ITALIANI ALL’ESTERO
Claudio Micheloni (Pd) fa il punto sul testo unificato
di riforma di Comites e Consiglio Generale
“Il nuovo Cgie non cambierà ruolo ma sarà una rappresentanza
organica e funzionale alla presenza dei parlamentari della circoscrizione Estero”
ROMA – Il senatore Claudio Micheloni (Pd), vice presidente del Comitato per le questioni degli Italiani all’Estero ha incontrato i direttori delle agenzie specializzare per illustrare i contenuti e le ragioni del testo unificato di riforma dei Comites e del Cgie, redatto dal Comitato ristretto, che è stato presentato ieri alla Commissione Esteri della Camera.
“A tutt’oggi – ha esordito Micheloni entrando nel merito dell’iter dibattimentale della riforma - sono stati presentati circa 11 disegni di legge di riforma del sistema di rappresentanza dei Comites e del Cgie su cui per alcuni mesi ha lavorato il Comitato ristretto presieduto dal senatore Tofani. Abbiamo così elaborata una proposta di testo unificato che potrà essere emendata fino al 28 gennaio 2010. Dopo questa scadenza inizierà il lavoro sul testo della III Commissione e solo se esso sarà condiviso da parte di tutti i gruppi politici il presidente della Commissione potrà chiedere la sede deliberante. Su questo al momento non c’è quindi niente di deciso e sono stato abbastanza sorpreso del fatto che nella relazione del Governo al Cgie si sia parlato di discutere il disegno di legge in sede deliberante, una scelta che è competenza del Parlamento e non dell’esecutivo”.
Il senatore è poi entrato nel vivo del provvedimento illustrando le motivazioni del disegno di legge. “La proposta del relatore – ha spiegato Micheloni - si prefigge la creazione di una rappresentanza organica e funzionale alla presenza dei parlamentari della circoscrizione Estero e anche per questo si è scelto di realizzare un’unica legge per le elezioni dei Comites e del Cgie. Questa è stata una scelta naturale che non vuol dire sminuire un organismo rispetto ad un altro. Io credo comunque – ha proseguito il senatore del Pd - che oggi dobbiamo avere il coraggio di dire anche cose sgradevoli. Al momento nel mondo vi sono 126 Comites. Non vi è dubbio che alcuni di questi sono assolutamente determinanti per la vita delle nostre comunità, ma è anche certo che molti Comites sono tenuti in vita solo dalla legge e dalle istituzioni ed hanno anche difficoltà a raggiungere il numero legale per riunirsi. A questa valutazione sui problemi dei Comites bisogna poi aggiungere il fatto che ormai da tempo una buona parte del mondo politico italiano considera superata e conclusa, alla luce della nascita della circoscrizione Estero, l’esperienza del Cgie. Una valutazione che non condivido. Preso atto di tutto ciò possiamo dire che questo disegno di legge punta in primo luogo a togliere falsi poteri ai Comites, come ad esempio i pareri sui finanziamenti, che dando l’illusione di una funzione decisionale hanno finito con il creare forte tensioni nei territori. Partendo da questo presupposto abbiamo deciso di prevedere per i Comites due azioni politicamente qualificanti. La prima è una relazione annuale sui bisogni della collettività a cui il governo, il Parlamento, le regioni e le province dovrebbero dare delle risposte. Una relazione che sarà anche base di lavoro delle Commissioni continentali del Cgie”
La seconda novità è la stesura di un rapporto annuale sugli interventi che lo Stato, inteso nella sua globalità, ha posto in essere sul territorio di competenza dei Comites, ad esempio per quanto riguarda la promozione della lingua e cultura italiana, l’assistenza agli indigenti e l’efficienza dei servizi consolari. Nella proposta di legge è inoltre prevista la risposta obbligatoria da parte dell’autorità diplomatica, ovvero dell’ambasciatore, agli eventuali quesiti proposti dal Comites nel rapporto annuale.
“In questo modo - ha proseguito Micheloni - si cambia in modo radicale il rapporto fra consolato e Comites. Bisognerà poi fare in modo, e questo sarà uno dei punti del dibattito, che lo Stato metta a disposizione dei Comites le risorse necessarie che consentano di favorire il flusso informativo verso le comunità e al Comitato di informarsi nella realtà territoriale della circoscrizione di competenza. Questo non vuol dire che il Comites potrà gestire risorse verso terzi, ma che dovrà lavorare per creare le condizioni che permettano alla stampa d’informare le comunità e alle associazioni di operare”.
Micheloni ha poi
affrontato alcuni punti della proposta di riforma che, nel corso dell’ultimo
Cgie, sono stati criticati da vari consiglieri. “Per quanto riguarda la quota
minima di italiani residenti necessaria alla creazione dei Comites - ha precisato
il senatore - voglio ricordare che questa è stata innalzata rispetto al passato
e varierà da continente a continente. Si avrà dunque una riduzione del numero
dei Comites che passeranno dagli attuali
Il senatore Micheloni si è inoltre soffermato sui meccanismi elettorali adottati dal disegno di legge e sul ruolo dell’associazionismo. “Come meccanismo elettivo - ha puntualizzato -, al fine di dare stabilità ai Comites, abbiamo indicato il sistema adottato in Italia per la scelta dei sindaci che ha sempre ottenuto buoni risultati. In pratica si candida un presidente di Comites con una lista di consiglieri e chi vince le elezioni avrà un membro in più nel Comitato. Prevediamo inoltre la creazione di due vice presidenti di cui uno andrà alla minoranza. Un terzo dei candidati dovranno essere donne e un terzo giovani sotto i 35 anni. Io penso inoltre che, nonostante i timori diffusi in tal senso, la stragrande maggioranza degli eletti resteranno espressioni delle associazioni. Quindi le associazioni, se avranno una loro presenza sul territorio, continueranno a far parte dei Comites ed anzi trarranno giovamento dall’opera di rinnovamento conseguente all’introduzione delle quote”.
“Una critica costruttiva che ho raccolto dal Cgie e che sarà sicuramente oggetto di emendamento nel corso del dibattito parlamentare, - ha proseguito il senatore - è il rischio che con la riforma su di una sola persona si possano accentrare gli incarichi di presidente di Comites, presidente dell’Intercomites e consigliere del Cgie. Questo non è pensabile, quindi vi saranno degli emendamenti in proposito, mantenendo fermo il punto che le nomine debbano avvenire fra gli eletti dei Comites.
Una critica che Micheloni non condivide è invece quella che la proposta di riforma possa finire con il cancellare la rappresentanza di interi continenti e paesi. “In realtà la proposta di legge porterà ad un aumento delle nazioni rappresentate nel Cgie che saliranno a quota 39. Una rappresentanza più capillare che sarà ottenuta attraverso una ridistribuzione dei consiglieri dai paesi sovrarappresentati, rispetto alla consistenza numerica della comunità italiana, a quelli che fino ad oggi non hanno avuto adeguata visibilità nel Consiglio Generale. Diminuiranno ad esempio - ha precisato - i consiglieri degli Stati Uniti e della Francia, aumenteranno quelli della Germania, mentre l’Africa sarà rappresentata dall’Etiopia, dal Kenia, dal Marocco e dal Sud Africa”.
In tutto
vi saranno circa 60 consiglieri eletti, mentre gli attuali rappresentanti di
nomina governativa,
“Voglio anche
precisare – ha concluso Micheloni - che sono pronto a ricercare una soluzione
che permetta alle associazioni nazionali, oggi presenti nei 29 consiglieri di
nomina governativa, di essere presenti nel nuovo Consiglio degli italiani all’estero.
Quindi in definitiva il nuovo Cgie non cambierà ruolo, si modificheranno invece
gli strumenti e il suo peso politico, anche perché diverrà per gli eletti all’estero
un costante punto di riferimento con il territorio. Io credo inoltre che una
riforma della rappresentanza degli italiani all’estero, che tenti di qualificarla
politicamente, possa diventare una cintura di protezione per il mantenimento
del pieno esercizio di voto degli italiani nel mondo, in vista dell’apertura
del più ampio cantiere delle riforme costituzionali”. (Goffredo Morgia -