RETE CONSOLARE
Micheloni e Randazzo (Pd) sull’approvazione
in Senato della mozione condivisa sugli uffici consolari all’estero
ROMA - Sull’approvazione da parte del Senato della mozione sugli Uffici consolari all’estero - condivisa dal Pd (con l’adesione anche della senatrice Mirella Giai del Maie) e dalla maggioranza Pdl-Lnp - intervengono con una nota i senatori del Pd eletti all’estero Claudio Micheloni e Nino Randazzo, osservando innanzitutto che “all’ampio dibattito hanno partecipato rappresentanti di tutti gli schieramenti politici, in assenza dei parlamentari del Pdl eletti all’estero”.
Il 10 giugno scorso,
il Governo aveva comunicato alle commissioni Affari Esteri di ambedue le Camere
le linee portanti del processo di razionalizzazione della rete degli uffici
consolari all’estero da attuarsi tra la fine del 2009 e il 2011. Tale processo
prevede attualmente la chiusura di 18 sedi consolari (
Con la mozione si chiede al Governo: di mantenere un costante confronto con il Parlamento per definire le modalità del piano di razionalizzazione degli uffici diplomatici; di avviare un confronto con le Commissioni parlamentari competenti per una valutazione strategica del ruolo della rete degli uffici all’estero; di intraprendere, contestualmente, la realizzazione del processo di riorganizzazione dell’amministrazione centrale del ministero degli Affari Esteri.
Il Governo, rappresentato
dal sottosegretario Mantica, ha accolto la mozione, sollecitandone una riformulazione,
riaffermando la posizione del Governo che ribadisce la necessità di una riforma
della rete consolare. Ha di
Soddisfatti, i
senatori Micheloni, Randazzo e gli altri firmatari della mozione (Bettamio,
Amoruso, Musi, Marcenaro, Palmizio, Filippi A., Carrara, Perduca, Pinotti, Marinaro,
Pegorer, Livi Bacci, Tonini, Compagna, Gasbarri, Bertuzzi, Divina, Monti, Cagnin,
Zanetta, De Sena, Bonino, Giai) auspicano che il piano attuale di riassetto
della rete degli uffici consolari e diplomatici all’estero, venga sospeso e
che, con l’inizio dell’anno nuovo, possa essere intrapreso un rapido percorso
di confronto con il Governo, al fine di formulare principi condivisi che permettano
al Governo la realizzazione di un progetto di riforma che rispecchia i contenuti
e lo spirito della mozione votata all’unanimità. (