STAMPA ITALIANA
ALL’ESTERO
On line l’ultimo numero della rivista italo-brasiliana “Forum Democratico”
1989- 2009: 20 anni dalla caduta del Muro di Berlino
Nel novembre del 1989 i cittadini della Germania orientale
smantellarono il Muro che li divideva dal mondo occidentale e che rappresentava
uno dei simboli della guerra fredda, che aveva retto il mondo negli ultimi decenni.
In quei giorni in Brasile si stava concludendo la prima campagna elettorale
per eleggere il presidente della Repubblica dopo la fine della dittatura militare.
In Italia il Partito Comunista Italiano – che da anni aveva posizioni critiche
nei confronti del “socialismo reale” e del sistema sovietico – iniziò un lungo
cammino che lo ha portato prima
a cambiare nome e più recentemente a dare vita a una
nuova forza politica, il Partito Democratico, anche insieme agli eredi dei suoi
antichi avversari del cattolicesimo popolare. Dopo la caduta del Muro l’URSS
ha dovuto accettare l’indipendenza delle repubbliche asiatiche e l’allontanamento
dalla sua sfera di influenza dei paesi dell’Europa orientale in anni recenti
entrati nell’Unione Europea.
Nei Balcani le cose sono state molto più complicate e
si è assistito negli anni
In Afganistan la missione ONU assume sempre più i connotati
di un appoggio logistico alle truppe anglo americane di occupazione che stanno
perdendo il controllo del territorio tanto che la coltivazione del papavero
ha raggiunto livelli altissimi. Fin qui per i due conflitti che non esistevano
prima della caduta del Muro e che sono stati iniziati in nome della lotta al
terrorismo internazionale. Gli altri conflitti, fra paesi o interetnici, preesistenti
al 1989, sono continuati quasi senza eccezione, salvo il caso dell’Africa del
Sud dove Mandela è riuscito nel miracolo di transitare un paese organizzato
su basi razziali in una società multietnica senza spargimento di sangue. Senza
soluzione i conflitti arabo israeliano, nel Corno d’Africa, nel Ciad, nella
Repubblica Popolare del Congo, per citarne alcuni. A livello mondiale non sono
state affrontate in questi 20 anni le grandi sfide della lotta alla fame e al
sottosviluppo e del cambiamento climatico; in ogni assise internazionale si
proclamano nuove mete che poi non vengono raggiunte, rendendo l’opinione pubblica
– dove questa esiste, ossia in una parte della popolazione dei paesi sviluppati-
sempre più scettica.
Uno degli agenti del cambiamento, il movimento sindacale,
si è recentemente riunificato a livello mondiale dando vita alla CSI, Centrale
Sindacale Internazionale; nello stesso tempo i tassi di sindacalizzazione continuano
a scendere e la riorganizzazione delle forze produttive determinata dalla globalizzazione
economica e dal peso crescente del settore finanziario, mina alle basi il modello
di organizzazione sindacale giunto a maturazione alla fine del secolo scorso;
ormai una quota crescente di forza lavoro si presenta sul mercato formalmente
come lavoro autonomo, come impresario di se stesso, anche se dipende in tutto
e per tutto da chi gli offre il lavoro.
La più importante delle “famiglie politiche” a livello
internazionale, l’Internazionale Socialista, è in crisi soprattutto perché in
Europa, dove è nata, sta soffiando un vento di destra; a cavallo dei due secoli
il centro sinistra in Europa governava 13 paesi su 15; forse non ha avuto la
capacità di far sognare in grande i popoli del vecchio continente e di tracciare
nuovi cammini. Le novità più interessanti sul piano internazionale sembrano
da un lato la vittoria di Barak Obama negli USA, che ha chiuso l’era Bush; e dall’altro lato
una America Latina che nel suo complesso e per via democratica ha scelto di
essere governata da forze di centro sinistra che stanno ridando speranza e voce
a popolazioni per decenni abituate a essere considerate meno di niente. (Andrea
Lanzi-Forum Democratico/