ASSEMBLEA PLENARIA
CGIE
La relazione del Comitato di presidenza
L’intervento di Carozza contrario
alla bozza di riforma di Comites e Cgie che “adotta una visione unilaterale che si propone la
riduzione dei Comites e il superamento storico del
Cgie. Esclude l’associazionismo e allontana la rappresentanza
di base dal territorio”
ROMA – Il Comitato di presidenza del Cgie non ci sta alla proposta di riforma di Comites e Consiglio generale avanzata dal Comitato ristretto
in Commissione Esteri al Senato e ribatte punto per punto, nella relazione letta
stamani in Assemblea plenaria dal segretario generale Elio Carozza, al progetto di trasformazione illustrato nella relazione
di governo.
“Questa bozza di legge è stata formulata – ha detto Carozza – tenendo conto di un solo versante politico e concettuale,
tra i due presenti in Parlamento: quello che con approssimazione possiamo dire
si propone la riduzione del numero dei Comites e il
superamento del ruolo storico del Cgie”. Per Carozza si tratterebbe dunque di una bozza che non tiene conto
di un secondo punto di vista: il mantenimento della rete di rappresentanza di
base con le attuali caratteristiche, pur con una riorganizzazione del Cgie,
salvaguardato nelle sue caratteristiche di organismo di rappresentanza generale.
Una proposta “agli antipodi delle linee di autoriforma che questa assemblea
plenaria ha approvato in una sessione del suo recente passato e ribadito a più
riprese” e che “stando ad alcune di
In primis, sottolinea il segretario generale entrando nel merito
dell’impianto complessivo della riforma, “la scelta di riorganizzare l’intera
rappresentanza con un solo provvedimento è una scelta che abbiamo contestato
e continueremo a contestare perché porta a sconvolgere il numero dei Comites
per renderlo funzionale a un determinato modello di Cgie
e perché sacrifica completamente l’autonomia del Consiglio, segnandone il definitivo
superamento”.
Stando alla proposta di riorganizzazione, si prevede
un numero molto più alto di cittadini residenti all’estero necessari alla costituzione
di ciascun Comites: 20.000 per l’Europa, 15.000 per
le Americhe, 10.000 per l’Australia e 5.000 per l’Africa.
Pur non conoscendo con precisione il numero di Comites che così risulterebbero, rispetto a quello attuale,
“la conseguenza più immediata – fa notare Carozza
– è quella di allontanare la rappresentanza di base dal territorio e dal corpus
pulsante di ogni singola comunità”. Un obiettivo che a parole invece si sostiene
di voler perseguire e che il sottosegretario Mantica cita come valido e prioritario
nella sua stessa relazione.
“Il secondo punto qualificante, per così dire,
la bozza è l’eliminazione del mondo associativo nel circuito di formazione del
Comites – prosegue Carozza – e nell’elezione
dei membri del Cgie, nel quale invece ad oggi le associazioni
integrano l’assemblea elettorale per un terzo in Europa e fino al 45% nelle
altre realtà”. “Un taglio drastico alla rappresentanza sociale – chiosa il segretario
generale – che viene sostituita con una rappresentanza di matrice puramente
elettorale, anzi elettoralistica, realizzata intorno ad una legge di natura
maggioritaria, che prevede liste costruite intorno alla figura del candidato
presidente del Comites, che è anche candidato in pectore
alla presidenza dell’Intercomites e componente del
Cgie”. Come se non bastasse “il maggioritario non
prevede alcuna soglia di consenso – afferma Carozza – sicché, nel caso di molte liste, quella che raggiunge
un livello anche ridotto può vedersi riconosciuta automaticamente la maggioranza
dei seggi”. “Nelle nostre collettività insomma la vita civile e politica si
organizzerà interamente intorno alla figure dei candidati presidenti e dei candidati
al Parlamento – fa notare il segretario generale. – In veste moderna, tornano
i prominenti. La riduzione del radicamento sociale continua con l’assottigliamento
della presenza delle persone di origine. Nei Comites entrano solo le figure che danno lustro alla comunità,
mentre nel Cgie scompaiono del tutto”.
La bozza formulata comporterebbe dunque “un superamento
del Cgie così come oggi lo conosciamo, che cambia
natura così come cambia nome: la cancellazione dell’attribuzione generale non
è lessicale – rileva Carozza – ma di sostanza istituzionale;
esso cessa di essere un organismo di rappresentanza istituzionale per divenire
semplicemente un luogo di raccordo tra diverse istanze”. Nello stesso Cgie
si esclude la presenza associativa: “con l’eliminazione della quota di consiglieri
di nomina governativa – segnala la relazione del Comitato di presidenza – viene
cancellata anche la presenza delle associazioni, dei sindacati, dei patronati
etc., sostituita da una presenza di diritto dei rappresentanti delle Regioni”.
Tutte queste componenti presenti di diritto nel riformato Consiglio degli
Italiani all’estero ne svuoterebbero l’istanza rappresentativa – si avverte
– mentre per quanto riguarda la funzioni “il nuovo sistema è attraversato da
un trasversale attivismo redazionale”. Le relazioni svolte da Comites
e Intercomites verrebbero riprese dalle due redatte
dal Cie: “una programmatica e un’altra a consuntivo,
da mettere nelle mani degli eletti nella circoscrizione Estero”. “Non so se
gli eletti all’estero siano consapevoli della trappola mortale che si stanno
preparando con le loro mani – avverte Carozza: - il
rischio è che essi, riservandosi i contatti finali con tutte le istituzioni
dello Stato, ammesso che ciò sia concretamente possibile, diventino non i difensori
della collettività, ma le controparti di essa”.
Per Carozza non ha senso prevedere
una componente di rappresentanti di Regioni, così come indicata nella bozza,
nel nuovo Cie, specie alla luce della riforma – ancora
tutta da definire – delle istituzioni statali, in particolare alla luce della
annunciata costituzione di un Senato federale. La proposta di riforma avanzata
sarebbe in definitiva “un grande pasticcio. Si sta distruggendo una cosa collaudata,
che potrebbe funzionare meglio con opportuni interventi di riorganizzazione,
per imbarcarsi in un’avventura confusa e con prospettive nebulose”.
Non si tiene conto poi del coordinamento con le Regioni
proposto dall’ultima Conferenza Stato-Regioni-Cgie:
“abbiamo appena approvato all’unanimità in questo contesto un documento nel
quale abbiamo deciso di rispondere all’esigenza di coordinamento collegandoci
più strettamente con
“Che senso ha togliere al Cgie
il suo ruolo di rappresentanza generale – si chiede il Comitato di presidenza
– e la sua autonomia per realizzare un’attività di coordinamento, che è qualcosa
di meno, quando questo coordinamento si può realizzare in una rinnovata Conferenza
Stato-Regioni-Cgie, incardinata presso
Toni duri anche rispetto alla riorganizzazione della
rete consolare e ai tagli alle risorse destinate agli italiani all’estero dalla
finanziaria 2010. “Mai nessuno ha veramente quantificato questi famosi risparmi”
che invece giustificherebbero la chiusura delle diverse sedi consolari all’estero,
afferma Carozza, che sottolinea l’esistenza di soluzioni
alternative alle chiusure “se solo ci fosse la volontà” di metterle in pratica.
“Sono convinto che con uno sforzo comune che comprenda la capacità di ascolto,
il coinvolgimento del Cgie, dei Comites
e degli stessi parlamentari eletti all’estero, sia possibile trovare soluzioni
alternative che possano coniugare le esigenze di bilancio con gli interessi
dei cittadini residenti all’estero – afferma il segretario generale -. Sforzo
che non è stato fatto se “l’esperienza degli ultimi mesi mi dice che manca da
parte del governo ogni volontà di discutere e trovare soluzioni condivise –
avverte Carozza.
“Ci era stato promesso che il governo avrebbe, per gli
anni futuri, cercato di mantenere gli standard di spesa, sia pur ridimensionati
dagli ultimi documenti finanziari dello Stato; invece nel bilancio di previsione
per il 2010 – afferma il segretario generale – mancano altri 30 milioni di euro
in dotazione alla direzione generale per gli Italiani all’estero e le Politiche
migratorie”. L’impegno del Cgie in queste settimane
sarà dunque di “informare le collettività all’estero nel modo più capillare
possibile che queste solo le scelte del governo nei loro confronti”. Necessità
immediata viene ribadita anche per la difesa dei fondi per l’assistenza diretta,
“che già quest’anno avevano subito un colpo durissimo. Anche in questo caso
– segnala la relazione del Cdp – alla prova dei fatti
mancano 6 milioni di euro. Quale la ragione di questa decurtazione?”
Unica nota di speranza, secondo il segretario generale,
sembra essere lo sguardo rivolto alle giovani generazioni, chiamate a
partecipare a questa plenaria e che domani offriranno un quadro di ciò che è
avvenuto dopo