DOCUMENTAZIONE
- ASSEMBLEA PLENARIA CGIE
L’intervento dell’on. Marco Fedi (Pd)
ROMA - Ho apprezzato
la chiarezza, la forza e i contenuti della relazione del Comitato di Presidenza
del CGIE. Credo sia indispensabile passare ad una analisi più approfondita del
testo predisposto al Senato con la consapevolezza che si tratta di un percorso
voluto dal Governo e sostenuto dalla maggioranza che hanno deciso la proroga
degli organismi di rappresentanza Comites e Cgie
fino al 31/12/2010, nonostante la nostra richiesta di rinnovo alla scadenza
naturale. Governo e maggioranza che hanno predisposto un percorso al Senato
per arrivare ad un testo unificato di riforma, nonostante il nostro richiamo
alla necessità di agganciare la riforma, anch’essa avviata al Senato, delle
istituzioni parlamentari e con un Governo che ogni giorno ricorda l’urgenza
della riforma di Comites e Cgie.
Al Senatore
Firrarello, che nella sua relazione auspica un “lineare dibattito
parlamentare”, desidero segnalare che la sede legislativa – in presenza di questi
forti elementi critici nel confronti del testo presentato – rischia di limitare
il dibattito e di evitare che ciascuno possa svolgere su questo testo riflessioni
politiche e proposte emendative e che i gruppi e le forze politiche escano allo
scoperto relativamente agli orientamenti di riforma. È una trasparenza politica
che dobbiamo chiedere e di cui non dobbiamo avere paura.
A Sydney, ai
lavori del Forum dei Giovani Italo-Australiani di
sabato scorso, sono intervenuto ricordando l’enorme carico di responsabilità
della nostra generazione: abbiamo costruito un assetto rappresentativo che ha
funzionato bene per le vecchie generazioni – anche se in ritardo per motivi
storico-culturali – ed ora che le nuove si stanno mobilitando, partecipano e
costruiscono legami e presentano proposte, vi è il rischio che trovino il deserto.
Andranno avanti
in ogni caso – è la prima risposta incoraggiante che arriva dai giovani.
Ma chiedono
ascolto ed azione: dobbiamo garantire ascolto ed azione oltre al rinnovamento
generazionale che abbiamo promesso.
Attendono riforme
conseguenti, per un sistema della rappresentanza e della presenza italiana nel
mondo che sia credibile e garantisca punti di riferimento e dialogo.
Vedete amici,
ve lo dico con onestà: le grandi riforme di sistema, le modifiche degli assetti
istituzionali, anche le riforme che riguardano il nostro mondo, la vita delle
nostre comunità nel mondo, il rapporto tra italiani nel mondo e l’Italia, vanno
fatte insieme, non a colpi di maggioranza, ma vanno anche fatte nei momenti
di forza propositiva, non nei momenti di “debolezza” dell’intero sistema della
rappresentanza – in Italia e nel mondo!
Parlo di una
debolezza che ci portiamo dietro a causa del mancato completamento del nuovo
assetto istituzionale, spesso evocato come urgente anche per ridare credibilità
al sistema della rappresentanza, ed oggi riproposto in questa legislatura. Ed
all’estero a causa dei mille limiti regolamentari all’azione ed alla vita di
Comites e Cgie.
Nei momenti
di forza propositiva e costruttiva siamo stati capaci di tante cose positive,
abbiamo modificato
Siamo nel bel
mezzo di uno scontro tra poteri dello Stato, di uno scontro tra maggioranza
e opposizione, tra componenti della stessa maggioranza: gli appelli del Capo
dello Stato sono oggi importanti perché ci richiamano tutti ad una grande responsabilità:
evitare che questa logica dello scontro permanente ci porti al blocco totale
della capacità di costruire il futuro. Ho voluto ricordare questo momento, questa
condizione, perché – e credo di averlo già detto in passato – la riforma della
rappresentanza degli italiani all’estero, in questo clima, rischia non di arrivare
ad un traguardo, ad una evoluzione, ma al capolinea. Ed il rischio aumenta in
assenza di una definitiva e condivisa proposta di riorganizzazione della rappresentanza
parlamentare. Per questa ragioni, lo ribadisco, il mio orientamento era di darci
tempo e spazio per discutere una riforma di Comites
e Cgie che potesse cogliere anche il nuovo della rappresentanza
parlamentare. Non sono io, e non siamo noi parlamentari dell’opposizione, però,
a dettare le priorità o l’agenda del Governo. È il Governo che preme in questa
direzione e credo sia necessario – dopo aver proposto il rinnovo alla scadenza
naturale del mandato di Comites e Cgie
ed aver avuto in risposta la proroga fino al 31 dicembre 2010 – esprimere una
valutazione sulla proposta che comunque è emersa dai lavori del Senato.
Vedete non
si tratta di “sponde” o “contro sponde” ma di assunzione di logiche responsabilità.
Vedete, non possiamo continuare a presentare pezzi di proposte e frammenti di
idee senza mai fermarci a fare il punto, a verificare lo stato dell’arte delle
cose che proponiamo.
La riforma
di Comites e Cgie non è
una priorità per gli italiani all’estero che chiedono poche cose urgenti quali
la cittadinanza, che arriva in aula a Montecitorio e spero si possa lavorare
insieme per avere in quella proposta di legge, non solo la riapertura dei termini
per il riacquisto della cittadinanza italiana e il superamento della discriminazione
nei confronti delle donne, ma anche l’affermazione del principio dello jus
soli per gli immigrati; un sistema di diffusione di lingua e cultura italiane
che tenga conto delle nuove realtà maturate all’estero e dell’interesse per
la nostra lingua e cultura e quindi consenta una crescita sia qualitativa che
organizzativa – a questo proposito è importante che si possa raggiungere la
dotazione complessiva raggiunta con l’assestamento di bilancio per il capitolo
3153; un’informazione di qualità, attraverso una Rai Italia dotata di risorse
sufficienti, ed anche in quel campo di parla di tagli, ed un sistema di provvidenze
riformato per le testate all’estero in modo da includere i media elettronici;
un sistema pensionistico e di sicurezza sociale equo ed efficace, che affermi
ogni giorno quella parità di trattamento di cui ogni cittadino italiano deve
poter godere, davanti alla Costituzione ed allo Stato; un investimento sulle
nuove generazioni che significa poi riconoscerne il valore aggiunto, l’originalità
del contributo, la capacità propositiva e – non certo ultimo in importanza –
il valore strategico per l’Italia.
Oltre alla
soluzione di problemi come l’esonero ICI, l’estensione permanente e definitiva
delle detrazioni per carichi di famiglia ai residenti all’estero, la ratifica
di Convenzioni bilaterali firmate ed in attesa di una seria azione di Governo
– come quelle con Marocco, Cile e Canada.
A queste priorità
– che sono della nostra gente – e diventano proposta politica e parlamentare
attraverso il lavoro quotidiano degli eletti all’estero, a queste giuste a sacrosante
richieste, il Governo risponde con i tagli, confermati anche nella finanziaria
2010, e con un’unica riforma, quella di Comites e Cgie, già monca di una
parte della riforma della rappresentanza poiché – a parte alcuni orientamenti
significativi – non è ancora definito il nuovo assetto Parlamentare.
In ogni caso
– torno alle responsabilità – il nostro dovere è di impegnarci nella fase emendativa
del testo e in una sua riformulazione che tenga conto di alcune questioni fondamentali.
Al Governo
ed ai Parlamentari eletti all’estero – tutti – un richiamo al senso di responsabilità
di ciascuno: vedete se mettiamo in discussione la rappresentanza Comites
e Cgie poi il giorno dopo attacchiamo i Patronati
ed il ruolo che svolgono all’estero e poi lamentiamo la crisi dell’associazionismo
e prevediamo una rappresentanza che se ne distacchi – ogni giorno che maggioranza
e Governo intraprendono questo percorso aumenta il legittimo sospetto che si
pensi all’azzeramento non solo della rappresentanza ma anche dei servizi.
E che questi
due temi, rappresentanza e servizi, anche la chiusura dei Consolati, siano legati
l’uno all’altro, condizione per facilitare la realizzazione dell’altro.
Non sarebbe
utile essere strumenti di questo perfido gioco distruttivo.
Un confronto
aperto, invece, sulla proposta è necessario svolgerlo. Ed intendo svolgerlo.
Come intendo
lanciare una sfida: a noi stessi, tutti, parlamentari, componenti del CGIE,
dei Comites, delle Associazioni. Aprire una fase nuova.
Essere innovatori, intercultural innovators, innovatori
interculturali, aggiorniamo il nostro linguaggio, bloccato da oltre cinquant’anni
su modelli superati dalla storia, innoviamo le strutture associative e rappresentative,
ferme alle origini della storia dell’emigrazione, innoviamo le scelte politiche
per fare Italia nel mondo, ferme queste scelte politiche – oggi più che mai
– grazie alla miopia di Governo e del Ministero degli affari esteri.
La seconda
sfida ci vede all’estero protagonisti di una dimensione “globale” che va oltre
l’Italia: dobbiamo avere il coraggio di andare oltre l’Italia, guardare all’Europa,
guardare al mondo. I nostri giovani ce lo dicono e lo sentono: siamo molto più
che una somma di regioni, siamo più dell’Italia, siamo una punta avanzata di
integrazione mondiale di cui l’Italia può avvantaggiarsi.
Alle Regioni:
basta con il lip service, sostenere qui il grande
cambiamento o le grandi idee o la cooperazione e coordinamento e poi tornare
alle peggiori pratiche antidemocratiche, dispendiose di energie e risorse, scoordinate,
lontane dai bisogni della gente.
Ai nostri connazionali
all’estero: insieme possiamo e dobbiamo essere Italiani nel mondo anche in assenza
dello Stato italiano. Come ho avuto modo di ricordare recentemente gli italiani
sono più che i loro Governi, ed in questo momento questa semplice constatazione
ha un valore politico, oltre che morale, di grande attualità. Buon lavoro. (Marco
Fedi*/
*Deputato Pd eletto nella circoscrizione Estero e segretario Commissione
Esteri