INFORM - N. 83 - 29 aprile 2010


ASSEMBLEA PLENARIA CGIE

Il dibattito sulla proposta di riforma di Comites e Cgie in discussione alla Commissione Esteri del Senato

Sarà esplorata dal Cgie ogni possibilità di dialogo per eventuali emendamenti dell’ultima ora al testo del relatore Tofani

Gli interventi del segretario generale Carozza, del senatore Micheloni, del presidente della Consulta emiliano-romagnola Bartolini e dei consiglieri Lizzola, Nardelli, Schiavone, Lombardi, Bertali, Inchingoli, Pozzetti e Mangione

 

ROMA –  La seduta pomeridiana del secondo giorno del Cgie si è aperta con un momento di riflessione sulla figura del consigliere di nomina governativa Archimede Bontempi, scomparso all’inizio dell’anno. Il segretario generale del Cgie Elio Carozza ha poi informato i consiglieri sull’esito dell’audizione svolta davanti al Comitato per le Questioni degli Italiani all’Estero del Senato. L’incontro, che ha avuto come protagonisti il segretario generale, quasi tutti i presidenti delle commissioni tematiche del  Cgie e una nutrita schiera di senatori, è stato descritto da Carozza come un momento di apertura e chiarezza in cui è stata affrontata soprattutto la  questione del decreto che rinvia fino al 2012 le elezioni dei Comites e del Cgie.  Anche alla luce di questo rinnovato interesse verso le istanze del Consiglio Generale, Carozza ha espresso soddisfazione per l’esito dell’audizione ed ha sottolineato la necessità di tornare ad avere un rapporto normale con le istituzioni. L’esigenza di riprendere il dialogo è stata evidenziata anche dal senatore del Pd Claudio Micheloni, eletto nella ripartizione Europa, che ha inoltre evidenziato come l’alto numero di senatori presenti all’audizione dei vertici del Cgie rappresentino di per se un positivo segnale d’interesse.

Il Consiglio Generale ha poi approvato all’unanimità un documento (riportato in questo numero in versione integrale), che sarà inviato ai presidenti di Camera e Senato, al governo, e ai gruppi parlamentari, in cui si esprime preoccupazione per la decisione dell’esecutivo di rinviare per decreto l’elezione dei Comites e del Cgie. Il testo chiede inoltre un ripensamento di tale decisione e auspica un dialogo più continuo fra il Cgie e il ministro degli Affari Esteri.   

Elio Carozza nell’introdurre il dibattito sulla riforma dei Comites e del Cgie ha ricordato l’esigenza di inquadrare le modifiche delle leggi istitutive degli organi di rappresentanza degli italiani all’estero nella più ampia stagione delle riforme costituzionali che si sta rapidamente avvicinando. Il segretario generale ha inoltre sottolineato la necessità di non trascurare eventuali aperture al dialogo che possano portare all’introduzione di ulteriori emendamenti al disegno di legge Tofani in discussione alla Commissione Esteri del Senato.     

Dopo l’intervento del consigliere di nomina governativa Claudio Lizzola che ha auspicato il varo di una riforma sulla rappresentanza condivisa e in   

regola con il futuro impianto federale dell’Italia, il vice segretario generale per i Paesi dell’America Latina Francisco Nardelli ha ipotizzato un ulteriore sforzo del Cgie volto ad elaborare un documento complessivo su tutto il sistema della rappresentanza. “Affrontiamo questa sfida – ha esortato Nardelli – per dare un ulteriore contributo a quanto già fatto”.

“Durante il lavoro nel  Comitato ristretto che ha elaborato la proposta di legge Tofani – ha affernato il senatore Micheloni – abbiamo cercato di portare nel possibile una rappresentanza organica a fronte di posizioni trasversali alle forze politiche che apparivano perlopiù orientate a togliere questa prerogativa. Noi pensavamo che la riforma era vitale per salvare la rappresentanza e non era immaginabile una semplice operazione cosmetica su questi istituti… Il testo che abbiamo elaborato non è sicuramente la migliore delle ipotesi, ma è quella che può camminare nella realtà politica. Se un giorno verrà lo stato federale questo nuovo consiglio generale, previsto dalla bozza Tofani, darà alle regioni, senza che venga intaccata la loro autonomia, un luogo dove discutere politiche comuni”. Il senatore del Pd  ha auspicato un incontro fra i vertici del Cgie e il relatore del testo  di riforma degli organi di rappresentanza in discussione al Senato, l’unico che può ancora presentare emendamenti, e ha annunciato l’imminente avvio dell’iter, presso la prima Commissione del Senato,  della proposta di riforma della legge di attuazione del voto all’estero.

 “Sono stupita – ha affermato il presidente della Consulta emiliano-romagnola Silvia Bartolini - della disposizione che nella proposta di riforma della rappresentanza prevede la presenza nel nuovo Cgie dei presidenti delle regioni o degli assessori competenti. Vi è infatti il  problema che spetta alle regioni, sulla base della ripartizione dei poteri fra Stato e Regioni, decidere le modalità d’attenzione alle politiche sull’emigrazione e il livello d’interazione  con il Cgie. Non risulta – ha proseguito la Bartolini- che da parte della Conferenza dei presidenti vi sia stata una indicazione precisa sulla questione…Ma allora a cosa serve la Conferenza Stato- Regioni - Province autonome – Cgie?”.

Dopo l’intervento del componente del Cdp per l’Europa Michele Schiavone che ha invitato il Cgie ad elaborare un documento volto a suggerire obiettivi certi ed inderogabili rispetto alla riforma degli organi di rappresentanza, anche il consigliere di nomina governativa Norberto Lombardi (Pd) ha auspicato l’avvio di un dialogo sulla bozza Tofani, purché però della riforma vengano garantiti alcuni punti fermi. Secondo  Lombardi infatti i Comites dovranno mantenere uno stretto e diffuso collegamento con il territorio e avere la possibilità sia di accogliere gli oriundi, sia di conservare poteri sostanziali, come ad esempio i pareri sulla stampa specializzata . Per quanto riguarda invece le modifiche al Cgie Lombardi ha evidenziato l’esigenza di salvaguardare la natura di questo organismo di rappresentanza, che non è assimilabile nei poteri dei parlamentari eletti all’estero, e di evitare l’elemento di rottura insito nell’introduzione dei presidenti delle Regioni all’interno del Consiglio Generale. Una disposizione che va contro l’autonomia delle regioni. Dal canto suo il consigliere Alberto Bertali (Gbr.) ha sottolineato la necessità di evitate il muro contro muro e di cercare di ottenere il possibile sulla riforma, accettando anche qualche compromesso. Bertali ha inoltre ipotizzato l’avvio di un’operazione di immagine che faccia conoscere e vedere gli aspetti positivi del Cgie. L’idea di far ripartire il confronto è stata sostenuta anche dal vice presidente della VI Commissione Antonio Inchingoli (MCL) che ha auspicato l’attivazione di un tavolo tecnico legislativo, per la riforma di Comites e Cgie, in cui possano confrontarsi il governo, il Consiglio generale, le regioni, i comites e le associazioni. “Io credo che il dialogo   -  ha dal canto suo affermato il consigliere di nomina governativa Claudio Pozzetti (Frontalieri- Cgil) - sia sempre auspicabile e che tutto sia emendabile. Bisogna quindi cogliere la possibilità di un confronto con il relatore della riforma in discussione al Senato”.  “Il Cgie – ha ricordato Silvana Mangione, vice segretario generale per i Paesi Anglofoni - rappresenta le comunità nel mondo e propone idee. Il Cgie non è un doppione dei parlamentari eletti all’estero che legiferano e rappresentano tutto il popolo italiano. E’ dunque necessario che nella riforma il Consiglio Generale, che raccorda le collettività, le istituzioni e le regioni, continui ad essere un organo di rappresentanza. Nella nuova legge deve anche apparire il concetto che al Cgie  spetta il compito di fare sintesi delle istanze delle comunità all’estero”.

La seduta si è conclusa con l’intervento del segretario generale Carozza che ha evidenziato come dal dibattito sia emersa la disponibilità del Cgie ad esplorare le opportunità ancora sul tappeto per un possibile contributo alla stesura della riforma.(G.M.- Inform) 

 

 


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