CGIE
Il dibattito sulla riforma degli organi di rappresentanza
degli italiani all’estero
Fra gli interventi quello del senatore Claudio Micheloni(Pd) e del segretario generale Elio Carozza
ROMA - Il dibattito svoltosi al Cgie
sulla riforma degli organi di rappresentanza degli italiani all’estero è stato
preceduto dall’intervento del senatore del Pd Claudio Micheloni
che si è detto deluso per il mancato avvio di un dialogo, da parte del Consiglio
Generale, sulla bozza di riforma dei Comites e del Cgie
elaborata dallo specifico Comitato ristretto del senato. “Nonostante il collega
Tofani – ha detto Micheloni
– abbia accelerato i lavori in modo da poter consegnare al Cgie
una bozza della riforma ed avere delle proposte, dei consiglieri è emerso solo
un totale rigetto della bozza e una deformazione dei contenuti del testo. Noi
siamo disposti ad ascoltare ma non abbiamo ottenuto proposte concrete…
Non si può dire che si vuole affossare il Cgie – ha
continuato il senatore dopo aver sottolineato che la proposta di riforma non cancella
la rappresentanza dei nostri connazionali dall’Africa e dall’Asia - perchè
i suoi rappresentanti saranno ascoltati venerdì al Senato su questo argomento
dal Comitato ristretto. In quella sede trarremo le indicazioni per le eventuali
modifiche del testo”.
Micheloni ha poi ricordato come, a testimonianza
di un clima politico certamente non favorevole agli italiani all’estero, sul tavolo
del Comitato ristretto vi siano a tutt’oggi anche tre disegni di legge che chiedono
l’abolizione del Cgie. Una situazione non facile
che, secondo il senatore, è emersa anche dalla recente audizione dei rappresentanti
del Cgie sul voto degli italiani nel mondo davanti ai
senatori delle Commissioni Esteri e Affari Costituzionali. Un’audizione che ha
posto in evidenza la volontà mai sopita di alcuni esponenti politici di rimettere
in discussione il voto per corrispondenza e la possibilità di esprimere il proprio
suffragio per i soli candidati residenti nella circoscrizione Estero. “Fino ad
oggi – ha replicato il segretario generale del Cgie
Elio Carozza - non abbiamo dialogato perché non sapevamo a che
punto era arrivato il lavoro del Comitato ristretto e solo adesso siamo venuti
a conoscenza della proposta Tofani. Siamo comunque pronti
a dialogare per dare un’adeguata rappresentanza agli italiani all’estero”. Carozza,
dopo aver sottolineato l’esigenza di evitare la creazione di una riforma affrettata
e al ribasso, ha inoltre ricordato come le proposte di riforma del Cgie,
elaborate dallo stesso Consiglio Generale, siano da tempo contenute in un documento,
nato insieme alla riflessione dei Comites e della rete
associativa, che ha già ispirato la stesura di alcuni disegni di legge sulla materia.
“La storia del Cgie – ha spiegato
il consigliere Norberto Lombardi (Pd) - ci fa capire come l’Italia possa utilizzare
al meglio il duplice sistema di rete dei connazionali all’estero e dei nuovi italiani
che vivono nel mondo. Due realtà ricche di opportunità che potrebbero essere incrociate
e che invece si sta cercando di depotenziare. Lombardi, dopo aver ripercorso il
lungo cammino storico della rappresentanza degli italiani all’estero, ha ricordato
come l’ultima legge di riforma dei Comites risalga al
2003 e sia successiva all’introduzione del voto all’estero. “I senatori che vogliono
riformare i Comites e il Cgie – ha proseguito
Lombardi - devono sapere che stanno mettendo le mani su di un processo di costruzione
di partecipazione democratica e su un percorso di progressiva acquisizione
della piena cittadinanza che dura da quasi 40 anni. Noi chiediamo quindi rispetto
per le conquiste ottenute”. Il consigliere ha poi auspicato, alla luce di una
riforma degli organi di rappresentanza proposta dal Senato difficilmente emendabile,
elettoralistica e che produrrebbe nuovi veleni nelle comunità, una pausa di riflessione
che consenta di avviare una discussione approfondita sull’argomento e trovare
soluzioni comuni.
“Dobbiamo promuovere con tutta la forza necessaria
– ha concluso Lombardi - un appello al dialogo che dia risultati concreti e consenta
di sottrarre il provvedimento dal previsto esame da parte della Commissione competente
in sede deliberante. Un’opzione, quest’ultima, che verrebbe vista dalle nostre
comunità come un atto di forza”.
“Dobbiamo decidere noi quello che va discusso e
quali sono le priorità, - ha affermato Luciano Neri (Pd) - evitando di essere
subalterni alle persone che hanno chiesto il dialogo, quando in realtà hanno giù
deciso tutto”. Neri
ha inoltre auspicato un salto di qualità della rete consolare
attraverso l’introduzione di personale giovane e capace che sappia far fronte
alle esigenze della moderna emigrazione. “La delegazione del Cgie che andrà al Senato – ha proseguito Neri - dovrà avere
un linguaggio educato, ma aggressivo e richiedente. Non accettare una trattativa
al ribasso e chiedere il perché proprio ora si sta di
Dopo l’intervento di Mariano Gazzola
(Argentina) che si è detto contrario all’affidamento dei vari livelli della rappresentanza
ai singoli presidenti di Comites e all’esclusione dell’associazionismo,
Daniela Tuffanelli Costa (Australia) ha evidenziato
come la bozza di riforma dei Comites e del Cgie proposta dal
Comitato ristretto rischi di creare, introducendo un sistema piramidale ed elettoralistico,
una profonda frattura nelle nostre comunità.(G.M.-