INFORM - N. 224 - 2 dicembre 2009


ASSEMBLEA PLENARIA CGIE

La relazione del Comitato di presidenza

L’intervento di Carozza contrario alla bozza di riforma di Comites e Cgie che “adotta una visione unilaterale che si propone la riduzione dei Comites e il superamento storico del Cgie. Esclude l’associazionismo e allontana la rappresentanza di base dal territorio”

 

ROMA – Il Comitato di presidenza del Cgie non ci sta alla proposta di riforma di Comites e Consiglio generale avanzata dal Comitato ristretto in Commissione Esteri al Senato e ribatte punto per punto, nella relazione letta stamani in Assemblea plenaria dal segretario generale Elio Carozza, al progetto di trasformazione illustrato nella relazione di governo.

“Questa bozza di legge è stata formulata – ha detto Carozza – tenendo conto di un solo versante politico e concettuale, tra i due presenti in Parlamento: quello che con approssimazione possiamo dire si propone la riduzione del numero dei Comites e il superamento del ruolo storico del Cgie”. Per Carozza si tratterebbe dunque di una bozza che non tiene conto di un secondo punto di vista: il mantenimento della rete di rappresentanza di base con le attuali caratteristiche, pur con una riorganizzazione del Cgie, salvaguardato nelle sue caratteristiche di organismo di rappresentanza generale. Una proposta “agli antipodi delle linee di autoriforma che questa assemblea plenaria ha approvato in una sessione del suo recente passato e ribadito a più riprese” e che “stando ad alcune dichiarazioni fatte dallo stesso sottosegretario Mantica avrebbe il consenso del governo – prosegue Carozza - o almeno la personale condivisione del titolare della delega per gli italiani nel mondo”.

In primis, sottolinea il segretario generale entrando nel merito dell’impianto complessivo della riforma, “la scelta di riorganizzare l’intera rappresentanza con un solo provvedimento è una scelta che abbiamo contestato e continueremo a contestare perché porta a sconvolgere il numero dei Comites per renderlo funzionale a un determinato modello di Cgie e perché sacrifica completamente l’autonomia del Consiglio, segnandone il definitivo superamento”.

Stando alla proposta di riorganizzazione, si prevede un numero molto più alto di cittadini residenti all’estero necessari alla costituzione di ciascun Comites: 20.000 per l’Europa, 15.000 per le Americhe, 10.000 per l’Australia e 5.000 per l’Africa. Pur non conoscendo con precisione il numero di Comites che così risulterebbero, rispetto a quello attuale, “la conseguenza più immediata – fa notare Carozza – è quella di allontanare la rappresentanza di base dal territorio e dal corpus pulsante di ogni singola comunità”. Un obiettivo che a parole invece si sostiene di voler perseguire e che il sottosegretario Mantica cita come valido e prioritario nella sua stessa relazione.

“Il secondo punto qualificante, per così dire, la bozza è l’eliminazione del mondo associativo nel circuito di formazione del Comites – prosegue Carozza – e nell’elezione dei membri del Cgie, nel quale invece ad oggi le associazioni integrano l’assemblea elettorale per un terzo in Europa e fino al 45% nelle altre realtà”. “Un taglio drastico alla rappresentanza sociale – chiosa il segretario generale – che viene sostituita con una rappresentanza di matrice puramente elettorale, anzi elettoralistica, realizzata intorno ad una legge di natura maggioritaria, che prevede liste costruite intorno alla figura del candidato presidente del Comites, che è anche candidato in pectore alla presidenza dell’Intercomites e componente del Cgie”. Come se non bastasse “il maggioritario non prevede alcuna soglia di consenso – afferma Carozza – sicché, nel caso di molte liste, quella che raggiunge un livello anche ridotto può vedersi riconosciuta automaticamente la maggioranza dei seggi”. “Nelle nostre collettività insomma la vita civile e politica si organizzerà interamente intorno alla figure dei candidati presidenti e dei candidati al Parlamento – fa notare il segretario generale. – In veste moderna, tornano i prominenti. La riduzione del radicamento sociale continua con l’assottigliamento della presenza delle persone di origine. Nei Comites entrano solo le figure che danno lustro alla comunità, mentre nel Cgie scompaiono del tutto”.

La bozza formulata comporterebbe dunque “un superamento del Cgie così come oggi lo conosciamo, che cambia natura così come cambia nome: la cancellazione dell’attribuzione generale non è lessicale – rileva Carozza – ma di sostanza istituzionale; esso cessa di essere un organismo di rappresentanza istituzionale per divenire semplicemente un luogo di raccordo tra diverse istanze”. Nello stesso Cgie si esclude la presenza associativa: “con l’eliminazione della quota di consiglieri di nomina governativa – segnala la relazione del Comitato di presidenza – viene cancellata anche la presenza delle associazioni, dei sindacati, dei patronati etc., sostituita da una presenza di diritto dei rappresentanti delle Regioni”. Tutte queste componenti presenti di diritto nel riformato Consiglio degli Italiani all’estero ne svuoterebbero l’istanza rappresentativa – si avverte – mentre per quanto riguarda la funzioni “il nuovo sistema è attraversato da un trasversale attivismo redazionale”. Le relazioni svolte da Comites e Intercomites verrebbero riprese dalle due redatte dal Cie: “una programmatica e un’altra a consuntivo, da mettere nelle mani degli eletti nella circoscrizione Estero”. “Non so se gli eletti all’estero siano consapevoli della trappola mortale che si stanno preparando con le loro mani – avverte Carozza: - il rischio è che essi, riservandosi i contatti finali con tutte le istituzioni dello Stato, ammesso che ciò sia concretamente possibile, diventino non i difensori della collettività, ma le controparti di essa”.

Per Carozza non ha senso prevedere una componente di rappresentanti di Regioni, così come indicata nella bozza, nel nuovo Cie, specie alla luce della riforma – ancora tutta da definire – delle istituzioni statali, in particolare alla luce della annunciata costituzione di un Senato federale. La proposta di riforma avanzata sarebbe in definitiva “un grande pasticcio. Si sta distruggendo una cosa collaudata, che potrebbe funzionare meglio con opportuni interventi di riorganizzazione, per imbarcarsi in un’avventura confusa e con prospettive nebulose”.

Non si tiene conto poi del coordinamento con le Regioni proposto dall’ultima Conferenza Stato-Regioni-Cgie: “abbiamo appena approvato all’unanimità in questo contesto un documento nel quale abbiamo deciso di rispondere all’esigenza di coordinamento collegandoci più strettamente con la Conferenza e aprendo specifici tavoli di concertazione – rileva Carozza, ricordando che alcuni parlamentari si apprestano già a dare una più organica soluzione normativa a questa esigenza.

“Che senso ha togliere al Cgie il suo ruolo di rappresentanza generale – si chiede il Comitato di presidenza – e la sua autonomia per realizzare un’attività di coordinamento, che è qualcosa di meno, quando questo coordinamento si può realizzare in una rinnovata Conferenza Stato-Regioni-Cgie, incardinata presso la Conferenza Stato-Regioni e rafforzata nelle sue prerogative?”

Toni duri anche rispetto alla riorganizzazione della rete consolare e ai tagli alle risorse destinate agli italiani all’estero dalla finanziaria 2010. “Mai nessuno ha veramente quantificato questi famosi risparmi” che invece giustificherebbero la chiusura delle diverse sedi consolari all’estero, afferma Carozza, che sottolinea l’esistenza di soluzioni alternative alle chiusure “se solo ci fosse la volontà” di metterle in pratica. “Sono convinto che con uno sforzo comune che comprenda la capacità di ascolto, il coinvolgimento del Cgie, dei Comites e degli stessi parlamentari eletti all’estero, sia possibile trovare soluzioni alternative che possano coniugare le esigenze di bilancio con gli interessi dei cittadini residenti all’estero – afferma il segretario generale -. Sforzo che non è stato fatto se “l’esperienza degli ultimi mesi mi dice che manca da parte del governo ogni volontà di discutere e trovare soluzioni condivise – avverte Carozza.

“Ci era stato promesso che il governo avrebbe, per gli anni futuri, cercato di mantenere gli standard di spesa, sia pur ridimensionati dagli ultimi documenti finanziari dello Stato; invece nel bilancio di previsione per il 2010 – afferma il segretario generale – mancano altri 30 milioni di euro in dotazione alla direzione generale per gli Italiani all’estero e le Politiche migratorie”. L’impegno del Cgie in queste settimane sarà dunque di “informare le collettività all’estero nel modo più capillare possibile che queste solo le scelte del governo nei loro confronti”. Necessità immediata viene ribadita anche per la difesa dei fondi per l’assistenza diretta, “che già quest’anno avevano subito un colpo durissimo. Anche in questo caso – segnala la relazione del Cdp – alla prova dei fatti mancano 6 milioni di euro. Quale la ragione di questa decurtazione?”

Unica nota di speranza, secondo il segretario generale,  sembra essere lo sguardo rivolto alle giovani generazioni, chiamate a partecipare a questa plenaria e che domani offriranno un quadro di ciò che è avvenuto dopo la Prima conferenza che li ha riuniti a Roma, un anno fa. Tuttavia la scelta che investe le politiche per i connazionali all’estero riguarda anche il rapporto che l’Italia ha intenzione di costruire e mantenere con i giovani di origine italiana, i quali “chiedono principalmente a Comites e consolati, quei Comites e consolati che con troppa facilità si vogliono invece smantellare – segnala Carozza – di essere punto di contatto e riferimento per loro, in un processo di comunicazione e coinvolgimento”. Coinvolgimento che passa necessariamente attraverso l’investimento su lingua e cultura italiana, ma anche attraverso gli organismi di rappresentanza di cui oggi si discute la riforma. (Viviana Pansa – Inform)

 

 


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