ASSEMBLEA PLENARIA
CGIE
Il dibattito sulla proposta di riforma di Comites e Cgie
in discussione alla Commissione Esteri del Senato
Sarà esplorata dal Cgie ogni possibilità di dialogo per
eventuali emendamenti dell’ultima ora al testo del relatore Tofani
Gli interventi del segretario generale Carozza, del senatore
Micheloni, del presidente della Consulta emiliano-romagnola Bartolini e dei
consiglieri Lizzola, Nardelli, Schiavone, Lombardi, Bertali, Inchingoli, Pozzetti
e Mangione
ROMA –
La seduta pomeridiana del secondo giorno del Cgie si è aperta con un momento
di riflessione sulla figura del consigliere di nomina governativa Archimede
Bontempi, scomparso all’inizio dell’anno. Il segretario generale del Cgie Elio
Carozza ha poi informato i consiglieri sull’esito dell’audizione svolta davanti
al Comitato per le Questioni degli Italiani all’Estero del Senato. L’incontro,
che ha avuto come protagonisti il segretario generale, quasi tutti i presidenti
delle commissioni tematiche del Cgie e una nutrita schiera di senatori,
è stato descritto da Carozza come un momento di apertura e chiarezza in cui
è stata affrontata soprattutto la questione del decreto che rinvia fino
al 2012 le elezioni dei Comites e del Cgie. Anche alla luce di questo
rinnovato interesse verso le istanze del Consiglio Generale, Carozza ha espresso
soddisfazione per l’esito dell’audizione ed ha sottolineato la necessità di
tornare ad avere un rapporto normale con le istituzioni. L’esigenza di riprendere
il dialogo è stata evidenziata anche dal senatore del Pd Claudio Micheloni,
eletto nella ripartizione Europa, che ha inoltre evidenziato come l’alto numero
di senatori presenti all’audizione dei vertici del Cgie rappresentino di per
se un positivo segnale d’interesse.
Il Consiglio
Generale ha poi approvato all’unanimità un documento (riportato in questo numero
in versione integrale), che sarà inviato ai presidenti di Camera e Senato, al
governo, e ai gruppi parlamentari, in cui si esprime preoccupazione per la decisione
dell’esecutivo di rinviare per decreto l’elezione dei Comites e del Cgie. Il
testo chiede inoltre un ripensamento di tale decisione e auspica un dialogo
più continuo fra il Cgie e il ministro degli Affari Esteri.
Elio Carozza
nell’introdurre il dibattito sulla riforma dei Comites e del Cgie ha ricordato
l’esigenza di inquadrare le modifiche delle leggi istitutive degli organi di
rappresentanza degli italiani all’estero nella più ampia stagione delle riforme
costituzionali che si sta rapidamente avvicinando. Il segretario generale ha
inoltre sottolineato la necessità di non trascurare eventuali aperture al dialogo
che possano portare all’introduzione di ulteriori emendamenti al disegno di
legge Tofani in discussione alla Commissione Esteri del Senato.
Dopo l’intervento
del consigliere di nomina governativa Claudio Lizzola che ha auspicato il varo
di una riforma sulla rappresentanza condivisa e in
regola con
il futuro impianto federale dell’Italia, il vice segretario generale per i Paesi
dell’America Latina Francisco Nardelli ha ipotizzato un ulteriore sforzo del
Cgie volto ad elaborare un documento complessivo su tutto il sistema della rappresentanza.
“Affrontiamo questa sfida – ha esortato Nardelli – per dare un ulteriore contributo
a quanto già fatto”.
“Durante il
lavoro nel Comitato ristretto che ha elaborato la proposta di legge Tofani
– ha affernato il senatore Micheloni – abbiamo cercato di portare nel possibile
una rappresentanza organica a fronte di posizioni trasversali alle forze politiche
che apparivano perlopiù orientate a togliere questa prerogativa. Noi pensavamo
che la riforma era vitale per salvare la rappresentanza e non era immaginabile
una semplice operazione cosmetica su questi istituti… Il testo che abbiamo elaborato
non è sicuramente la migliore delle ipotesi, ma è quella che può camminare nella
realtà politica. Se un giorno verrà lo stato federale questo nuovo consiglio
generale, previsto dalla bozza Tofani, darà alle regioni, senza che venga intaccata
la loro autonomia, un luogo dove discutere politiche comuni”. Il senatore del
Pd ha auspicato un incontro fra i vertici del Cgie e il relatore del testo
di riforma degli organi di rappresentanza in discussione al Senato, l’unico
che può ancora presentare emendamenti, e ha annunciato l’imminente avvio dell’iter,
presso la prima Commissione del Senato, della proposta di riforma della
legge di attuazione del voto all’estero.
“Sono
stupita – ha affermato il presidente della Consulta emiliano-romagnola Silvia
Bartolini - della disposizione che nella proposta di riforma della rappresentanza
prevede la presenza nel nuovo Cgie dei presidenti delle regioni o degli assessori
competenti. Vi è infatti il problema che spetta alle regioni, sulla base
della ripartizione dei poteri fra Stato e Regioni, decidere le modalità d’attenzione
alle politiche sull’emigrazione e il livello d’interazione con il Cgie.
Non risulta – ha proseguito
Dopo l’intervento
del componente del Cdp per l’Europa Michele Schiavone che ha invitato il Cgie
ad elaborare un documento volto a suggerire obiettivi certi ed inderogabili
rispetto alla riforma degli organi di rappresentanza, anche il consigliere di
nomina governativa Norberto Lombardi (Pd) ha auspicato l’avvio di un dialogo
sulla bozza Tofani, purché però della riforma vengano garantiti alcuni punti
fermi. Secondo Lombardi infatti i Comites dovranno mantenere uno stretto
e diffuso collegamento con il territorio e avere la possibilità sia di accogliere
gli oriundi, sia di conservare poteri sostanziali, come ad esempio i pareri
sulla stampa specializzata . Per quanto riguarda invece le modifiche al Cgie
Lombardi ha evidenziato l’esigenza di salvaguardare la natura di questo organismo
di rappresentanza, che non è assimilabile nei poteri dei parlamentari eletti
all’estero, e di evitare l’elemento di rottura insito nell’introduzione dei
presidenti delle Regioni all’interno del Consiglio Generale. Una disposizione
che va contro l’autonomia delle regioni. Dal canto suo il consigliere Alberto
Bertali (Gbr.) ha sottolineato la necessità di evitate il muro contro muro e
di cercare di ottenere il possibile sulla riforma, accettando anche qualche
compromesso. Bertali ha inoltre ipotizzato l’avvio di un’operazione di immagine
che faccia conoscere e vedere gli aspetti positivi del Cgie. L’idea di far ripartire
il confronto è stata sostenuta anche dal vice presidente della VI Commissione
Antonio Inchingoli (MCL) che ha auspicato l’attivazione di un tavolo tecnico
legislativo, per la riforma di Comites e Cgie, in cui possano confrontarsi il
governo, il Consiglio generale, le regioni, i comites e le associazioni. “Io
credo che il dialogo - ha dal canto suo affermato il consigliere
di nomina governativa Claudio Pozzetti (Frontalieri- Cgil) - sia sempre auspicabile
e che tutto sia emendabile. Bisogna quindi cogliere la possibilità di un confronto
con il relatore della riforma in discussione al Senato”. “Il Cgie – ha
ricordato Silvana Mangione, vice segretario generale per i Paesi Anglofoni -
rappresenta le comunità nel mondo e propone idee. Il Cgie non è un doppione
dei parlamentari eletti all’estero che legiferano e rappresentano tutto il popolo
italiano. E’ dunque necessario che nella riforma il Consiglio Generale, che
raccorda le collettività, le istituzioni e le regioni, continui ad essere un
organo di rappresentanza. Nella nuova legge deve anche apparire il concetto
che al Cgie spetta il compito di fare sintesi delle istanze delle comunità
all’estero”.
La seduta si
è conclusa con l’intervento del segretario generale Carozza che ha evidenziato
come dal dibattito sia emersa la disponibilità del Cgie ad esplorare le opportunità
ancora sul tappeto per un possibile contributo alla stesura della riforma.(G.M.-