INFORM - N. 238 - 22 dicembre 2009


RETE CONSOLARE

Consegnata all’agente consolare Valentina Apostolovksa la petizione lanciata dal Comitato pro Agenzia consolare e dal Comites Grigioni

2800 firme contro la chiusura dell’Agenzia consolare a Coira

Due proposte dei connazionali alla Farnesina

 

COIRA - Il Comitato pro Agenzia consolare d’Italia in Coira e il Comites Grigioni informano che oggi 22 dicembre è stata consegnata la petizione contro la chiusura dell’Agenzia Consolare in Coira all’agente consolare Valentina Apostolovksa. Presente Christian Boner, sindaco della città svizzera, che ha espresso “sostegno e solidarietà della città” e che “nel limite delle sue possibilità si attiverà per cercare una soluzione”.

Sono state raccolte 2800 firme in tutto il Cantone dei Grigioni. Sono soddisfatti Comitato e Comites: “Un successo di partecipazione, 2800 persone, il doppio di quante sono sufficienti nei Grigioni per la riuscita di un referendum, hanno deciso di utilizzare lo strumento per antonomasia della più autentica democrazia popolare, la propria firma” per “dire no alle intenzioni del Ministero degli Affari Esteri italiano che vuole chiudere una importante quanto necessaria presenza italiana sul suolo grigionese”. “Sono stati superati –prosegue la nota - tutti i tipi di steccati: da quelli nazionali (hanno firmato i cittadini italiani ma anche cittadini svizzeri) a quelli di schieramento politico (fra promotori e firmatari vi sono indistintamente persone appartenenti ai più diversi partiti). Tutti insieme uniti per un solo scopo: mantenere aperta e funzionante l’Agenzia consolare di Coira. Dopo la manifestazione di protesta che ha visto la presenza di circa duecento persone in piazza (che ha avuto luogo all’inizio del mese), seguita dalla pacifica e civile occupazione dell’Agenzia consolare da parte di una dozzina di persone, oggi 22 dicembre, si consegnano e si inviano le firme a sostegno della petizione”. Ora, “colmi di sentimenti di speranza e di attesa, i cittadini confidano in un esito positivo che soddisfi l’aspettativa degli italiani residenti nei Grigioni: il mantenimento dell’Agenzia consolare”.

Il Comitato e il Comites sottolineano che “si sono ricevute molte attestazioni di simpatia ma soprattutto attivo e concreto appoggio da più parti”. Sostegno, infatti, è stato espresso “da numerosi politici, sia nei Grigioni (il Parlamento e il Governo cantonali così come il Consiglio comunale della capitale Coira) sia in Italia, alla Camera dei Deputati e al Senato dove sono pure state approvate proprio in questo dicembre due mozioni sugli uffici consolari italiani all’estero”.

Tutto questo per chiedere a Mae e Governo italiano una riflessione: “La chiusura dell’Agenzia consolare d’Italia in Coira non avrebbe pressoché alcun beneficio, né economico e finanziario né politico e culturale. Lo smantellamento di Coira e il trasferimento degli uffici a San Gallo reciderebbe forse definitivamente il cordone ombelicale che molti italiani vogliono mantenere vivo con la madre Patria e causerebbe a quegli stessi cittadini e figli della Repubblica italiana gravissimi inconvenienti. A cominciare dalle giornate che dovranno essere spese ed utilizzate per  ricevere dei documenti o adempiere delle pratiche amministrative”.

Nella nota viene sottolineato che si comprende la necessità di risparmio. Ma si chiede anche di considerare le lunghe distanze e la difficoltà di spostamento nel periodo invernale dei connazionali e, soprattutto, di fare una “seria valutazione sull’effettivo risparmio e sul rapporto di costi-benefici nell’ipotesi di una chiusura”. Ci si domanda inoltre “se siano state formulate altre ipotesi alternative tese al raggiungimento del medesimo obiettivo e cioè il risparmio senza, per questo, “penalizzare” i cittadini italiani residenti nei Grigioni”. I quali le proposte le hanno: sono due e sono “concrete e realizzabili”. La prima: “Pur mantenendo la responsabilità dell’Agenzia sotto il controllo di un(a) agente consolare capo-ufficio proveniente dal Mae, si potrebbe, al posto del secondo “ministeriale” assumere personale locale a contratto. Ciò comporterebbe un costo inferiore rispetto a quello sostenuto per un impiegato inviato da Roma, non fosse altro per le indennità che quest’ultimo percepisce per il lavoro all’estero (la cifra risparmiata potrebbe contribuire a coprire una parte delle spese di gestione).

La seconda proposta: “Si potrebbero cercare nuovi locali il cui canone di locazione sia inferiore a quello attuale, se del caso in collaborazione con la Città di Coira o con il Cantone dei Grigioni”. (Inform)

 

 


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