ASSOCIAZIONI
A Roma XI Congresso Nazionale del Movimento Cristiano Lavoratori
La relazione del presidente Marco Costalli
“Laicità e presenza contro la tirannia del relativismo”.
“Etica nell’economia, partecipazione, economia sociale di mercato sono la risposta
alla crisi globale”
ROMA - Ha preso il via oggi, a Roma, presso l’Ergife Palace Hotel l’XI Congresso
Nazionale del Movimento Cristiano Lavoratori. All’apertura dei lavori
sono intervenuti il card. Angelo Comastri con un intervento
molto seguito su: “L’annuncio cristiano” e il ministro del Lavoro, Salute e
Politiche Sociali, Maurizio Sacconi. Domani mattina interverrà l’on. Pier Ferdinando
Casini, presidente del gruppo parlamentare Udc alla Camera dei Deputati. Nel
pomeriggio, tra gli altri, parleranno Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, e l’on Enrico Letta,
vice segretario nazionale del Pd.
Oggi, la relazione del presidente del Mcl, Carlo Costalli, che ha evidenziato
come si sia ormai sviluppata in Occidente “quella che Benedetto XVI ha ripetutamente
denominato la dittatura del relativismo, una forma di cultura che taglia deliberatamente
le proprie radici storiche e costituisce una contraddizione radicale non solo
del cristianesimo ma più ampiamente delle tradizioni religiose e morali dell’umanità”.
“Il contenzioso riguardo la laicità, incentrato sulle grandi problematiche etiche
ed antropologiche, ha oggi d’altronde un altro protagonista, che proprio riguardo
a tali problematiche si pone in modo antitetico rispetto alla Chiesa e al cristianesimo.
Il suo nucleo concettuale è la convinzione che l’uomo sia integralmente riconducibile
all’universo fisico, mentre sul piano etico e giuridico il suo assunto fondamentale
è quello della libertà individuale, in rapporto alla quale va evitata ogni discriminazione.
Questa libertà, per la quale in ultima analisi tutto è relativo al soggetto,
viene eretta a supremo criterio etico e giuridico. In tal modo vengono sistematicamente
censurate, quanto meno nella loro valenza pubblica, le norme morali del cristianesimo”.
“A Verona nel 2006, il Papa” ha proseguito Costalli “ci ha fornito una chiave di lettura essenziale della
sua analisi sulla nascita della dittatura del relativismo. Le sue sottolineature
non possono essere in alcun modo ascoltate con leggerezza, né interpretate come
occasionali, si collegano al problema della presenza dei cattolici nella cultura
e nella società e nella politica. In altre parole ci permettono di mettere a
fuoco una prima fondamentale risposta su cosa significa esattamente oggi,
nell’attuale contesto storico, culturale, sociale e politico
la linea della presenza”.
“Una libertà senza verità costituisce un gravissimo pericolo
proprio per il principio stesso di dignità e di libertà della persona e, di
conseguenza, per la stessa democrazia fondata sulla sovranità popolare: ‘Una
democrazia senza valori si trasforma in tirannia del relativismo’ - ci dice
Benedetto XVI. Ed è esattamente su questo specifico e pressante monito del Papa
che i cattolici debbono, innanzitutto, ragionare per trovare la principale chiave
di risposta alle modalità, alle motivazioni ed agli obiettivi della propria
presenza organizzata nella società”. “La presenza dei cattolici nel sociale,
nel culturale e nel politico non può, infatti, non misurarsi con l’egemonia
della cultura relativista che, proprio partendo dal concetto della assolutizzazione
della libertà, può “degenerare in totalitarismo aperto e insidioso”. “In questo
contesto sono, più che mai, centrali, anche per la sopravvivenza della stessa
democrazia, tutte le battaglie sui valori non negoziabili che l’offensiva relativista
costringe ad affrontare nel suo costante, e ormai dilagante, progetto di egemonia
e totale sradicamento dell’identità cristiana dell’Europa e dell’Occidente”.
“E’ in questo contesto che bisogna prendere radicalmente le distanze, ed anzi,
denunciare pubblicamente l’ambiguità e la pericolosità di quella scelta sostanziale
di acquiescenza all’affermarsi della tirannia
del relativismo che viene spacciata come “scelta religiosa” nel ragionamento
dei cosiddetti cattolici adulti”.
Per Costalli ancora una volta
la scelta della presenza dei cristiani nella società e nella storia “significa
combattere una battaglia in difesa della libertà di tutti: il nesso tra la difesa
dei valori eticamente sensibili ed i principi di libertà e democrazia è sostanzialmente
inscindibile. Quando, infatti, i valori della vita, della famiglia e della libertà
di educazione vengono abbandonati, trascurati e dileggiati, appassisce, rapidamente,
anche la stessa libertà”.
“Al di là delle apparenze libertarie - ha concluso Costalli - la logica del relativismo apre scenari inquietanti
e preoccupanti che richiedono ai cattolici di riassumere un ruolo propulsivo
nella società, nella cultura e nella politica anche recuperando la capacità
di formare la classe dirigente politica, culturale, sindacale e manageriale”.
Per Costalli “l’affermarsi
dell’egemonia della cultura relativista, anche nel pensiero economico, ha portato
alla definitiva scissione tra etica ed economia e, quindi, al prevalere della
finanza sull’economia reale e del profitto fine a se stesso, perdendo di vista
il rapporto essenziale tra economia e persona umana, e ignorando il fatto che
l’economia è naturalmente al servizio della vita delle persone e della comunità”.
“L’attuale crisi economico-finanziaria richiede una risposta
globale e, dunque, una radicale svolta culturale” che Costalli identifica nel “ricostruire il rapporto vitale tra
etica ed economia”. Ecco perché “ritornano d’attualità, dopo essere stati ignorati
e derisi per molti anni dagli economisti, i principi e le soluzioni proposte
dalla dottrina sociale della Chiesa e dall’economia sociale di mercato che,
per molti versi, alla dottrina sociale della Chiesa è strettamente collegata”.
“E’ fondamentale sviluppare e rafforzare il principio della partecipazione e
del coinvolgimento delle parti sociali, e soprattutto dei lavoratori, perché
questa è la principale precondizione per ottenere una crescita economica forte
e radicata. Questa visione organica della società, che si propone come obiettivo
la realizzazione di un’economia sana, fondata sulla centralità della persona
piuttosto che su quella del capitale, presuppone uno Stato sano, fondato non
solo sui principi classici di libertà e di democrazia ma anche decisamente ancorato
a quei principi di solidarietà, partecipazione, sussidiarietà e territorialità
senza i quali la stessa democrazia appassisce ed il mercato, in ultima analisi,
entra in contraddizione con se stesso implodendo, come l’attuale crisi globale
ci ha ampiamente confermato”. “Dopo anni in cui il lavoro, soprattutto quello
dipendente e manuale, è stato considerato un fatto quasi superato ed al suo
posto ha preso piede un modello basato sulle rendite professionali, finanziarie,
immobiliari, speculative, è necessaria una forte rivalutazione della centralità
e del valore del lavoro come elemento di affermazione concreta e quotidiana
della libertà, della speranza e della dignità di ogni persona umana che, attraverso
il lavoro, può conseguire un reddito adeguato per sé e per un progetto di vita
familiare, un riconoscimento delle proprie capacità professionali come contributo
alla positiva crescita della comunità in cui vive”. Per il Mcl,
ha continuato Costalli, diventa “un obiettivo strategico
di questa fase storica l’elaborazione sul piano culturale, economico e sociale,
di un nuovo umanesimo del lavoro, basato sull’etica della responsabilità e dell’impegno
di ogni persona nel proprio lavoro; sulla priorità assoluta alla sicurezza e,
affinchè la salute sia sempre salvaguardata attraverso
la prevenzione e la tutela; sull’esercizio attivo dei diritti contrattuali e
delle tutele sociali per i lavoratori; sulla cultura della partecipazione dei
lavoratori nell’impresa in cui lavorano”. Bisogna lavorare per “l’ambizioso
obiettivo di raggiungere anche in Italia quel 70% di tasso di occupazione
indicato dalla Strategia di Lisbona, condizione per sostenere un Welfare che
garantisca i fondamentali diritti di cittadinanza, costruire un costante percorso
di umanizzazione
del lavoro, nei diversi contesti e tipologie lavorative,
definire in tempi brevi lo Statuto per il lavoro: sono tre dimensioni della
stessa battaglia culturale e concreta che MCL si impegna a portare avanti per
affermare la priorità e la centralità del lavoro, per le persone, per le famiglie,
per
la comunità”. “Da come operiamo per uscire dalla crisi,
dipende la qualità del futuro del nostro Paese: il problema allora è come ci
prepariamo - società, sindacato, imprese, istituzioni - per consentire all’Italia
di partecipare a questo nuovo sviluppo dai tratti fortemente competitivi e rispetto
al quale è molto alto il rischio d’emarginazione”. E’ quindi essenziale “una
nuova coesione sociale, che dipenderà dall’affermarsi della partecipazione dei
lavoratori ai destini dell’impresa, con un nuovo equilibrio tra capitale e lavoro
(democrazia economica) e dalla partecipazione politica e sociale dei cittadini
ai destini della società in cui vivono (democrazia partecipativa)”. “In
questo contesto è centrale la valorizzazione dei corpi sociali intermedi: il
sindacato, i movimenti, le associazioni, il volontariato e le comunità territoriali,
in cui la persona esprime identità ed interessi”. “Le rappresentanze sociali,
che storicamente si sono ispirate alla Dottrina Sociale della Chiesa,
hanno oggettivamente un’occasione unica per contribuire al rinnovamento della
nostra nazione”. (