INFORM - N. 225 - 3 dicembre 2009


CGIE

Il dibattito sulla riforma degli organi di rappresentanza degli italiani all’estero

Fra gli interventi quello del senatore Claudio Micheloni(Pd) e del segretario generale Elio Carozza

 

ROMA - Il dibattito svoltosi al Cgie sulla riforma degli organi di rappresentanza degli italiani all’estero è stato preceduto dall’intervento del senatore del Pd Claudio Micheloni che si è detto deluso per il mancato avvio di un dialogo, da parte del Consiglio Generale, sulla bozza di riforma dei Comites e del Cgie elaborata dallo specifico Comitato ristretto del senato. “Nonostante il collega Tofani – ha detto Micheloni – abbia accelerato i lavori in modo da poter consegnare al Cgie una bozza della riforma ed avere delle proposte, dei consiglieri è emerso solo un totale rigetto della bozza e una deformazione dei contenuti del testo. Noi siamo disposti ad ascoltare ma non abbiamo ottenuto proposte concrete… Non si può dire che si vuole affossare il Cgie – ha continuato il senatore dopo aver sottolineato che la proposta di riforma non cancella la rappresentanza dei nostri connazionali dall’Africa e dall’Asia -  perchè i suoi rappresentanti saranno ascoltati venerdì al Senato su questo argomento dal Comitato ristretto. In quella sede trarremo le indicazioni per le eventuali modifiche del testo”.

Micheloni ha poi ricordato come, a testimonianza di un clima politico certamente non favorevole agli italiani all’estero, sul tavolo del Comitato ristretto vi siano a tutt’oggi anche tre disegni di legge che chiedono l’abolizione del Cgie.  Una situazione non facile che, secondo il senatore, è emersa anche dalla recente audizione dei rappresentanti del Cgie sul voto degli italiani nel mondo davanti ai senatori delle Commissioni Esteri e Affari Costituzionali. Un’audizione che ha posto in evidenza la volontà mai sopita di alcuni esponenti politici di rimettere in discussione il voto per corrispondenza e la possibilità di esprimere il proprio suffragio per i soli candidati residenti nella circoscrizione Estero. “Fino ad oggi – ha replicato il segretario generale del Cgie Elio Carozza - non abbiamo dialogato perché non sapevamo a che punto era arrivato il lavoro del Comitato ristretto e solo adesso siamo venuti a conoscenza della proposta Tofani. Siamo comunque pronti a dialogare per dare un’adeguata rappresentanza agli italiani all’estero”. Carozza, dopo aver sottolineato l’esigenza di evitare la creazione di una riforma affrettata e al ribasso, ha inoltre ricordato come le proposte di riforma del Cgie, elaborate dallo stesso Consiglio Generale, siano da tempo contenute in un documento, nato insieme alla riflessione dei Comites e della rete associativa, che ha già ispirato la stesura di alcuni disegni di legge sulla materia.

“La storia del Cgie – ha spiegato il consigliere Norberto Lombardi (Pd) - ci fa capire come l’Italia possa utilizzare al meglio il duplice sistema di rete dei connazionali all’estero e dei nuovi italiani che vivono nel mondo. Due realtà ricche di opportunità che potrebbero essere incrociate e che invece si sta cercando di depotenziare. Lombardi, dopo aver ripercorso il lungo cammino storico della rappresentanza degli italiani all’estero, ha ricordato come l’ultima legge di riforma dei Comites risalga al 2003 e sia successiva all’introduzione del voto all’estero. “I senatori che vogliono riformare i Comites e il Cgie – ha proseguito Lombardi - devono sapere che stanno mettendo le mani su di un processo di costruzione di partecipazione  democratica e su un percorso di progressiva acquisizione della piena cittadinanza che dura da quasi 40 anni. Noi chiediamo quindi rispetto per le conquiste ottenute”. Il consigliere ha poi auspicato, alla luce di una riforma degli organi di rappresentanza proposta dal Senato difficilmente emendabile, elettoralistica e che produrrebbe nuovi veleni nelle comunità, una pausa di riflessione che consenta di avviare una discussione approfondita sull’argomento e trovare soluzioni comuni.

 “Dobbiamo promuovere  con tutta la forza necessaria – ha concluso Lombardi - un appello al dialogo che dia risultati concreti e consenta di sottrarre il provvedimento dal previsto esame da parte della Commissione competente in sede deliberante. Un’opzione, quest’ultima, che verrebbe vista dalle nostre comunità come un atto di forza”.

 “Dobbiamo decidere noi quello che va discusso e quali sono  le priorità, - ha affermato Luciano Neri (Pd) - evitando di essere subalterni alle persone che hanno chiesto il dialogo, quando in realtà hanno giù deciso tutto”. Neri

ha inoltre auspicato un salto di qualità della rete consolare attraverso l’introduzione di personale giovane e capace che sappia far fronte alle esigenze della moderna emigrazione. “La delegazione del Cgie che andrà al Senato – ha proseguito Neri - dovrà avere un linguaggio educato, ma aggressivo e richiedente. Non accettare una trattativa al ribasso e chiedere il perché proprio ora si sta dichiarando guerra alla rappresentanza degli italiani all’estero. Giangi Cretti (Fusie) ha dal canto suo sottolineato come la scelta di procedere alla discussione della riforma in sede deliberate sia inaccettabile. Il consigliere ha anche segnalato i rischi connessi all’ipotesi, prevista dalla bozza di legge, di accentrare su una sola persona tanti incarichi chiave della rappresentanza. Contrario alla riforma anche il vice segretario generale per i Paesi dell’America Latina Francisco Nardelli che ha sottolineato come l’introduzione  del maggioritario nel sistema di rappresentanza rischi di escludere da ogni decisione le minoranze della comunità. Nardelli ha anche segnalato come la bozza di legge tenda ad limitare la partecipazione degli oriundi dalla rappresentanza. “Nella elaborazione delle riforme – ha dichiarato il presidente della V Commissione Franco Santellocco -  fate più attenzione anche alle aree dove è meno numerosa la presenza dei nostri connazionali. Continenti deboli quanto a presenze, ma forti sul versante dei ritorni economici”. Santellocco ha precisato come l’innalzamento del numero minimo di cittadini italiani per l’istituzione dei Comites previsto dalla riforma, porterà all’allontanamento della rappresentanza importanti continenti come ad esempio l’Asia e l’Africa. “Il Cgie- ha ricordato Dino Nardi  (CdP - Europa e Nord Africa)  - ha lavorato per tempo alla stesura di una riforma del Consiglio Generale, coinvolgendo l’associazionismo e i Comites. Un lavoro di aggiornamento che non viene tenuto in considerazione dalla bozza di legge al Senato. Una proposta che in pratica stravolge il sistema della rappresentanza”. Nardi, dopo auspicato il rinnovo dei Comites con la vecchia legge, ha evidenziato come la riforma rischi di escludere dalla rappresentanza le piccole comunità.

Dopo l’intervento di Mariano Gazzola (Argentina) che si è detto contrario all’affidamento dei vari livelli della rappresentanza ai singoli presidenti di Comites e all’esclusione dell’associazionismo, Daniela Tuffanelli Costa (Australia)  ha evidenziato come la bozza di riforma dei Comites e del Cgie proposta dal Comitato ristretto rischi di creare, introducendo un sistema piramidale ed elettoralistico, una profonda frattura nelle nostre comunità.(G.M.- Inform)    

 

 


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