INFORM - N. 227 - 5 dicembre 2009


ASSEMBLEA PLENARIA CGIE

Le Commissioni continentali Europa e Paesi anglofoni contro la proposta di riforma degli organismi di rappresentanza

Gli interventi dei vice segretari generali Lorenzo Losi e Silvana Mangione

 

ROMA – Incentrate prevalentemente sulla bozza di riforma di Comites e Cgie le relazioni dei vice segretari generali delle Commissione continentali del Cgie, nella seconda giornata di lavori dell’Assemblea plenaria.

Negli interventi della mattinata Lorenzo Losi (Gran Bretagna), vice segretario generale della Commissione Europa e Africa del Nord, ribadisce l’accordo con la posizione espressa in merito alla bozza di riforma dalla relazione del Comitato di presidenza. “Avremmo voluto che le nostre istanze trovassero ascolto nella proposta di riforma – sostiene Losi – o forse avremmo dovuto sostenere e difendere prima l’autonomia del Cgie”. “Oggi però dobbiamo ascoltare cosa le giovani generazioni pensano degli organismi di rappresentanza, capire quale progettualità potrà generare il loro contributo”. Per Losi, Comites e Cgie così come sono oggi “costituiscono il prodotto di come la collettività all’estero ha inteso la rappresentanza” e confida che nell’audizione prevista da parte del Cgie al Comitato ristretto autore della bozza si possano esporre le ragioni di dissenso e ridiscutere la proposta.

Rigetta all’unanimità la bozza di riforma anche la Commissione dei Paesi anglofoni extraeuropei, per le ragioni esposte dal vice segretario generale Silvana Mangione (USA): “la riduzione dei Comites colpisce in maniera eccessiva proprio i Paesi nei quali la capillarità della distribuzione delle comunità e le distanze ne richiederebbero la moltiplicazione; la rappresentanza degli italiani all’estero verrebbe affidata unicamente ai parlamentari eletti all’estero (questi ultimi invece rappresentano tutto il popolo italiano e non, nello specifico, le collettività emigrate); l’incertezza nella composizione del Consiglio derivante dalla possibilità di mozioni di sfiducia a carico dei presidenti dei Comites che, se votata dalla maggioranza dei membri dei Comitati, andrebbe a colpire presidenti eletti da migliaia di cittadini e in una lista a cui viene aggiudicato il premio di maggioranza; la creazione di una piramide monolitica di organismi di italiani all’estero, struttura non democratica perché accentra troppe cariche nella stessa persona – lamenta la Mangione – il cui impegno, tutto su base di volontaria, escluderebbe a priori lavoratori e lavoratrici con famiglie a carico, vale a dire la quasi totalità dei componenti della nostre collettività”.

Stigmatizzata, inoltre, “la sparizione dal Cgie degli oriundi, che non potranno essere presidenti di Comites” e la scelta “da parte dell’ambasciatore -  e non della collettività – dell’unico oriundo che possa far parte dei Comitati”, la “spaccatura della stessa Commissione anglofona extra-europea del Cgie” e la “prematura scomparsa dell’organismo Conferenza permanente Stato-Regioni-Cgie, perché nel nuovo Consiglio (Cie) non farebbe più parte la componente statale, ora invece rappresentato dal ministro degli affari esteri, in qualità di presidente”.

Per questi e altri motivi la Commissione “torna a sostenere con forza il documento già predisposto dal Cgie per stilare un testo di riforma ispirato a tali contenuti”, e crediamo – aggiunge la Mangione - “che ci di debba appellare direttamente ai presidenti di Camera e Senato” per procedere verso questo obiettivo, da ridiscutere comunque dopo la riforma dello Stato.

Ribadita anche l’importanza dell’insegnamento di lingua e cultura italiana, “un’attività a favore dell’Italia – afferma la Mangione – e non soltanto degli italiani all’estero” e che la Commissione considera “un compito irrinunciabile dello Stato”. Anche le Regioni sono invitate a potenziare i loro interventi per l’organizzazione di soggiorni linguistici da coordinare a livello nazionale.

Richiesto un tavolo di lavoro con il Mae “per discutere, in merito al piano di ristrutturazione consolare, proposte tese ad ottenere sostanziali risparmi e che consentirebbero di non chiudere le sedi”.

Alla Commissione, infine, era stato richiesto un parere sullo scioglimento del Comites di Chicago ma all’unanimità essa chiede che venga prima consentito al Comitato stesso di presentare le proprie contro-motivazioni, fissando un congruo lasso di tempo. (V.P. – Inform)


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