INFORM - N. 234 - 16 dicembre 2009


STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Su “Tribuna Italiana” di oggi l’editoriale del direttore Marco Basti

I nostri problemi e i nostri rappresentanti

 

BUENOS AIRES - Nelle ultime settimane due argomenti sono stati al centro del dibattito tra quanti si occupano di italiani all’estero e in modo particolare tra consiglieri del CGIE e parlamentari eletti all’estero: gli ulteriori tagli previsti dalla Finanziaria 2010 nei capitoli che riguardano appunto gli italiani all’estero e la riforma dei due organi di rappresentanza delle nostre comunità, i Comites e il CGIE.

Nelle ultime settimane i lettori della TRIBUNA ITALIANA hanno potuto leggere cronache e notizie su tali argomenti. anche nell’edizione odierna ci sono due servizi che riguardano tali tematiche: la cronaca del dibattito alla camera su un emendamento che prevedeva un aumento di sei milioni di euro al capitolo del bilancio del MAE per l’assistenza agli emigrati indigenti, che è stata respinta, e il nuovo contratto con la Swiss Medical che lascia fuori dell’assistenza sanitaria assicurata dal vecchio contratto che scadrà a fine d’anno, nientemeno che 3230 italiani emigrati in Argentina, che versano in condizioni di indigenza a causa del taglio del 25% dei fondi destinati a tale contratto e il contemporaneo aumento dei costi delle prestazioni medico-sanitarie, attorno al 50%. Cosa pensano su queste problematiche - tagli e loro conseguenze e modifica delle leggi Comites e CGIE - i nostri rappresentanti? E oltre a cosa pensano,cosa dicono e propongono?

In Argentina ci sono nove Comites, formati da oltre cento consiglieri che svolgono una meritevole attività di volontariato, perché é bene ricordarlo, i consiglieri del Comites non sono pagati, al massimo ricevono una diaria, i giorni di riunione per coprire le spese di spostamento, dato che, specialmente nell’interno alcuni devono viaggiare decine e centinaia di chilometri per partecipare alle sedute.

Lo stesso vale per gli otto consiglieri del CGIE, anche se qualcuno prova invidia nei loro confronto, pensando ai viaggi gratis in aereo e alla diaria che ricevono, la realtà è che un conto è viaggiare per fare le vacanze e un altro conto è viaggiare di corsa per pochi giorni, per farsi tre o quattro giorni di sedute, lasciando a casa famiglia e affari. Nessuno li obbliga certo, e ci sarà forse qualche piccola soddisfazione, ma il saldo per chi assume di fatto questa rappresentanza , non è certo per fare salti di gioia.

Sia per i Comites, sia per il CGIE, si tratta di volontariato.

Il terzo livello di rappresentanza invece, quello dei parlamentari, è più squisitamente politico, chi è stato eletto fa politica ed è anche pagato - poco o molto che sia - per occuparsi di quella rappresentanza che è, evidentemente più importante e impegnativa.

Torniamo alla domanda di prima: cosa pensano, cosa dicono e cosa propongono i nostri rappresentanti - gli oltre cento consiglieri dei Comites dell’Argentina, gli otto consiglieri del CGIE, i cinque parlamentari del Sudamerica di cui 4 residenti in Argentina?

Pochi fra loro hanno manifestato le loro opinioni sui tagli e sulle leggi di riforma del CGIE e del Comites. Sulle leggi di riforma si sono manifestati i consiglieri del CGIE nei loro interventi durante la recente plenaria a Roma. Tra i parlamentari lo ha fatto l’on. Fabio Porta. Lunedì scorso, allarmati, lo hanno fatto i consiglieri del Comites di Buenos Aires.

Sulle ricadute dei tagli sull’assistenza si sono manifestati i nostri consiglieri del CGIE, l’ultima volta durante la citata plenaria che si è svolta a Roma dal 2 al 5 dicembre. E l’on Porta ha firmato e difeso in aula a Montecitorio la proposta di destinare altri 6 milioni all’assistenza degli indigenti.

Sembra poco o almeno, si è saputo poco e bisogna ricordare che ogni rappresentante, ha, come primo dovere, quello di informare i suoi rappresentati.

Perché al di là delle informazioni sulle attività certo necessarie, ma non sufficienti, svolte dai presidenti o dagli altri consiglieri, di visite alle associazioni, quasi mai ci sono informazioni su documenti, dibattiti, prese di posizioni ufficiali e nelle sedi competenti, sui gravi problemi che ci riguardano.

“Quale funzione hanno altrimenti i nostri rappresentanti? I nostri senatori e deputati che abbiamo eletti e il CGIE e i Comites? I livelli di rappresentanza sono ovviamente diversi, ma uguale deve essere la consulenza, l'impegno, il parere di essi, quando si tratta di prendere decisioni importanti, come l' assistenza sanitaria ed altre iniziative assistenziali, culturali, sociali. Se le decisioni, tutte le decisioni dovevano continuare ad essere di competenza esclusiva dello Stato Italiano, della Farnesina e qui dell'Ambasciata, dei Consolati, degli Istituti di Cultura ed altri enti ufficiali, perché ci hanno finalmente riconosciuto il diritto di votare e di eleggere noi i nostri senatori e deputati, che facciano sapere a Palazzo Madama e a Montecitorio che qui vivono ed operano milioni di cittadini italiani di nascita e di diritto o soltanto di diritto e in quelle sedi facciano ascoltare la nostra voce? La voce di questi milioni di cittadini italiani? E il CGIE e i Comites hanno forse una funzione soltanto decorativa se le decisioni, come prima, rimangono di esclusiva competenza dei funzionari che nomina e manda qui la Farnesina, lo Stato italiano? I tempi non sono cambiati da quando Vittorio Emanuele II pensava e diceva che bastava con una croce di cavaliere e magari... un sigaro?

Cosa rispondere a questi interrogativi? Penso che sarebbe bene che si riunissero i nostri senatori e deputati e consiglieri del CGIE e dei Comites per trovare insieme queste risposte, per trovare la maniera di dare più concreta consistenza alla funzione per la quale sono stati eletti. Sarebbe tanto di meglio per la comunità italiana in Argentina, sarebbe tanto di meglio per l'Italia. O qualcuno la pensa diversamente?

Così scriveva Mario Basti nella sua FINESTRA nel mese di novembre del 2006, quando si annunciava il passaggio dell’assistenza dall’Ospedale Italiano alla Swiss Medical. Nemmeno allora c’erano state molte prese di posizione pubbliche sull’argomento, e da quella mancanza nascevano gli interrogativi del nostro fondatore.

Da parte nostra aggiungiamo che, se i nostri rappresentanti non si fanno notare, qualcuno potrebbe sentirsi autorizzato a dire che sono superflui. Così come rispondere, quando qualcuno chiede fondi per l’assistenza ai nostri connazionali meno fortunati, che chi vuole fare carità che lo faccia di tasca sua, come ha fatto l‘on. Antonio Martino venerdì scorso alla Camera.  (Marco Basti-Tribuna Italiana/Inform)

marcobasti@tribunaitaliana.com.ar

 


Vai a: