INFORM - N. 225 - 3 dicembre 2009


ASSEMBLEA PLENARIA CGIE

Ristrutturazione consolare e riforma della rappresentanza

Richiesta al Parlamento una discussione ampia per la modifica della bozza di legge di riforma di Comites e Cgie

 

ROMA – Dopo la relazione sulle attività svolte dal Comitato per le questioni degli italiani all’estero in Senato, da parte del presidente Giuseppe Firrarello (vedi Inform n 224 del 2 dicembre: http://www.mclink.it/com/inform/art/09n22436.htm ) e una breve illustrazione del Rapporto Italiani nel mondo della Fondazione Migrantes da parte del coordinatore Franco Pittau, si è aperto il dibattito in Assemblea plenaria del Cgie. Tema al centro degli interventi la riforma degli organismi di rappresentanza (Comites e Cgie), già presa in esame nella relazione di Governo e del Comitato di presidenza del Cgie – quest’ultima accolta da un applauso tributato in piedi dalla maggior parte dei consiglieri presenti.

Franco Narducci, dopo aver rimarcato l’attenzione e le attività messe in campo a favore dei connazionali dalla Commissione Affari Esteri della Camera di cui è vice presidente – tra esse un’indagine conoscitiva sulla promozione del sistema Italia svolta dalla rete consolare all’estero e le risoluzioni per coinvolgere i connazionali nelle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia e per la normalizzazione dei rapporti tra Italia e Svizzera, sotto pressione a seguito dell’approvazione in Parlamento della normativa sullo scudo fiscale, - ha dichiarato sconcerto di fronte alla bozza relativa a Comites e Cgie emersa in sede di Comitato ristretto, al Senato. “Credo che il testo unificato sia andato oltre le intenzioni originarie degli stessi proponenti la riforma della rappresentanza – ha detto Narducci, sottolineando la presenza alla Camera dei deputati di una posizione in materia molto diversa. “Il Cgie deve restare un organismo democratico – ha aggiunto il deputato eletto dai connazionali residenti in Europa – senza adottare forme di presidenzialismo non ammesse ad altri livelli istituzionali. Quando si parla di organismi di rappresentanza non dobbiamo dimenticare la storia che li ha generati e le conquiste che devono essere mantenute anche attraverso una logica riformatrice”. Narducci ha ricordato poi l’importanza dei giovani e della loro partecipazione ai lavori del Cgie, annunciando la sua intenzione di presentare una proposta di legge che preveda la costituzione di un ufficio di coordinamento riservato ai giovani e affiancato al Cgie, capace di lavorare in autonomia.

Marco Fedi, deputato eletto nella ripartizione Africa, Asia, Oceania, Antartide, ha insistito sulla necessità di allargare il dibattito sulla riforma (vedi Inform n. 224 del 2 dicembre: http://www.mclink.it/com/inform/art/09n22437.htm ), cosa che risulterebbe esclusa nel caso di approvazione del progetto in sede deliberante al Senato o legislativa alla Camera. Fedi insiste sulla necessità di prevedere innovazioni relative alle politiche per gli italiani all’estero, specie tenendo conto delle istanze avanzate dalle giovani generazioni – è di sabato scorso il Forum dei giovani italo-australiani svoltosi a Sydney e a cui lo stesso deputato ha assistito -. Tuttavia “le riforme vanno fatte in momenti di forza propulsiva e non di debolezza – aggiunge Fedi, ricordando l’estrema fragilità di una situazione come quella attuale in cui l’assetto istituzionale dello Stato è destinato a mutare, pur non essendoci ancora indicazioni precise in merito.

Mentre Gian Luigi Ferretti (CdP Italia) ha rimarcato lo sconcerto per la bozza di riforma “che non piace a nessuno e che nessuno vuole”, Carlo Consiglio (Canada) ha paventato l’ipotesi che la nuova soglia di connazionali necessaria all’istituzione dei Comites possa far divenire il Cgie sproporzionalmente eurocentrico, domandando infine al segretario generale se non ritenesse opportuno inviare una lettera ai capigruppo di Camera e Senato per sollecitare il dibattito in aula della bozza di riforma.

Sulla ristrutturazione della rete consolare si è concentrato l’intervento di Riccardo Pinna (Sud Africa) che ha espresso perplessità sul risparmio derivato dalla chiusura di alcune sedi, mentre il deputato Carlo D’Amico (Lega Nord) ha rilevato la necessità di far conoscere al Parlamento le indicazioni di riforma della rappresentanza provenienti dal Cgie, ricordando come gli interessi dei connazionali all’estero vadano difesi con un fronte bipartisan. D’Amico ha anche affermato la necessità di tutelare i capitoli di spesa destinati all’assistenza dei connazionali e si è dichiarato contrario, in un momento così difficile per il nostro Paese, all’adozione dello ius soli nella concessione della cittadinanza italiana.

E’ tornato sulla ristrutturazione della rete consolare all’estero anche Michele Consiglio (Acli – Italia) ricordando come il servizio necessario ai connazionali all’estero non debba essere considerato solo dal punto di vista economico. Egli si è dichiarato fortemente contrario alla bozza di riforma di Comites e Cgie perché generata da un concetto di partecipazione e dei processi democratici che taglia la società civile e i suoi strati intermedi dalla gestione della cosa pubblica: “una concezione di democrazia molto lontana da quella in cui credono le Acli – ha concluso.

Sulla presenza dei rappresentati delle Regioni, per legge, nel nuovo Cgie esprime perplessità anche Silvia Bartolini, presidente della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo, che concorda sulla necessità che la bozza sugli organismi di rappresentanza venga discussa ampiamente e modificata in Parlamento. La Bartolini insiste anche sulla necessità di calendarizzare un percorso che porti alla seconda Conferenza dei giovani italiani nel mondo, prevedendo un’interazione anche con i Forum dei giovani italiani o di origine italiana all’estero svolti dalle Regioni.

Silvia Alciati, giovane presidente del Comites di Belo Horizonte, in Brasile, ha spiegato i motivi di perplessità sulla riforma espressi dalle nuove generazioni: il mancato riconoscimento di autorevolezza ai Comitati – a cui si richiedono sempre pareri “non vincolanti”, - l’accentramento di potere nei presidenti di Comites e Intercomites, che divengono anche membri del previsto Cie, l’impossibilità, specialmente per i giovani, di avere tanto tempo a disposizione per ricoprire questi molteplici ruoli, la necessità che le quote riservate ai giovani e alle donne non siano sovrapponibili. Segnalato anche disagio per la mancata istituzionalizzazione attuale della presenza giovanile ai lavori del Cgie.

Tommaso Conte (Germania) suggerisce un’analisi più accurata dell’incidenza nella composizione del Cgie dei consiglieri legati all’associazionismo, ai patronati e ai sindacati. Egli evidenzia inoltre disagio per la chiusura di sedi consolari in Germania, chiedendo conferma e ragione al Mae del mantenimento di una sede a Norimberga, mentre quella di Saarbrücken sarebbe destinata alla chiusura.

Si unisce alla richiesta di strategie e motivazioni a monte della ristrutturazione della rete consolare e della bozza di riforma di Comites e Cgie Alberto Bertali (Gran Bretagna), evidenziando la necessità di riportare ai connazionali all’estero delle risposte per provvedimenti che paiono a molti assolutamente ingiustificati. Per Claudio Pozzetti (responsabile nazionale dei lavoratori frontalieri per la Cgil) la relazione del Comitato di Presidenza ha colto nel segno tutte le problematiche emerse nella bozza di riforma: “si adottano strumenti come maggioritario e cooptazione anche per gli organismi di rappresentanza dei connazionali all’estero, così come avviene nel sistema elettorale attualmente vigente nel Paese”. Pozzetti appoggia la proposta di inviare una lettera ai capigruppo di Camera e Senato per sollecitare la discussione e la modifica della bozza in Parlamento, viste le critiche unanimi espresse in assemblea.

Ricorda la funzione di servizio, oltre che di rappresentanza, dei patronati Gian Luca Lodetti (Inas-Cisl – Italia). “Nella recente Conferenza Stato-Regioni-Cgie avremmo voluto sentire delle parole più consapevoli sulla crisi in cui versa il nostro Paese da parte dei rappresentanti del governo. Una maggiore consapevolezza ci avrebbe permesso forse di scorgere anche l’avvedutezza di cogliere il ruolo che istituzioni ed enti al servizio degli italiani all’estero ricoprono sul territorio, - ha affermato Lodetti - per porre le basi di un’azione e di un impegno comune tanto più indispensabile in un periodo di grandi difficoltà economiche”.

Pietro Simonetti, infine, presidente della Commissione regionale del Lucani all’estero, chiede un maggiore impegno nella difesa dei principi che informano l’attuale sistema di rappresentanza dei connazionali emigrati, che dal basso e dalla società civile possa far sentire la propria voce a un livello più ampio e istituzionale. (Viviana Pansa – Inform)


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