INFORM - N. 234 - 16 dicembre 2009


STAMPA PER GLI ITALIANI ALL’ESTERO

Intervista del “Messaggero di sant’Antonio”, dicembre 2009, al Console d’Italia nel New Jersey Andrea Barbaria

Il consolato che non c’era

Classe 1975 e nativo della provincia di Torino, il giovane diplomatico si è trovato a ricoprire l’incarico dopo che, lo scorso anno, la sede di Newark è stata alzata di rango

 

NEWARK - Da ormai più di un anno lo stato del New Jersey non vive più all’ombra di New York. Almeno dal punto di vista diplomatico. A metà dello scorso anno, infatti, il vice consolato di Newark è stato finalmente elevato al rango di consolato. E così, l’allora vice console Andrea Barbaria ha perso, anche lui, il vice. Oggi è proprio lui il rappresentante dell’Italia a Newark, oltre a essere responsabile per tutto il New Jersey. Nato a Chieri, vicino a Torino, nel 1975, con i suoi 34 anni, il giovanissimo diplomatico è il primo esordiente nella storia della diplomazia italiana negli Stati Uniti. Abbiamo raccolto le sue sensazioni.

Perché un consolato d’Italia nel New Jersey?

Il consolato d’Italia in Newark è molto importante per la comunità italiana, che è molto numerosa nel New Jersey. Attualmente, gli iscritti all’anagrafe consolare sono circa 16 mila. E il dato è in crescita, per via del trasferimento di molti italiani nel New Jersey da altri Stati. Inoltre, negli ultimi anni, molti italoamericani cercano di recuperare la cittadinanza italiana. Nel New Jersey ci sono importanti realtà industriali italiane, dalla Maserati alla Ferrari, passando per Ferrero, Geox, Msc, Bracco, Safilo e Finmeccanica. Dunque esiste un forte polo industriale italiano. Ciò ha prodotto una nuova immigrazione italiana, molto qualificata, costituita da imprenditori, avvocati, medici e studenti, differente dall’immigrazione precedente. E questa è una delle sfide del consolato: evitare gruppi autosufficienti, evitare la differenza tra italoamericani e italiani. Queste due realtà non sempre comunicano tra loro. La sfida delle Istituzioni italiane è quella di creare incontri e dialogo tra le varie realtà per apprendere l’una dall’altra.

A tal proposito, il governatore del New Jersey, Jon Corzine, nel luglio del 2009 ha emanato un executive order per la creazione della New Jersey – Italy Trade. E il consolato cerca di far convergere su tale realtà sia gli imprenditori italo americani che i nuovi imprenditori italiani, favorendo il dialogo tra di loro.

Qual è, invece, il ruolo che il consolato svolge per la diffusione della lingua e della cultura italiana?

Il consolato presta molta attenzione agli italofili, che nel New Jersey sono tanti. Dalle associazioni, come «Unico», costituite da discendenti italiani che hanno ancora un forte legame con l’Italia, alle varie realtà regionali, molto consolidate nel New Jersey. Vi sono, poi, i dipartimenti di Italiano nelle varie università, tutte molto attive: la Rutgers University, la Seton Hall University, la Montclair State University, la Dorotheàs House di Princeton, la Drew University, la Casa Colombo di Jersey City. In queste Istituzioni risiede un bacino di utenza straordinario, soprattutto perché rappresentato da tantissimi giovani di origine italiana, ma non solo. Essi hanno grande interesse verso la cultura italiana e verso le origini dei loro avi.

 Inoltre, il consolato di Newark lavora con l’ambasciata d’Italia a Washington su aspetti legati alla promozione linguistica e culturale italiana negli Stati Uniti, e con l’Italian American Committee on Education, ente gestore per la diffusione della lingua e cultura italiana nella Tri State Area. I dati sono confortanti, il numero di studenti è in continuo aumento.

Quali sono le principali attività filantropiche italiane nel New Jersey?

Vi sono molte realtà filantropiche che svolgono un lavoro molto utile alla diffusione della lingua e cultura italiana nel New Jersey. Ricordo l’Alberto Institute della Seton Hall University, il Coccia Institute della Montclair University, dove la famiglia Inserra ha appena finanziato una endowed chair, in Italian studies. Vi sono poi le borse di studio date dall’associazione Unico e le borse di studio per gli insegnanti, offerte dalla Federazione siciliana. Inoltre, c’è il prezioso lavoro di volontariato di tante persone: penso al console onorario del New Jersey, la dottoressa Gilda Rorro Baldassarri. Direi che il trend è molto positivo e non può che crescere.

Che immagine si ha dell’Italia nel New Jersey?

L’immagine dell’Italia vista dal New Jersey non fa che rafforzare l’immagine che gli americani hanno del nostro Paese. Apprezzano innanzitutto, il suo immenso patrimonio artistico. Gli stessi musei americani, spesso, espongono tanta arte italiana. Poi ci sono i nostri artisti, ormai conosciuti anche in America: da Benigni a Jovanotti. C’è  la nostra poesia e c’è il nostro teatro. Certo, vivendo nel New Jersey, ci si rende conto che il sistema produttivo e bancario americano ha dei vantaggi rispetto a quello italiano. Ci sono meno vincoli burocratici. C’è poi una maggiore facilità di comunicazione, dovuta anche alla tecnologia avanzata e alla maggiore capacità produttiva. Tuttavia, l’Italia sta facendo grossi passi in avanti  nei settori tecnologico e della comunicazione.

Nel New Jersey ci sono anche tanti scienziati italiani. Sono i cosiddetti «cervelli in fuga». Cosa ne pensa?

Nel New Jersey esiste una consistente fetta di nuova immigrazione italiana. È vero: molti sono scienziati e professionisti. Però io non credo che sia un fenomeno consequenziale alla crisi italiana dei cosiddetti «cervelli in fuga». Questo non è  necessariamente negativo per l’Italia, anzi, può essere una grande opportunità, soprattutto se essi mantengono un legame con la Madrepatria. Penso, ad esempio, ai tanti fisici italiani presenti a Princeton e alla collaborazione tra l’Università di Princeton e il centro di ricerca del Gran Sasso. Abbiamo anche previsto una Summer School per studenti dell’Aquila, che saranno ospiti proprio a Princeton. In questi casi gli scienziati italiani diventano un volano per rafforzare la collaborazione tra i due Paesi. E questo è vero anche per altri settori professionali e scientifici. La presenza di scienziati italiani nelle Istituzioni accademiche americane favorisce i rapporti e i legami professionali e umani tra i due Paesi.

Qual è lo stato dei rapporti diplomatici tra Italia e Usa?

Lo stato dei rapporti diplomatici tra i due Paesi è ottimo. Esiste un consolidato rapporto transatlantico, basato su forti legami tra l’Italia e gli Stati Uniti. Continuerà a essere tale anche nel futuro.

Lo dimostrano anche le manifestazioni di solidarietà del popolo americano e del presidente Barack Obama nei confronti della città dell’Aquila e delle popolazioni terremotate. (Vincenzo Pascale-Il Messaggero di sant’Antonio, edizione italiana per l’estero/Inform)

 


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