INFORM - N. 231 - 11 dicembre 2009


ASSOCIAZIONI

A Roma XI Congresso Nazionale del Movimento Cristiano Lavoratori

La relazione del presidente Marco Costalli

“Laicità e presenza contro la tirannia del relativismo”. “Etica nell’economia, partecipazione, economia sociale di mercato sono la risposta alla crisi globale”

 

ROMA - Ha preso il via oggi, a Roma, presso l’Ergife Palace Hotel l’XI Congresso Nazionale del Movimento Cristiano Lavoratori.  All’apertura dei lavori sono intervenuti il card. Angelo Comastri con un intervento molto seguito su: “L’annuncio cristiano” e il ministro del Lavoro, Salute e Politiche Sociali, Maurizio Sacconi. Domani mattina interverrà l’on. Pier Ferdinando Casini, presidente del gruppo parlamentare Udc alla Camera dei Deputati. Nel pomeriggio, tra gli altri, parleranno Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, e l’on Enrico Letta, vice segretario nazionale del Pd.

Oggi,  la relazione del presidente del Mcl, Carlo Costalli, che ha evidenziato come si sia ormai sviluppata in Occidente “quella che Benedetto XVI ha ripetutamente denominato la dittatura del relativismo, una forma di cultura che taglia deliberatamente le proprie radici storiche e costituisce una contraddizione radicale non solo del cristianesimo ma più ampiamente delle tradizioni religiose e morali dell’umanità”.  “Il contenzioso riguardo la laicità, incentrato sulle grandi problematiche etiche ed antropologiche, ha oggi d’altronde un altro protagonista, che proprio riguardo a tali problematiche si pone in modo antitetico rispetto alla Chiesa e al cristianesimo. Il suo nucleo concettuale è la convinzione che l’uomo sia integralmente riconducibile all’universo fisico, mentre sul piano etico e giuridico il suo assunto fondamentale è quello della libertà individuale, in rapporto alla quale va evitata ogni discriminazione. Questa libertà, per la quale in ultima analisi tutto è relativo al soggetto, viene eretta a supremo criterio etico e giuridico. In tal modo vengono sistematicamente censurate, quanto meno nella loro valenza pubblica, le norme morali del cristianesimo”.

“A Verona nel 2006, il Papa” ha proseguito Costalli “ci ha fornito una chiave di lettura essenziale della sua analisi sulla nascita della dittatura del relativismo. Le sue sottolineature non possono essere in alcun modo ascoltate con leggerezza, né interpretate come occasionali, si collegano al problema della presenza dei cattolici nella cultura e nella società e nella politica. In altre parole ci permettono di mettere a fuoco una prima fondamentale risposta su cosa significa esattamente oggi,

nell’attuale contesto storico, culturale, sociale e politico la linea della presenza”.

“Una libertà senza verità costituisce un gravissimo pericolo proprio per il principio stesso di dignità e di libertà della persona e, di conseguenza, per la stessa democrazia fondata sulla sovranità popolare: ‘Una democrazia senza valori si trasforma in tirannia del relativismo’ - ci dice Benedetto XVI. Ed è esattamente su questo specifico e pressante monito del Papa che i cattolici debbono, innanzitutto, ragionare per trovare la principale chiave di risposta alle modalità, alle motivazioni  ed agli obiettivi della propria presenza organizzata nella società”. “La presenza dei cattolici nel sociale, nel culturale e nel politico non può, infatti, non misurarsi con l’egemonia della cultura relativista che, proprio partendo dal concetto della assolutizzazione della libertà, può “degenerare in totalitarismo aperto e insidioso”. “In questo contesto sono, più che mai, centrali, anche per la sopravvivenza della stessa democrazia, tutte le battaglie sui valori non negoziabili che l’offensiva relativista costringe ad affrontare nel suo costante, e ormai dilagante, progetto di egemonia e totale sradicamento dell’identità cristiana dell’Europa e dell’Occidente”.  “E’ in questo contesto che bisogna prendere radicalmente le distanze, ed anzi, denunciare pubblicamente l’ambiguità e la pericolosità di quella scelta sostanziale di acquiescenza all’affermarsi della     tirannia    del relativismo che viene spacciata come “scelta religiosa” nel ragionamento dei cosiddetti cattolici adulti”.

Per Costalli ancora una volta la scelta della presenza dei cristiani nella società e nella storia “significa combattere una battaglia in difesa della libertà di tutti: il nesso tra la difesa dei valori eticamente sensibili ed i principi di libertà e democrazia è sostanzialmente inscindibile. Quando, infatti, i valori della vita, della famiglia e della libertà di educazione vengono abbandonati, trascurati e dileggiati, appassisce, rapidamente, anche la stessa libertà”.

“Al di là delle apparenze libertarie - ha concluso Costalli - la logica del relativismo apre scenari inquietanti e preoccupanti che richiedono ai cattolici di riassumere un ruolo propulsivo nella società, nella cultura e nella politica anche recuperando la capacità di formare la classe dirigente politica, culturale, sindacale e manageriale”.

Per Costalli “l’affermarsi dell’egemonia della cultura relativista, anche nel pensiero economico, ha portato alla definitiva scissione tra etica ed economia e, quindi, al prevalere della finanza sull’economia reale e del profitto fine a se stesso, perdendo di vista il rapporto essenziale tra economia e persona umana, e ignorando il fatto che l’economia è naturalmente al servizio della vita delle persone e della comunità”.

“L’attuale crisi economico-finanziaria richiede una risposta globale e, dunque, una radicale svolta culturale” che Costalli identifica nel “ricostruire il rapporto vitale tra etica ed economia”. Ecco perché “ritornano d’attualità, dopo essere stati ignorati e derisi per molti anni dagli economisti, i principi e le soluzioni proposte dalla dottrina sociale della Chiesa e dall’economia sociale di mercato che, per molti versi, alla dottrina sociale della Chiesa è strettamente collegata”.  “E’ fondamentale sviluppare e rafforzare il principio della partecipazione e del coinvolgimento delle parti sociali, e soprattutto dei lavoratori, perché questa è la principale precondizione per ottenere una crescita economica forte e radicata. Questa visione organica della società, che si propone come obiettivo la realizzazione di un’economia sana, fondata sulla centralità della persona piuttosto che su quella del capitale, presuppone uno Stato sano, fondato non solo sui principi classici di libertà e di democrazia ma anche decisamente ancorato a quei principi di solidarietà, partecipazione, sussidiarietà e territorialità senza i quali la stessa democrazia appassisce ed il mercato, in ultima analisi, entra in contraddizione con se stesso implodendo, come l’attuale crisi globale ci ha ampiamente confermato”. “Dopo anni in cui il lavoro, soprattutto quello dipendente e manuale, è stato considerato un fatto quasi superato ed al suo posto ha preso piede un modello basato sulle rendite professionali, finanziarie, immobiliari, speculative, è necessaria una forte rivalutazione della centralità e del valore del lavoro come elemento di affermazione concreta e quotidiana della libertà, della speranza e della dignità di ogni persona umana che, attraverso il lavoro, può conseguire un reddito adeguato per sé e per un progetto di vita familiare, un riconoscimento delle proprie capacità professionali come contributo alla positiva crescita della comunità in cui  vive”. Per il Mcl, ha continuato Costalli, diventa “un obiettivo strategico di questa fase storica l’elaborazione sul piano culturale, economico e sociale, di un nuovo umanesimo del lavoro, basato sull’etica della responsabilità e dell’impegno di ogni persona nel proprio lavoro; sulla priorità assoluta alla sicurezza e, affinchè la salute sia sempre salvaguardata attraverso la prevenzione e la tutela; sull’esercizio attivo dei diritti contrattuali e delle tutele sociali per i lavoratori; sulla cultura della partecipazione dei lavoratori nell’impresa in cui lavorano”. Bisogna lavorare per “l’ambizioso obiettivo di raggiungere anche in  Italia quel 70% di tasso di occupazione indicato dalla Strategia di Lisbona, condizione per sostenere un Welfare che garantisca i fondamentali diritti di cittadinanza, costruire un costante percorso di umanizzazione

del lavoro, nei diversi contesti e tipologie lavorative, definire in tempi brevi lo Statuto per il lavoro: sono tre dimensioni della stessa battaglia culturale e concreta che MCL si impegna a portare avanti per affermare la priorità e la centralità del lavoro, per le persone, per le famiglie, per

la comunità”. “Da come operiamo per uscire dalla crisi, dipende la qualità del futuro del nostro Paese: il problema allora è come ci prepariamo - società, sindacato, imprese, istituzioni - per consentire all’Italia di partecipare a questo nuovo sviluppo dai tratti fortemente competitivi e rispetto al quale è molto alto il rischio d’emarginazione”. E’ quindi essenziale “una nuova coesione sociale, che dipenderà dall’affermarsi della partecipazione dei lavoratori ai destini dell’impresa, con un nuovo equilibrio tra capitale e lavoro (democrazia economica) e dalla partecipazione politica e sociale dei cittadini ai destini della società in cui vivono (democrazia partecipativa)”.  “In questo contesto è centrale la valorizzazione dei corpi sociali intermedi: il sindacato, i movimenti, le associazioni, il volontariato e le comunità territoriali, in cui la persona esprime identità ed interessi”. “Le rappresentanze sociali, che storicamente si sono ispirate alla Dottrina Sociale della  Chiesa, hanno oggettivamente un’occasione unica per contribuire al rinnovamento della nostra nazione”. (Inform)

 

 


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