INFORM - N. 233 - 15 dicembre 2009


ITALIANI ALL’ESTERO

Gli studi sui veneti nel mondo

 

PADOVA - Si può definirlo un piccolo convegno quello che si è tenuto nella sala Paladin del Comune di Padova (v. Inform http://www.mclink.it/com/inform/art/09n22623.htm , ndr) per parlare di libri sull’emigrazione veneta…già esauriti, che fanno parte della collana “Civiltà veneta nel Mondo” diretta dal professor Gianpaolo Romanato dell’Università di Padova.

Ha introdotto i diversi argomenti il professor Giovanni Luigi Fontana, direttore del Dipartimento di storia dell’Università, presenti gli autori delle tre ricerche: sull’emigrazione veneta in Romania, di Roberto Scagno, Paolo Tomasella e Corina Tucu, per ribadire che gran parte di quell’emigrazione nei paesi dell’Europa centro – orientale e in quelli danubiani – balcanici è tutta da approfondire; quindi “Veneti in Sud Africa” di Lorenzo Carlesso e Alessandra Berto, uno studio che parte da tempi lontani ma pure in buona parte da conoscere. Interessante, storicamente parlando, l’appendice “Centomila prigionieri italiani in Sud Africa. Il campo di Zonderwater” di Lorenzo Carlesso, che indaga sul maggior campo di prigionia creato dagli anglo-americani per i prigionieri di guerra italiani, dove i veneti erano ovviamente minoranza, ma che fu principio di una nuova emigrazione (e anche di permanenza).

Tanta carne al fuoco, si potrebbe dire, su tutte queste sezioni dell’emigrazione veneta curate in ambito universitario. Per quanto riguarda il Sudafrica la ricerca è nata attraverso documenti ritrovati in loco, ma pochi sapevano che al rientro alcune navi sono state affondate. Le autorità italiane ne erano a conoscenza già alla fine del secondo conflitto. Questi libri, dell’editore Longo, sono andati a ruba per le loro novità. Testimonianze di notevole originalità li ha definiti il professor Fontana. Uno stereotipo, tra gli altri, da sfatare: la Romania era considerata “la sorella latina d’Oriente” (e la cosa può spiegare quello che avviene adesso a parti quasi invertite): verso l’Est d’Europa non si dirigevano solo  poveri e diseredati, ma maestranze specializzate, architetti, artigiani e impresari che lì hanno fatto fortuna (almeno fino alla seconda guerra mondiale), o che volevano tentare la loro avventura. Un’emigrazione variegata insomma quella nei paesi dell’Est.

È intervenuto anche l’Assessore regionale ai Flussi migratori Oscar De Bona, che ci ha dichiarato a margine dell’incontro: “La prossima ricerca riguarderà l’emigrazione veneta in Canada. Questi studi hanno preso avvio dal grande archivio dell’onorevole Meo Zilico, che era molto interessato all’argomento. Dobbiamo andare in paesi dove le comunità venete sono numerose piuttosto che in quelle dove i veneti sono arrivati in ordine sparso. Sarebbe interessante elaborare testi anche sull’Istria, la Dalmazia, la Croazia e altri paesi dell’ex Jugoslavia. Ci sono paesi come Cutina, nella provincia Poporacia, dove sono quasi tutti bellunesi. In genere in tutta la Slavonia i veneti erano partiti già ai tempi di Francesco Giuseppe. Sono partiti con i loro carri, mucche e animali al seguito. Se ci sono studenti con tesi di laurea e ricercatori che lavorano su questi argomenti, lo facciano presente alla Regione, perché potrebbe essere uno stimolo per facilitare uno studio sistematico sull’emigrazione veneta. Nelle Università di Padova e Venezia si è lavorato bene ed è cosa incoraggiante. Il professor Ulderico Bernardi, per esempio, ha approfondito la presenza veneta negli Stati Uniti e altrove. Insomma le università venete si sono date da fare in questo senso. C’è stata un’emigrazione anche in luoghi di non facile accesso, e come nei casi trattati oggi, più difficili da approfondire. Per il Sudafrica abbiamo aggiunto la storia del campo di prigionia di Zonderwater, che presentava aspetti tutti suoi e inediti”. (Veneti nel Mondo, numero di dicembre/Inform)

 

 


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