economico-finanziaria, assicura maggiori diritti per i lavoratori, garantisce la libera circolazione delle persone, una migliore tutela ambientale, opportunità di viaggiare e conoscere altre realtà all’interno della Comunità, ma tali vantaggi vengono per lo più percepiti dai nostri giovani come fini a se stessi. Come facilitazioni di una condizione transnazionale prodotta dallo sviluppo e dalla mondializzazione dei trasporti e non come effetto di una nuova dimensione identitaria e politica europea, da comprendere ed  interrogare.

E' dunque, in nome di questi valori che sosteniamo debbano essere messe in atto strategie più inclusive nella formazione dei nostri giovani perché comprendano e facciano loro fin dalla più tenere età quella coscienza europea  che il Trattato di Lisbona ha solennemente proclamato, sottolineando il valore della dignità umana e dell'uguaglianza, maggiore conoscenza ed apertura agli sviluppi di un mondo sempre più interconnesso.

Riteniamo che sia giunto il momento che l’insegnamento della storia, dei valori e dell’architettura istituzionale europea diventi materia curriculare all’interno dei sistemi scolastici e formativi dei 27 Paesi dell’Unione.

Si tratta di un primo doveroso passo verso la comprensione del percorso fin qui raggiunto, tappa dopo tappa, grazie alla dimensione culturale e politica di un gruppo di moderni illuministi. Un gruppo di uomini che nelle difficoltà della guerra giunsero a concepire ideali transnazionali unitari originati dalla storia dei nostri popoli e che nella "città eterna" sancirono il loro patto d’azione.. 

Ed è alla luce della nostra storia, quali esponenti del Consiglio Generale degli Italiani all’estero e convinti assertori dei  valori e obiettivi dell’Unione -  che vorrei ancora una volta ricordare: il pluralismo, la tolleranza, la giustizia, la solidarietà e la non discriminazione - che riteniamo debba essere compiuta un’approfondita riflessione da parte dell’Unione circa il superamento della fase nazionalistica nel riconoscimento della cittadinanza ai cittadini provenienti da altre aree del mondo. Una riflessione ormai improrogabile!

Facciamo, pertanto nostra la richiesta dei migranti extracomunitari del riconoscimento dei diritti fondamentali, il rafforzamento del coinvolgimento nel processo democratico e l’inclusione sociale, la lotta contro il razzismo e la xenofobia, la promozione del dialogo interreligioso.

Signore e Signori, rappresentanti dei cittadini europei "en mouvement" siamo consapevoli che le richieste avanzate oggi, a Roma, non costituiscano che una parte delle esigenze enunciate nel corso della prima riunione a Parigi, ma siamo altrettanto consci che tali proposte siano elementi essenziali per avviare un concreto dialogo dei nostri organismi con le Istituzioni dell’Unione nel quadro di un più ampio disegno politico di piena inclusione sociale.  (Elio Carozza, Segretario Generale del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero)

Inform

 


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