RETE CONSOLARE
Consegnata all’agente consolare Valentina Apostolovksa
la petizione lanciata dal Comitato pro Agenzia consolare e dal Comites Grigioni
2800 firme contro la chiusura dell’Agenzia consolare
a Coira
Due proposte dei connazionali alla Farnesina
COIRA - Il Comitato pro Agenzia consolare d’Italia in
Coira e il Comites Grigioni informano
che oggi 22 dicembre è stata consegnata la petizione contro la chiusura dell’Agenzia
Consolare in Coira all’agente consolare Valentina
Apostolovksa. Presente Christian Boner, sindaco della città svizzera, che ha espresso “sostegno
e solidarietà della città” e che “nel limite delle sue possibilità si attiverà
per cercare una soluzione”.
Sono state raccolte 2800 firme in tutto il Cantone dei
Grigioni. Sono soddisfatti Comitato e Comites: “Un
successo di partecipazione, 2800 persone, il doppio di quante sono sufficienti
nei Grigioni per la riuscita di un referendum, hanno deciso di utilizzare lo
strumento per antonomasia della più autentica democrazia popolare, la propria
firma” per “dire no alle intenzioni del Ministero degli Affari Esteri italiano
che vuole chiudere una importante quanto necessaria presenza italiana sul suolo
grigionese”. “Sono stati superati –prosegue la nota
- tutti i tipi di steccati: da quelli nazionali (hanno firmato i cittadini italiani
ma anche cittadini svizzeri) a quelli di schieramento politico (fra promotori
e firmatari vi sono indistintamente persone appartenenti ai più diversi partiti).
Tutti insieme uniti per un solo scopo: mantenere aperta e funzionante l’Agenzia
consolare di Coira. Dopo la manifestazione di protesta
che ha visto la presenza di circa duecento persone in piazza (che ha avuto luogo
all’inizio del mese), seguita dalla pacifica e civile occupazione dell’Agenzia
consolare da parte di una dozzina di persone, oggi 22 dicembre, si consegnano
e si inviano le firme a sostegno della petizione”. Ora, “colmi di sentimenti
di speranza e di attesa, i cittadini confidano in un esito positivo che soddisfi
l’aspettativa degli italiani residenti nei Grigioni: il mantenimento dell’Agenzia
consolare”.
Il Comitato e il Comites sottolineano
che “si sono ricevute molte attestazioni di simpatia ma soprattutto attivo e
concreto appoggio da più parti”. Sostegno, infatti, è stato espresso “da numerosi
politici, sia nei Grigioni (il Parlamento e il Governo cantonali così come il
Consiglio comunale della capitale Coira) sia in Italia, alla Camera dei Deputati e al Senato
dove sono pure state approvate proprio in questo dicembre due mozioni sugli
uffici consolari italiani all’estero”.
Tutto questo per chiedere a Mae
e Governo italiano una riflessione: “La chiusura dell’Agenzia consolare d’Italia
in Coira non avrebbe pressoché alcun beneficio, né
economico e finanziario né politico e culturale. Lo smantellamento di Coira
e il trasferimento degli uffici a San Gallo reciderebbe forse definitivamente
il cordone ombelicale che molti italiani vogliono mantenere vivo con la madre
Patria e causerebbe a quegli stessi cittadini e figli della Repubblica italiana
gravissimi inconvenienti. A cominciare dalle giornate che dovranno essere spese
ed utilizzate per ricevere dei documenti o adempiere delle pratiche amministrative”.
Nella nota viene sottolineato che si comprende la necessità
di risparmio. Ma si chiede anche di considerare le lunghe distanze e la difficoltà
di spostamento nel periodo invernale dei connazionali e, soprattutto, di fare
una “seria valutazione sull’effettivo risparmio e sul rapporto di costi-benefici
nell’ipotesi di una chiusura”. Ci si domanda inoltre “se siano state formulate
altre ipotesi alternative tese al raggiungimento del medesimo obiettivo e cioè
il risparmio senza, per questo, “penalizzare” i cittadini italiani residenti
nei Grigioni”. I quali le proposte le hanno: sono due e sono “concrete e realizzabili”.
La prima: “Pur mantenendo la responsabilità dell’Agenzia sotto il controllo
di un(a) agente consolare capo-ufficio proveniente dal Mae,
si potrebbe, al posto del secondo “ministeriale” assumere personale locale a
contratto. Ciò comporterebbe un costo inferiore rispetto a quello sostenuto
per un impiegato inviato da Roma, non fosse altro per le indennità che quest’ultimo
percepisce per il lavoro all’estero (la cifra risparmiata potrebbe contribuire
a coprire una parte delle spese di gestione).
La seconda proposta: “Si potrebbero cercare nuovi locali
il cui canone di locazione sia inferiore a quello attuale, se del caso in collaborazione
con