LINGUA E CULTURA
Inaugurata
a Roma, in Palazzo Firenze, la tre giorni promossa da Società Dante Alighieri,
Fondazione Bellonci e Istituto per
Bruno Bottai: “La lingua italiana è un
fattore determinante di coesione nazionale”
ROMA - Il presidente
della “Dante” ambasciatore Bruno Bottai ha inaugurato a Roma, in Palazzo Firenze,
la tre giorni promossa da Società Dante Alighieri, Fondazione Bellonci e Istituto
per
Bottai ha dato inizio alla presentazione del volume di Lucio Villari, Bella e perduta. L’Italia del Risorgimento: dall’italiano dello Stato preunitario alla lingua dei migranti” (Edizioni Laterza). “Il volume - ha detto - ci fa riflettere su importanti temi legati alla promozione della lingua italiana quale fattore di coesione nazionale, soprattutto in un periodo storico come quello risorgimentale. Oggi l’attenzione deve partire dal passato per analizzare un fenomeno di grandi proporzioni come quello degli immigrati che giungono in Italia per motivi di lavoro o di rifugio, provenienti dall’Europa o dalle coste africane. Si parla e si scrive in merito a questi problemi, ma non è ancora piena la consapevolezza che le soluzioni che sono o saranno trovate saranno determinanti per la fisionomia e l’avvenire del nostro Paese”
Al saluto del
presidente della Società Dante Alighieri sono seguite le relazioni di Giorgio
“Al di là dell’unificazione
nazionale serviva un vero e proprio processo di identificazione - ha affermato
l’On.
“La storia di grande respiro è praticamente scomparsa dai nostri scaffali - ha precisato Parlato -: il passato è fatto di cultura, di arte, di poesia, di letteratura, e Lucio Villari in questo libro riesce a tracciare un percorso capace di comprendere tutti questi aspetti storici, spiegando come l’Italia si sia sviluppata nel corso dei secoli. Oggi si è smarrito il concetto di Nazione, a cui solo Carlo Azeglio Ciampi ha saputo restituire un significato puramente risorgimentale”.
“«È nostro dovere
riportare in vita un patrimonio storico che stiamo perdendo - ha di
“Sembra che la
storia italiana si apra e si chiuda con il ventennio fascista - ha infine detto
l’autore Lucio Villari -, dal momento che tutta l’azione emozionale appare concentrata
su questo periodo, causando un conseguente calo di interesse, soprattutto nelle
scuole e tra i giovani, per le altre epoche, in particolare per quella risorgimentale.
Rispetto agli altri, dunque, il nostro è senza dubbio un Paese smemorato, disattento
e poco consapevole dell’importanza della memoria storica”. (