INFORM - N. 230 - 10 dicembre 2009


DIRITTI UMANI

XIII Meeting al Mandela Forum di Firenze

Intervenuti Piero Grasso, Agnese Moro e Marco Alessandrini

Claudio Martini: Cultura dell’accoglienza e della solidarietà, una ricchezza inesauribile

 

FIRENZE – “Date tutta la vostra passione e il vostro entusiasmo a questa straordinaria terra che è la Toscana, la più bella regione del mondo, diciamolo, non solo per arte e paesaggio, ma per l’anima della gente che ci vive”. Ha chiuso il Meeting dei diritti umani con un inno alla Toscana il presidente della Regione Claudio Martini . “Bisogna essere fieri della Toscana – ha sottolineato ancora, parlando poi con i giornalisti  – Certo, dobbiamo saperne vedere anche i limiti, il rischio di addormentamento, di apatia. Ma anche i tanti aspetti positivi, la cultura dell’accoglienza e della solidarietà, che è una ricchezza inesauribile della nostra regione”.

Ha ringraziato Gad Lerner, Claudio Martini, per aver condotto con “sagacia” i dieci meeting fino a quello di oggi. Ringrazia tutti gli studenti (“voi siete la nostra ricchezza”) e gli insegnanti. «Il messaggio che esce da questo meeting è chiaro – ha detto – Per risolvere il problema di ciascuno di noi dobbiamo farci carico dei problemi di tutti. Quello della riconciliazione è un tema straordinario”. E conclude ricordando il messaggio inviato dal Presidente della Repubblica: “Giorgio Napolitano ha inviato un bellissimo messaggio. Negli ultimi tempi, il presidente ha scritto messaggi di grande efficacia ed equilibrio, tutti animati da una grande voglia di innovazione. E’ una grande lezione di giovinezza intellettuale che una persona della sua età dà a tutto il Paese”.

Tra i numerosi interventi al Meeting di oggi segnaliamo quelli del procuratore nazionale antimafia Piero Grasso e di Agnese Moro (figlia di Aldo Moro)  e Marco Alessandrini (figlio del giudisce Emilio Alessandrini). 

“I successi ci sono stati, è indubbio, ma molto c'è ancora da fare, ci vuole qualcos'altro. Se la mafia fosse solo un fenomeno criminale, una questione di ordine pubblico, questa guerra l'avremmo già vinta. Ma la mafia vuol dire relazioni e non finirà solo arrestandone la parte militare. È necessario tagliare le relazioni con tutto il resto” ha voluto sottolineare con forza Piero Grasso , parlando agli studenti toscani riuniti al Mandela Forum. Cosa vuol dire riconciliazione nei territori di mafia? È a questa difficile domanda di Gad Lerner che il magistrato ha provato a rispondere, spiegando in primo luogo che la mafia è guerra e che il primo passo verso la riconciliazione è sapere da che parte st are e isolare i mafiosi, dicendo no alle collusioni, ai finanziamenti illeciti dei partiti, agli appalti comprati con le bustarelle o a colpi di lupara. E poi non dimenticare, opporre le parole al bisogno di silenzio e di omertà della criminalità organizzata. “La mafia che uccide i giornalisti e i parroci è una mafia che ha paura di perdere il consenso, che teme le parole. Per questo noi bisogna parlare, ogni giorno di più”.

E questo è un impegno collettivo di cui ognuno è una parte importante. “Un impegno concreto – ha sottolineato ancora il procuratore, come quello dei giovani toscani che ogni anno d'estate trascorrono le loro vacanze a lavorare nei campi confiscati alla mafia, o come quello di chi ha raccolto fondi per comprare trattori per le terre liberate. Ormai c'è una grande rete di giovani in tutta Italia”.

Una realtà grande e in crescita che, tra le altre cose, evidenzia quanto sia decisivo il ruolo della scuola. “La legalità fatta a scuola – ha concluso Grasso – serve anche a spingere gli adulti indifferenti o cinici. Perché questo è un fatto che riguarda tutti noi”.

Al Meeting sono intervenuti anche Agnese Moro  e Marco Alessandrini.

Figli di personalità assassinate negli anni Settanta dai terroristi (lo statista Aldo Moro e il giudice Emilio Alessandrini ) hanno raccontato agli ottomila giovani nel Mandelaforum fiorentino come “non sia facile portarsi addosso la condizione di vittima quando si è circondati dall’ignoranza su quelle vicende” (Agnese Moro) e come “sia importante coltivare il vizio della memoria” (Marco Alessandrini).

“Li hanno uccisi perché erano brave persone, facevano il loro dovere, servivano lo Stato e il bene comune”. Agnese Moro e Marco Alessandrini hanno usato le stesse parole per testimoniare il loro rapporto con la riconciliazione.

La figlia di Moro ha sottolineato come suo padre sia stato “annullato perché praticava la via del bene in favore di tutti”, Il figlio di Alessandrini ha aggiunto come avesse appena otto anni quando il babbo venne ucciso. Entrambi hanno concordato sulla difficoltà del percorso di riconciliazione : ma “ricordare significa guardare con occhio sereno a quelle vicende lontane” (Agnese Moro) mentre “dialogare con i giovani dà un senso al grande sacrificio dei nostri padri: uccisi perché brave persone che facevano il loro dovere e dimostravano quanto la vita valga la pena di essere vissuta a servizio di ideali grandi”. (Inform)

 

 


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