INFORM - N. 226 - 4 dicembre 2009


ITALIANI ALL’ESTERO

Ricerche sui Veneti in Sud Africa e in Romania

 

PADOVA - In Sud Africa è tuttora presente una piccola ma attivissima e ben integrata comunità di origine veneta. Poco nota è anche la storia della presenza veneta nell’area danubiano-balcanica e in particolare in Romania. Per avere a disposizione maggiori elementi di conoscenza su queste realtà migratorie la Regione ha promosso una serie di ricerche che sono state presentate a Padova dall’assessore ai flussi migratori Oscar De Bona, insieme al prof. Gianpaolo Romanato dell’Università di Padova, direttore della collana “Civiltà veneta nel mondo”.

Lo studio sui Veneti del Sud Africa è stato realizzato dai ricercatori Lorenzo Carlesso e Alessandra Berto. Carlesso ha approfondito con uno studio a sé anche la storia del campo di prigionia di Zonderwater . La terza ricerca riguarda invece i “Veneti in Romania” ed è stata curata da Roberto Scagno, Paolo Tomasella e Corina Tucu. Durante il fascismo la piccola comunità dei nostri connazionali in Sud Africa conobbe momenti di grande prosperità, compromessi dalla guerra d’Etiopia e poi dal conflitto mondiale, durante il quale gli inglesi crearono proprio in Sud Africa, per gli italiani, il campo d’internamento di Zonderwater, che arrivò a comprendere quasi centomila prigionieri. Al termine del conflitto non pochi ex prigionieri scelsero di stabilirsi in terra sudafricana. E’ da questo nucleo che è nata l’attuale comunità italiana, poi accresciuta da ulteriori arrivi, comprendente anche i veneti giunti soprattutto dal Vicentino, ma tutte le province sono rappresentate.

In Romania, a partire dell’ultimo trentennio dell’Ottocento, la presenza di manodopera qualificata proveniente dalle province venete, soprattutto dell’alto bellunese, divenne insostituibile per lo sviluppo del Paese danubiano, al cui processo parteciparono in modo rilevante anche artisti e uomini di cultura veneti. Un’apprezzata attività professionale interrotta dall’instaurazione del regime comunista nel 1948, che determinò, tra l’altro, lo scioglimento delle associazioni culturali che avevano accompagnato l’emigrazione veneta in Romania. Le comunità venete ancora esistenti stanno cercando di recuperare la loro identità e di darsi un assetto organizzativo. Anche loro – ha concluso De Bona – rappresentano un pezzo della nostra storia da conoscere. (Inform)

 

 


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