INFORM - N. 239 - 23 dicembre 2009


STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

On line l’ultimo numero della rivista italo-brasiliana “Forum Democratico”

1989- 2009: 20 anni dalla caduta del Muro di Berlino

 

Nel novembre del 1989 i cittadini della Germania orientale smantellarono il Muro che li divideva dal mondo occidentale e che rappresentava uno dei simboli della guerra fredda, che aveva retto il mondo negli ultimi decenni. In quei giorni in Brasile si stava concludendo la prima campagna elettorale per eleggere il presidente della Repubblica dopo la fine della dittatura militare. In Italia il Partito Comunista Italiano – che da anni aveva posizioni critiche nei confronti del “socialismo reale” e del sistema sovietico – iniziò un lungo cammino che lo ha portato prima

a cambiare nome e più recentemente a dare vita a una nuova forza politica, il Partito Democratico, anche insieme agli eredi dei suoi antichi avversari del cattolicesimo popolare. Dopo la caduta del Muro l’URSS ha dovuto accettare l’indipendenza delle repubbliche asiatiche e l’allontanamento dalla sua sfera di influenza dei paesi dell’Europa orientale in anni recenti entrati nell’Unione Europea.

Nei Balcani le cose sono state molto più complicate e si è assistito negli anni 90 a una feroce lotta con eccidi e pulizia etnica da tutti i lati del conflitto, spingendo ad un intervento ONU che solo adesso sembra dare spazio a soluzioni basate su accordi fra i governi e le varie etnie. In questi 20 anni gli Stati Uniti hanno realizzato una politica unilaterale di “guerra preventiva” contro gli stati canaglia, in particolare dopo gli attentati alle Torri gemelle del 2001; l’occupazione dell’Irak decisa contro le Nazioni Unite, continua anche dopo aver scoperto che non esistevano le “armi segrete” che avevano motivato l’invasione.

In Afganistan la missione ONU assume sempre più i connotati di un appoggio logistico alle truppe anglo americane di occupazione che stanno perdendo il controllo del territorio tanto che la coltivazione del papavero ha raggiunto livelli altissimi. Fin qui per i due conflitti che non esistevano prima della caduta del Muro e che sono stati iniziati in nome della lotta al terrorismo internazionale. Gli altri conflitti, fra paesi o interetnici, preesistenti al 1989, sono continuati quasi senza eccezione, salvo il caso dell’Africa del Sud dove Mandela è riuscito nel miracolo di transitare un paese organizzato su basi razziali in una società multietnica senza spargimento di sangue. Senza soluzione i conflitti arabo israeliano, nel Corno d’Africa, nel Ciad, nella Repubblica Popolare del Congo, per citarne alcuni. A livello mondiale non sono state affrontate in questi 20 anni le grandi sfide della lotta alla fame e al sottosviluppo e del cambiamento climatico; in ogni assise internazionale si proclamano nuove mete che poi non vengono raggiunte, rendendo l’opinione pubblica – dove questa esiste, ossia in una parte della popolazione dei paesi sviluppati- sempre più scettica.

Uno degli agenti del cambiamento, il movimento sindacale, si è recentemente riunificato a livello mondiale dando vita alla CSI, Centrale Sindacale Internazionale; nello stesso tempo i tassi di sindacalizzazione continuano a scendere e la riorganizzazione delle forze produttive determinata dalla globalizzazione economica e dal peso crescente del settore finanziario, mina alle basi il modello di organizzazione sindacale giunto a maturazione alla fine del secolo scorso; ormai una quota crescente di forza lavoro si presenta sul mercato formalmente come lavoro autonomo, come impresario di se stesso, anche se dipende in tutto e per tutto da chi gli offre il lavoro.

La più importante delle “famiglie politiche” a livello internazionale, l’Internazionale Socialista, è in crisi soprattutto perché in Europa, dove è nata, sta soffiando un vento di destra; a cavallo dei due secoli il centro sinistra in Europa governava 13 paesi su 15; forse non ha avuto la capacità di far sognare in grande i popoli del vecchio continente e di tracciare nuovi cammini. Le novità più interessanti sul piano internazionale sembrano da un lato la vittoria di Barak Obama negli USA, che ha chiuso l’era Bush; e dall’altro lato una America Latina che nel suo complesso e per via democratica ha scelto di essere governata da forze di centro sinistra che stanno ridando speranza e voce a popolazioni per decenni abituate a essere considerate meno di niente. (Andrea Lanzi-Forum Democratico/Inform)

 

 


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