DIRITTI UMANI
XIII Meeting al Mandela Forum di Firenze
Intervenuti Piero Grasso, Agnese Moro e Marco Alessandrini
Claudio Martini: Cultura dell’accoglienza e della solidarietà,
una ricchezza inesauribile
FIRENZE – “Date tutta la vostra passione e il vostro
entusiasmo a questa straordinaria terra che è
Ha ringraziato Gad Lerner,
Claudio Martini, per aver condotto con “sagacia” i dieci meeting fino a quello
di oggi. Ringrazia tutti gli studenti (“voi siete la nostra ricchezza”) e gli
insegnanti. «Il messaggio che esce da questo meeting è chiaro – ha detto – Per
risolvere il problema di ciascuno di noi dobbiamo farci carico dei problemi
di tutti. Quello della riconciliazione è un tema straordinario”. E conclude
ricordando il messaggio inviato dal Presidente della Repubblica: “Giorgio Napolitano
ha inviato un bellissimo messaggio. Negli ultimi tempi, il presidente ha scritto
messaggi di grande efficacia ed equilibrio, tutti animati da una grande voglia
di innovazione. E’ una grande lezione di giovinezza intellettuale che una persona
della sua età dà a tutto il Paese”.
Tra i numerosi interventi al Meeting di oggi segnaliamo
quelli del procuratore nazionale antimafia Piero Grasso e di Agnese Moro (figlia
di Aldo Moro) e Marco Alessandrini (figlio del giudisce Emilio Alessandrini).
“I successi ci sono stati, è indubbio, ma molto c'è ancora
da fare, ci vuole qualcos'altro. Se la mafia fosse solo un fenomeno criminale,
una questione di ordine pubblico, questa guerra l'avremmo già vinta. Ma la mafia
vuol dire relazioni e non finirà solo arrestandone la parte militare. È necessario
tagliare le relazioni con tutto il resto” ha voluto sottolineare con forza Piero
Grasso , parlando agli studenti toscani riuniti al Mandela Forum. Cosa vuol
dire riconciliazione nei territori di mafia? È a questa difficile domanda di
Gad Lerner che il magistrato ha provato a rispondere,
spiegando in primo luogo che la mafia è guerra e che il primo passo verso la
riconciliazione è sapere da che parte st are e isolare i mafiosi, dicendo no alle collusioni, ai
finanziamenti illeciti dei partiti, agli appalti comprati con le bustarelle
o a colpi di lupara. E poi non dimenticare, opporre le parole al bisogno di
silenzio e di omertà della criminalità organizzata. “La mafia che uccide i giornalisti
e i parroci è una mafia che ha paura di perdere il consenso, che teme le parole.
Per questo noi bisogna parlare, ogni giorno di più”.
E questo è un impegno collettivo di cui ognuno è una
parte importante. “Un impegno concreto – ha sottolineato ancora il procuratore,
come quello dei giovani toscani che ogni anno d'estate trascorrono le loro vacanze
a lavorare nei campi confiscati alla mafia, o come quello di chi ha raccolto
fondi per comprare trattori per le terre liberate. Ormai c'è una grande rete
di giovani in tutta Italia”.
Una realtà grande e in crescita che, tra le altre cose,
evidenzia quanto sia decisivo il ruolo della scuola. “La legalità fatta a scuola
– ha concluso Grasso – serve anche a spingere gli adulti indifferenti o cinici.
Perché questo è un fatto che riguarda tutti noi”.
Al Meeting sono intervenuti anche Agnese Moro e
Marco Alessandrini.
Figli di personalità assassinate negli anni Settanta
dai terroristi (lo statista Aldo Moro e il giudice Emilio Alessandrini ) hanno
raccontato agli ottomila giovani nel Mandelaforum
fiorentino come “non sia facile portarsi addosso la condizione di vittima quando
si è circondati dall’ignoranza su quelle vicende” (Agnese Moro) e come “sia
importante coltivare il vizio della memoria” (Marco Alessandrini).
“Li hanno uccisi perché erano brave persone, facevano
il loro dovere, servivano lo Stato e il bene comune”. Agnese Moro e Marco Alessandrini
hanno usato le stesse parole per testimoniare il loro rapporto con la riconciliazione.
La figlia di Moro ha sottolineato come suo padre sia
stato “annullato perché praticava la via del bene in favore di tutti”, Il figlio
di Alessandrini ha aggiunto come avesse appena otto anni quando il babbo venne
ucciso. Entrambi hanno concordato sulla difficoltà del percorso di riconciliazione
: ma “ricordare significa guardare con occhio sereno a quelle vicende lontane”
(Agnese Moro) mentre “dialogare con i giovani dà un senso al grande sacrificio
dei nostri padri: uccisi perché brave persone che facevano il loro dovere e
dimostravano quanto la vita valga la pena di essere vissuta a servizio di ideali
grandi”. (