ASSEMBLEA PLENARIA
CGIE
Stamani la conclusione dei lavori con il dibattito sul
voto all’estero
Approvato un documento che contiene alcuni suggerimenti
per il miglioramento dell’esercizio del voto all’estero. La proposta verrà inviata
al Parlamento in vista di una ridefinizione normativa delle sue modalità
ROMA – Con il dibattito sul voto all’estero e sul piano
di ristrutturazione della rete consolare italiana si sono conclusi stamani alla
Farnesina i lavori dell’Assemblea plenaria del Consiglio generale degli italiani
all’estero.
In apertura, l’intervento di Silvana Mangione, componente
del Comitato di presidenza che, insieme a Gian Luigi Ferretti, è stata incaricata
della redazione di una bozza di documento relativa all’esercizio del voto all’estero
che raccogliesse alcuni suggerimenti in vista di un suo miglioramento.
La bozza, approvata oggi dall’assemblea, verrà inviata
al Parlamento per fare in modo che l’iter legislativo relativo a proposte di modifiche
sull’esercizio di voto – 12 sarebbero ad oggi le proposte in materia già depositate
– possa trarne beneficio, così come l’indagine conoscitiva attualmente in corso
al Senato nelle Commissioni Affari Esteri e costituzionali riunite (I e III).
“Le questioni sulle quali occorre soffermasi per valutare
modifiche al sistema del voto all’estero sono le modalità che possano garantire
il voto personale, libero, segreto ed uguale" – ha affermato Silvana Mangione,
specificando che il documento sarà introdotto da una breve illustrazione dei paesi
che hanno preceduto l’introduzione di questo strumento legislativo. Uno strumento,
ha aggiunto “che è interesse della collettività residente all’estero mantenere,
vista la possibilità così ottenuta di eleggere rappresentanti che appartengono
al territorio di insediamento dei connazionali”.
Tra le proposte che possono essere prese in considerazione
per un miglioramento del meccanismo di voto, l’invio dei plichi elettorali attraverso
posta assicurata, la stampa delle schede in Italia ed un rigido controllo sulla
loro consegna ai consolati come sulla loro restituzione, in vista dello spoglio.
Apprezzate anche alcune indicazioni presenti nella proposta di legge recentemente
presentata da Marco Zacchera (Pdl), presidente alla Camera del Comitato permanente
per gli italiani all’estero, come un sistema misto di voto: per corrispondenza
e, nello stesso tempo, anche attraverso seggi allestiti in loco. Nel documento
si suggerisce di valutare l’ipotesi di introdurre un’opzione per l’esercizio di
voto per corrispondenza, oppure prevedere “il rovesciamento del meccanismo di
opzione così come oggi è concepito, per cui il cittadino stesso dovrà farsi parte
attiva, comunicando la propria intenzione di votare all’estero”. “Non è possibile
pensare di eliminare il voto per corrispondenza – precisa Mangione – perché ciò
penalizzerebbe i cittadini residenti nei territori di ampiezza non paragonabile
a quella dell’area europea”.
Una questione tutta da affrontare quella dell’informazione,
che consente la libertà del voto, ossia “la garanzia di un’informazione capillare,
un numero di dibattiti elettorali sufficiente per far conoscere tutti i candidati
nelle diverse ripartizioni – si legge nel documento – e l’imposizione di pene
per chi sottopone l’elettore a pressioni”.
Viene segnalata ancora una discrepanza tra schedari consolari
ed elenchi dell’AIRE gestiti dal Ministero dell’Interno, per cui si propone di
valutare l’utilizzo esclusivo dei primi oppure “una sollecitazione ai Comuni affinché
aggiornino prontamente i registri dell’AIRE su richiesta dei Consolati”.
A questo proposito, nel corso del dibattito, il direttore
per gli italiani all’estero e le politiche migratorie del Mae, Carla Zuppetti,
ha ricordato che “l’operazione di allineamento tra anagrafe consolare e AIRE è
stata ripetuta più volte nel corso di questi anni”. “I connazionali compresi nell’elenco
aggiornato ai fini del voto all’estero sono passati dai 3.439.846 del 2004 – ha
segnalato
Secondo il documento illustrato dalla Mangione, il sistema
della rappresentanza basato sulla circoscrizione Estero non va invece toccato
“perche garantisce l’assunzione di responsabilità da parte del candidato eletto
rispetto alla collettività da cui proviene e che lo ha scelto”. Si parla poi,
per quanto riguarda l’elettorato passivo – ossia la possibilità di candidarsi
– dell’introduzione di vincoli di residenza all’estero che possono andare dai
3 ai 5 anni, - così come richiesto, nel corso del dibattito da alcuni consiglieri
- mentre per la “certezza dei risultati” il documento propone “l’istituzione di
un Comitato elettorale, simile a quello previsto per le elezioni dei Comites,
presso ogni sede diplomatico-consolare interessata”. Altro suggerimento da valutare
– su cui sono stati avanzati però nel corso del dibattito perplessità da parte
di Norberto Lombardi – “lo scrutinio dei voti presso le sedi diplomatico consolari,
alla presenza del Comitato elettorale, che comprenda i rappresentanti di lista”.
Tra gli interventi dei consiglieri, Claudio Lizzola (Canada),
ha ripreso la questione informazione “che all’estero va senz’ombra di dubbio incrementata”,
mentre Ferretti ha ricordato che il documento si basa sulla legge così come essa
è oggi, suggerendo nel contempo altri scenari: “se oggi discutiamo di riforma
costituzionale e di sistema alla francese – ha detto – voglio segnalare che i
francesi all’estero eleggono un rappresentate ogni 100.000 residenti fuori dal
territorio nazionale. Per contro, si deve rilevare l’esistenza di un atteggiamento
di condanna del voto all’estero all’interno dell’opinione pubblica e adottato
da autorevoli esponenti politici e istituzionali”.
Alberto Bertali (Gran Bretagna) e Mario Bosio (Francia)
ritengono un errore non aver discusso ieri mattina dell’argomento, quando era
presente in sala Maria Piera Pastore, deputato della Commissione Affari costituzionali
della Camera e quindi direttamente coinvolta sulla riforma della materia.
Oreste Motta (Italia) insiste sull’importanza della effettiva
residenza all’estero dei candidati eletti nella circoscrizione Estero, dell’aggiornamento
dell’AIRE e di una riflessione sul meccanismo che regola le elezioni europee,
dove i seggi allestiti nei consolati non favoriscono comunque l’affluenza alle
urne, “con il dispendio in termini di fondi e tempo che questo comporta per le
strutture consolari”. Sull’importanza del voto per corrispondenza e sulla capacità
di garantire la sicurezza delle strutture consolari – e delle schede elettorali
in esse custodite nei periodi del voto - si soffermano Dino Nardi (Svizzera)
e Lombardi, mentre Michele Schiavone (Svizzera) ritorna sulla necessità di un
elenco aggiornato degli italiani all’estero, che propone al Cgie di censire.
Franco Santellocco (Nord Africa) evidenzia la necessità
che il Cgie licenzi un documento di proposta sul voto all’estero da consegnare
ai parlamentari eletti all’estero, mentre Luciano Neri (Italia) sottolinea che
le modalità che possano garantire un corretto e trasparente diritto di voto dovrebbero
essere valutate e rese concrete nei fatti dal Mae e del legislatore, avvertendo
che “non spetta
Ugo Di Martino (Venezuela) lamenta l’assenza, in questo
dibattito sul voto all’estero, di un interlocutore istituzionale.
Il documento, a seguito della puntualizzazione introdotta
sull’adozione del voto attraverso seggi in loco, suggerimento che non sostituisce
comunque il voto per corrispondenza, che deve restare un’opzione percorribile
per tutti i residenti all’estero, è stato approvato da una larga maggioranza dell’assemblea
(4 astenuti). (