ASSEMBLEA PLENARIA CGIE
Il confronto con l’amministrazione degli Esteri sul piano
di razionalizzazione della rete consolare
Interviene in Plenaria il direttore generale per le Risorse
umane e l’Organizzazione, Giacomo Sanefelice: “il risparmio non è la nostra stella
polare, ma un passaggio necessario per il reinvestimento di risorse nella stessa
rete consolare”
ROMA – Un lungo dibattito sulla ristrutturazione della rete consolare, uno dei temi che stanno maggiormente a cuore alle nostre collettività all’estero, si è svolto ieri nell’ultima mattinata di lavori dell’assemblea plenaria del Cgie, alla Farnesina.
E’ intervenuto per il Mae Giacomo Sanfelice di Monteforte, direttore generale per le Risorse umane e l’Organizzazione, che ha ricordato come “l’accorpamento degli uffici previsto dal piano vada inquadrato nell’ottica di una visione complessiva delle rete, determinata dal miglioramento dei servizi consolari e dall’esigenza complessiva di mantenerne la sostenibilità”. Sostenibilità che necessita di un “miglior utilizzo delle risorse umane e finanziarie e di un’attenta valutazione della qualità dei servizi erogati e dei loro costi”.
Ad incidere sullo “sviluppo temporale di razionalizzazione della rete estera – prosegue Sanfelice – sono fattori quali l’introduzione delle innovazioni tecnologiche, funzionali ad un aumento del livello di produttività degli uffici e di efficienza dei servizi consolari prestati all’utenza”. A questo proposito viene ribadita l’importanza dell’implementazione del SIFC – Sistema integrato di funzioni consolari – di cui la rete sarà dotata entro il 2011 e che consentirà, in una prima fase, la gestione on line degli appuntamenti presso le sedi consolari sino ad arrivare “al dialogo diretto tra l’utenza e l’amministrazione”. Il sistema, grazie alla messa in rete delle banche dati dell’amministrazione pubblica, consentirà un più immediato disbrigo delle pratiche, velocizzando i tempi a favore dell’utenza.
Altro fattore
è costituito dall’introduzione delle procedure per il passaporto biometrico, per
cui “saranno istituite 12 postazioni all’estero per il rilevamento delle impronte
digitali, operative da metà
Entrando nel dettaglio del piano, per la cui realizzazione ottimale “l’amministrazione ha proceduto e procede a svolgere i necessari approfondimenti con riferimento alle sedi interessate dal processo e sui servizi indirizzati all’utenza”, Sanfelice segnala come si sia giunti a “una revisione del calendario inizialmente previsto”, a seguito di questi approfondimenti. Egli puntualizza che sarà salvaguardato il rapporto di lavoro sia degli impiegati di ruolo del mae, che potranno prestare servizio nella sede consolare più vicina incaricata di svolgere i compiti della struttura assorbita, sia degli impiegati in loco, a contratto.
Ecco
“la nuova articolazione temporale del piano” illustrata ai consiglieri: “il ridimensionamento
del rango dei due consolati generali di Basilea e Karachi, che diverranno semplicemente
consolati, sarà operativo – afferma Sanfelice – dal 1 dicembre 2009 e dal 1 marzo
Nonostante il chiarimento di Sanfelice, numerosi rimangono gli interrogativi e le istanze avanzate dei consiglieri nel corso del dibattito successivo al suo intervento: Salvatore Tabone (Francia) rileva che Mulhouse è decisamente più vicina al consolato di Basilea, rispetto a Metz – sede con cui si annuncia invece l’accorpamento. Egli chiede pertanto di riconsiderare la chiusura e ribadisce la richiesta, già avanzata dal Comites in loco, di mantenere a Mulhouse almeno un’agenzia consolare e non uno sportello consolare. Tommaso Conte (Germania) lamenta la mancanza di cifre ufficiali che quantifichino il risparmio annunciato, segnalando inoltre che le sedi consolari in Germania hanno già subito una penalizzazione a causa della diminuzione del personale di ruolo che non è stato reintegrato. “La diminuzione di 35 impiegati che abbiamo registrato in questi ultimi anni può ritenersi equivalente alla chiusura di 5 consolati in Germania – lamenta Conte, chiedendo lumi anche sulla funzione degli “sportelli permanenti” menzionati da Sanfelice.
Ragioni
economiche e di rappresentanza vanno contro alla chiusura annunciata delle sedi
di Detroit, Filadelfia, Brisbane, Adelaide e Durban, segnala Silvana Mangione
(Stati Uniti, vice segretario per i Paesi anglofoni), ricordando la recente partnership
instaurata tra Fiat e Chrysler, l’importanza strategica del porto di Durban e
le immense distanze geografiche tra le città australiane. “Senza contare il fatto
che molti dei nostri connazionali non sapranno giovarsi delle innovazione tecnologiche
annunciate – conclude
Dettagli sulla situazione del Sud Africa vengono richiesti da Riccardo Pinna (Sud Africa), mentre Pasquale Nestico (Stati Uniti) chiede conto dell’annunciata chiusura del consolato f’Italia a Filadelfia, ricordando la risoluzione approvata in Parlamento a luglio, finalizzata al ripensamento del piano di razionalizzazione da parte del governo. Fernando Marzo (Belgio) richiama ad un più accurato utilizzo delle risorse disponibili, mentre Carlo Consiglio (Canada) suggerisce una più accurata sperimentazione del sistema informatico, prima di intervenire sulle sedi. Sulle innovazioni tecnologiche si sofferma anche Dino Nardi (Svizzera), preoccupato per i connazionali più anziani, poco abituati all’utilizzo del pc e della rete, mentre si domanda perché i “totem” – gli spazi assistiti per l’utilizzo del sistema on line – non vengano predisposti anche presso i patronati all’estero.
Enzo Centofanti (Stati Uniti) ribadisce l’importanza commerciale della sede di Filadelfia – “il distretto consolare italiano più importante degli Usa dopo New York” - e si chiede se non sussista un’incoerenza tra l’annunciata chiusura della sede e il mantenimento in loco del Comites, in base alla bozza di riforma Tofani, mentre Luigi Casagrande (Australia) richiama l’attenzione sulla realtà geografica del continente, caratterizzata da enormi distanze che non giustificherebbero quindi la chiusura delle sedi di Adelaide e Brisbane. Michele Schiavone (Svizzera) segnala la necessità di una discussione e di un confronto serio per concordare gli interventi sulla rete, mentre Oreste Motta (Ctim) evidenzia che un piano complessivo di ristrutturazione dovrebbe prevedere interventi distribuiti sul tutto il territorio, per impedire una più forte penalizzazione di alcune aree rispetto ad altre.
Sanfelice
ha risposto alle sollecitazioni ricordando, sulla questione di metodo alla base
del piano di razionalizzazione, “l’approfondimento che abbiamo svolto insieme
nel mese di giugno e tutte le occasioni successive avvenute sia in questa che
in altre sedi”. Rifiuta quindi la mancata disponibilità del Mae ad un confronto,
imputata da più parti: “sono argomenti di altissima sensibilità e l’amministrazione
ne è consapevole, ma vi invita a riflettere sul nuovo quadro che abbiamo di fronte”.
La disponibilità al confronto sarebbe dimostrata dal ripensamento del calendario
degli interventi “attraverso una valutazione in dettaglio di tutte le implicazioni
– prosegue Sanfelice, che ricorda la complessità della gestione di una rete diplomatica
così ampia “in un contesto rigore della politica di bilancio del governo”. Egli
segnala la situazione penalizzante relativa alla disponibilità di personale: “l’anno
scorso il Mae ha perso per pensionamento 180 unità di personale, integrate con
assunzioni solo al 10%”. “Il risparmio non è la nostra stella polare, - ha concluso
Sanfelice - ma un passaggio necessario per reperire risorse finanziarie da reinvestire
prima di tutto nella rete consolare”. (Viviana Pansa –