CAMERA DEI
DEPUTATI
Interrogazione del deputato Pd ai ministri Sacconi e Frattini
Gino Bucchino: Migliorare l’assistenza sanitaria dei
nostri emigrati
Ampliare numero dei Paesi convenzionati; più completa
assistenza per emigrati che rientrano in Italia per soggiorni provvisori; per
indigenti una polizza assicurativa per cure e ricoveri nei Paesi di residenza
dove non c’è sanità pubblica
ROMA - Gino Bucchino, deputato
Pd eletto nella Circoscrizione Estero, ha presentato una interrogazione al ministro
del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali Maurizio Sacconi ed al ministro
degli Affari Esteri Franco Frattini, per sensibilizzare il Governo italiano
sulla opportunità di migliorare l’assistenza sanitaria a favore delle nostre
collettività emigrate.
Il parlamentare nella sua interrogazione premette che
l’Italia ha stipulato una serie di accordi sanitari internazionali che hanno
lo scopo di tutelare, dal punto di vista dell’assistenza sanitaria, gli assistiti
che si spostano all’interno degli Stati della Unione Europea, della Svizzera,
dello Spazio Economico Europeo (SEE: Norvegia, Islanda e Liechtenstein) e di
alcuni Paesi extracomunitari.
Se da un lato, osserva Bucchino,
nell’ambito dell’Unione Europea un’assistenza sanitaria completa ed altamente
specializzata viene assicurata, di norma, ai lavoratori (ed ai familiari che
risiedono con loro) ed ai pensionati che trasferiscono la residenza in
un altro Paese della UE e ai propri familiari, dall’altro lato, nell’ambito
dei rapporti con i Paesi extracomunitari, l’Italia ha stipulato convenzioni
per la copertura sanitaria, ancorché parziali e limitate con riferimento ai
soggetti aventi diritto ed alle prestazioni erogabili, solo con i seguenti Paesi:
Argentina, Australia, Brasile, Capoverde, Città del
Vaticano, Croazia, Ex Jugoslavia, Principato di Monaco, San Marino e Tunisia.
Ne consegue, secondo il parlamentare, che i cittadini
italiani che trasferiscono (o hanno trasferito) la residenza in uno Stato con
il quale non è in vigore alcuna convenzione con l’Italia perdono il diritto
all’assistenza sanitaria italiana all’atto della cancellazione dall’anagrafe
comunale e della iscrizione all’AIRE (fatta eccezione per i lavoratori di diritto
italiano in distacco); né il mantenimento della cittadinanza italiana, né l’iscrizione
all’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero), né il diritto di voto
per le elezioni politiche in Italia, aprono un diritto per gli italiani residenti
all’estero all’assistenza sanitaria in Italia.
Inoltre, osserva Bucchino,
si verifica spesso che l’assistenza fornita dai Paesi di residenza è insufficiente
o in taluni casi inesistente; cosicché il cittadino italiano il quale abbia
acquisito la residenza in uno di questi Paesi si trova nella situazione drammatica
di non poter usufruire di alcuna assistenza sanitaria né in Italia né all’estero.
Bucchino ricorda che, tuttavia, ai sensi del
DM 1° febbraio 1996 ai cittadini con lo stato di emigrato (il cui riconoscimento
non è sempre agevole) ed ai titolari di pensione corrisposta da enti previdenziali
italiani, che rientrino temporaneamente in Italia, sono riconosciute, a titolo
gratuito, le prestazioni ospedaliere urgenti e per un periodo massimo di 90
giorni per ogni anno solare, qualora gli stessi non abbiano una copertura assicurativa,
pubblica o privata, per le suddette prestazioni sanitarie; alcune regioni garantiscono
una assistenza sanitaria più ampia rispetto a quella riconosciuta dal DM 1°
febbraio 1996 nei confronti dei cittadini emigrati dalla propria regione e che
rientrano temporaneamente.
In considerazione di tutto ciò suesposto il parlamentare
chiede ai ministri interrogati se intendono in primo luogo tutelare la
salute dei cittadini italiani emigrati ampliando il numero dei Paesi convenzionati
in materia di assistenza sanitaria visto che gli accordi sanitari bilaterali
sono circoscritti ad un pugno di Stati dal quale sono esclusi importanti Paesi
di emigrazione come gli Stati Uniti, il Canada, il Venezuela, l’Uruguay e quasi
tutti i Paesi africani ed asiatici; in secondo luogo se non si ritiene opportuno
altresì rendere più completa l’assistenza sanitaria a favore degli emigrati
italiani che rientrano in Italia per soggiorni provvisori estendendo da