INFORM - N. 225 - 3 dicembre 2009


INTERVENTI

Carlos De Fazio: “Uruguay, partiti politici e società civile nelle elezioni del Presidente Muijca”

 

MONTEVIDEO - Dopo il primo governo di sinistra del Frente Amplio,  si è svolto, alla scadenza prevista, nel paese il  nuovo processo elettorale, in diverse istanze.

Il sistema elettorale uruguaiano, a suo tempo fatto apposta per evitare l'arrivo della sinistra al potere, modificato con la riforma costituzionale del 1996, prevede le elezioni primarie non obbligatorie a giugno, e quelle nazionali, obbligatorie in due istanze: le parlamentari e le presidenziali contemporaneamente a ottobre, e qualora fosse necessario, una seconda volta, in ballottaggio, alla fine di novembre.

Tutto il processo elettorale ha confermato il successo del governo di sinistra, confermando i vari sondaggi che prevedevano la vittoria del Frente Amplio, i cui responsabili, sotto la guida del socialista Tabarè Vasquez, hanno saputo governare il paese dopo la crisi più pesante negli ultimi cento venti anni, quella del 2002, accaduta dopo il crollo del sistema finanziario speculativo.

Il governo Vasquez ha saputo anche redistribuire meglio il PIL attraverso una riforma fiscale volta a finanziare diversi provvedimenti sul piano del sociale (riforma della sanità, creazione del ministero di sviluppo sociale, programma di emergenza per combattere la povertà dei settori più bisognosi della popolazione, legge di educazione, oppure il denominato “Plan Ceibal” attraverso il quale ogni bambino in età scolare è stato fornito dal suo computer portatile personale, o laptop).

Nelle elezioni primarie di giugno, nel Frente Amplio ha vinto José Mujica, (55%) ex ministro di Agricoltura, e leader storico del MLN (Movimiento de Liberaciòn Nacional), più conosciuto come “Tupamaros”, persona di grandissima popolarità per il suo stile assolutamente estraneo ai formalismi ed ai protocolli caratteristici  di molti politici.

Gli altri candidati per le primarie dentro del Frente Amplio erano, da un lato, Danilo Astori (40%), ex ministro di economia di Vasquez, ex preside della Facoltà di Economia prima della dittatura, e persona molto vicina al presidente Vasquez. Dall'altro, Marcos Caràmbula (10%) , medico, attuale Intendente del Dipartimento (simile alla Regione) di Canelones, indipendente aderente al Frente, ma di origine comunista.

Nel Partito Nazionale, o Blanco, il candidato Luis Alberto Lacalle, ex presidente (1990-1995) di centro destra, liberale, legato ai settori cattolici conservatori, ha battuto con il 55% il suo oppositore , il senatore  Jorge Larrañaga ex Intendente di Paysandù, di orientamento più centrista.

Nel Partido Colorado, Pedro Bordaberry (65%) è stato vincitore, noto per essere figlio del dittatore Juan Maria Bordaberry (politico di origine blanco, che invece fu eletto nel 1971 come presidente per il Partido Colorado, e che, insieme ad altri civili e tanti militari, attuò il colpo di stato del 27 giugno 1973). Gli altri candidati del Partido Colorado nelle primarie erano Luis Hierro (ex senatore e vice presidente, legato al Foro Batllista di Sanguinetti), e Amorin Batlle (dalla Lista 15, di Jorge Batlle).

A ottobre, dopo di una campagna elettorale piena di accuse mutue fra governo ed opposizione, e caratterizzata dalla mancanza di dibattito sulle proposte programmatiche, la popolazione si è decisa favorevolmente per l’opzione di sinistra che era già in governo.

Il Frente Amplio ha guadagnato la maggioranza parlamentare con oltre il 48,3% dei voti, contro  appena il 30% del Partito Nazionale o Blancos (vincolato alla destra cattolica, tradizionale e rurale), ed il 17% del Partito Colorado, storico partito governante del paese il quale dopo il disastroso governo Batlle del 1999–2004, ha perso definitivamente i voti dei settori popolari urbani.

L’acquisizione della maggioranza parlamentare diventa importantissima per poter governare senza concessioni alla opposizione di destra.

Dentro al Frente Amplio, il settore di Josè Mujica, Il Movimiento de Participaciòn Popular, nato dalla allargamento del MLN con altri gruppi, ha raggiunto oltre il 45% dei voti. Questo settore si è alleato anche elettoralmente in questa circostanza con il Partito Comunista, membro fondatore del Frente Amplio, e storico rivale dei tupamaros.

In seconda posizione,  con il 27 % dei voti, si trova il settore più vicino alla sinistra cosiddetta moderata, denominato Frente Liber Seregni (in onore dello storico militare leader del Frente Amplio dal 1971 al 2004). Questo settore è composto da gruppi quali Asamblea Uruguay (di Danilo Astori, ex ministro di economia durante il governo Vasquez), il Nuevo Espacio (di Rafael Michelini, figlio del senatore Zemar Michelini ucciso dai militari a Buenos Aires in 1976), oppure la Alianza Progresista, dal vice presidente Nin Novoa (ex membro del Partito Nazionale), ed altri politici quali Hèctor Lescano (democratico cristiano dal PDC, Partito Democratico Cristiano).

Altri settori , come il Partido Socialista oppure la Vertiente Artiguista, che non si sono decisi per eventuali alleanze, sono rimasti sotto la soglia dal 6 al 10% del totale di voti del Frente Amplio.

Fra i partiti tradizionali, i blancos presentavano al meno due opzioni, una di destra, con il Candidato Lacalle, ed altra di centro con il senatore Larranaga. Mentre  i Colorados, sebbene ancora identificati come un partito conservatore, si sono presentati, attraverso il candidato Bordaberry, come una tentativo di rinnovamento con posizioni pragmatiche vicine alla destra europea di Sarkosy, Aznar, o di Macri in Argentina.  Si tratta di una destra più pericolosa, nel senso che nasconde la sua vera identità ideologica, nella  apparente cura per temi importanti e sentiti quali la sicurezza, il lavoro, l’educazione, ecc.

I quindici giorni di campagna elettorale per il ballottaggio, fra Mujica e Lacalle, si sono caratterizzati per i tentativi falliti del gruppo dirigente elettorale blanco di seminare  paura fra gli elettori, rinfacciando a  Mujica  il suo passato tupamaro, di “terrorista”.

Infine, il candidato Josè Mujica, ha vinto il ballottaggio con il 53% dei voti, composti secondo ll'analisi dei politologi, dal 48% del Frente Amplio e da il 5% di votanti di altri partiti (sia quelli tradizionali che altri come Il Partido Independiente o la Asamblea Popular).

Il suo sfidante, Lacalle, è finito  secondo con il 43% dei voti, senza riuscire ad attrarre nemmeno la totalità dei votanti appartenenti ai partiti tradizionali (Blancos e Colorados).

Vale la pena fermarsi un attimo sulle caratteristiche personali di José Mujica. Josè Mujica Cordano, i cui antenati  erano da origine basca e piemontese, è cresciuto nell'area rurale della periferia di Montevideo, negli anni 1930 e 1940. Politicamente, è stato prima di tutto socialista, votando il leader storico di questo partito in Uruguay, Emilio Frugoni. Negli anni cinquanta si è trasferito al Partido Nacional, o Blanco, con il settore di Erro (successivamente membro del Frente Amplio). All'inizio degli anni settanta, deluso dai partiti tradizionali, comincia la sua partecipazione nel MLN, e dopo di un decennio di lotte armate, è stato fatto prigioniero prima dal governo Bordaberry, e dopo dalla dittatura militare. In quanto uno dei principali leader del MLN, era ostaggio dei militari e sottoposto alle peggiori torture e umiliazioni.

Dopo il ritorno alla democrazia, nel 1985, i Tupamaros riprendono la vita politica rinunziando al ricorso alla lotta armata. Nel 1990, dopo di diverse dibattiti interni, sono stati ammessi nel Frente Amplio. Nel 1994, Mujica è stato eletto deputato per la prima volta, e nel 1999 senatore. Nel 2004 ha mantenuto questa carica, essendo la sua lista, la 609, del MPP (Movimento di Partecipazione Popolare) quella più votata in tutto il paese. Come leader del MPP, Mujica ha saputo tessere una rete di alleanze fra la struttura politica tradizionale di sinistra, ed altri settori  prima appartenenti ai “caudillos” rurali dei partiti tradizionali, i cui votanti si identificano con il suo stile informale, diretto, pieno di termini ed espressioni tipiche della Campagna.

Non da trascurare anche, è  il processo storico attraverso il quale il Partido Colorado, che all'inizio del XX  attraeva il voto degli immigranti , intellettuali e classi medie urbane del paese, ha perso il suo incanto in questo settore della popolazione, che progressivamente si è avvicinato al Frente Amplio negli ultimi 30 anni.

Oggi, il Frente Amplio raccoglie il “lascito” sociale democratico e le idee del Batllismo di Josè Batlle y  Ordóñez, simili alla sinistra tradizionale (è stato questo presidente che nel 1909 accolse gli anarchici ed i socialisti fuggiti dalla Europa e dall'Argentina). Principi ed idee quali la difesa dallo Stato, la laicità, la cura dei bisognosi, e la libertà di pensiero.  Paradossalmente, oggi i Colorados mantengono di “Batllistas” , soltanto la sua denominazione formale, giacché le politiche applicate da Sanguinetti e Jorge Batlle nei loro governi dopo del ritorno alla vita democratica nel 1985, si sono caratterizzate da una ispirazione ideologica di destra.

Invece, il Partido Nacional, o bianco, diffusore delle tradizioni latifondiste, cattoliche, ha saputo conservare la sua base elettorale nei settori popolari della campagna (soprattutto in quelle zone dove il Batllismo all'inizio del Secolo XX non è riuscito a modificare o riformare la struttura di sfruttamento latifondista su cui, largamente, è basata ancora oggi l’economia del paese).

Come aspetto negativo di tutto il processo elettorale, spicca il rifiuto della popolazione ad approvare entrambi i plebisciti popolari presentati accanto le elezioni di ottobre. Uno quello mirato ad annullare la legge di Impunità (Legge di caducità della pretesa punitiva dallo Stato), e l’altro quello per concedere il voto epistolare agli uruguaiani residenti al' estero.

A queste due iniziative è mancato il sostegno politico, soprattutto da parte della sinistra, la quale più preoccupata per i rischi politici che comportava un forte impegno in questo senso, ha caricato per inerzia  tutto il peso della campagna sulle spalle di organizzazioni sociali quali i sindacati (Pit Cnt), i difensori dei DD. UU, o i familiari dei “Desaparecidos”.

Nessuna delle iniziative è stata approvata giacché era necessario, secondo la Costituzione, superare la soglia del 50% più uno dei voti emessi. Il plebiscito sulla nullità della legge di impunità ha raggiunto il 48%, e quello sul voto all'estero soltanto il 38%.

Un paese che non riesce a costruire un ethos di valori legati alla giustizia verso il passato è condannato a ripeterlo. Un paese che non è capace di guardare verso il futuro, negando il voto a coloro che sono stati  emigrati  come se l’appartenenza ad una società dipendesse soltanto della residenza, ius solis nella terra di origine, è condannato al suicidio sociale e morale nel lungo termine. (Carlos De Fazio*-Inform)

* Responsabile dell’Istituto Fernando Santi dell’Uruguay


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