INFORM - N. 236 - 18 dicembre 2009


INTEGRAZIONE

I dati del  primo Rapporto European Migration Network

L’Italia e gli immigrati qualificati: un sentiero da percorrere

 

ROMA – E’ dedicato ai lavoratori immigrati qualificati il primo Rapporto Emn Italia, iniziativa inserita in un programma europeo (European Migration Network) che in Italia fa capo al Ministero dell’Interno con il supporto tecnico del Centro Studi e Ricerche Idos/Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes.

Il rapporto tra mercato occupazionale e flussi qualificati presenta diversi aspetti problematici e anche con alcune prospettive promettenti. Le indagini dell’Istat sulla forza lavoro immigrata hanno sottolineato che, nel 2008, il 73,4% degli immigrati svolge una professione non qualificata contro il 32,9% degli italiani, con un loro sproporzionato sottoutilizzo professionale in lavori a bassa qualificazione, per i quali nella maggior parte dei casi basta la sola capacità di forza fisica e resistenza.

Nel settore sanitario, invece, diventa sempre più ricorrente l’impiego di infermieri stranieri che, sempre nel 2008, sono 34.043 su 354.436, uno ogni dieci sul totale ma più di uno ogni quattro nuovi assunti (incidenza del 28,4%). Per l’86,5% si tratta di donne, mentre la ripartizione vede prevalere il Nord con il 56,4% delle presenze. I comunitari, in prevalenza romeni e polacchi, ammontano al 57,8%. Altri importanti Paesi di provenienza sono la Svizzera, il Perù, l’Albania e l’India. Attualmente in Italia, complessivamente, vi sono solo 6 infermieri ogni 1.000 abitanti, ma il rapporto ideale dovrebbe essere di un medico ogni cinque infermieri. Secondo l’Ipasvi per soddisfare il fabbisogno complessivo delle strutture servirebbero altri 71 mila infermieri, che le strutture formative italiane non sono in grado di assicurare per cui gli stranieri sono i benvenuti.

L’Italia, invece, ha una sufficiente disponibilità di medici, peraltro non destinata a perdurare perché nel futuro si determinerà una forte carenza in diversi settori, come già avviene ora in anestesia e radiologia. Secondo l’Ordine dei medici, se le possibilità di iscrizioni annuali alla facoltà di medicina continueranno a esser di 6.200 unità l’anno, come è avvenuto nell’ultimo ventennio, nel 2029 i medici diminuiranno a 280.000 (74 mila in meno nel corso di due decenni) e la loro età media salirà a 54 anni e vedremo tra di noi molti più medici stranieri rispetto agli attuali 14. 548.

Questi e altri dati nel volume EMN sono completati con 36 storie di immigrati qualificati, riguardanti molteplici settori oltre a quello sanitario, raccolte nei mesi di maggio-giugno 2009 dal Centro Studi Idos e dalla Fondazione Ethnoland. I protagonisti di questi percorsi sono insediati in 20 regioni differenti e provengono da 22 diversi paesi. Per tutti l’affermazione finale si è scontrata nelle fasi iniziali con numerose difficoltà, non solo burocratiche, segnatamente con la necessità di svolgere un lavoro qualsiasi per sopravvivere e mettere da parte i risparmi. Sono ricorrenti i casi di donne che hanno iniziato presso una famiglia (da colf, badanti o baby sitter) o un’impresa di pulizie, e di uomini che si sono adattati a fare gli operai, i camerieri e i portieri, molte volte con la laurea in tasca e la conoscenza di più lingue.  Spesso, ancora oggi, al lavoro “formale” di livello basso si unisce uno status più elevato acquisito a livello sociale come mediatori interculturali, sindacalisti, attivisti di partito, giornalisti, scrittori, responsabili di associazione o di cooperative, esperti di progetti, consiglieri aggiunti e anche assessori comunali (se nel frattempo è stata acquisita la cittadinanza italiana).

È fondamentale che sugli episodi di razzismo prevalga la politica delle pari opportunità. Perciò, per il prefetto Angelo Malandrino non bisogna confinare l’immigrato in condizioni di marginalità e precarietà sociale e economica, generando esclusione e conflitti sociali. Anche per Mario Sepi, presidente del Comitato Economico e Sociale Europeo non vi altra soluzione se non l’insistenza sull’integrazione. Il consigliere del Cnel Aldo Amoretti, raccogliendo le sollecitazione dei diversi relatori, ha concluso che la valorizzazione degli immigrati è non solo una questione di dignità ma anche di convenienza: questa in sintesi, la tesi sviluppata nel volume e nel dibattito, al quale hanno partecipato le delegazioni di cinque Stati membri. (su www.emnitaly.it  la scheda riassuntiva della ricerca ).  (Inform)

 

 


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