STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
Su
“Tribuna Italiana” del 2.12.2009 l’editoriale del direttore Marco Basti
Il contratto con Swiss Medical
BUENOS AIRES - Come è noto, il contratto firmato
con
Il modello preso fu quello stabilito qualche
anno prima dalla regione Veneto, per circa quattrocento corregionali che versavano
in condizione di grave disagio economico, frutto - tra l’altro - della crisi
del 2001. Un contratto, nato dall’iniziativa dell’Associazionismo veneto e che
fu firmato a suo tempo con
Proposta a sua volta appoggiata dai parlamentari
italiani eletti nell’America Meridionale nel 2006 e e in modo particolare dal
senatore Pallaro, che riuscì a convincere il governo Prodi e l’allora viceministro
Franco Danieli.
Poi nell’Ambasciata italiana a Buenos Aires,
prepararono le condizioni del contratto e in base a tali condizioni furono invitati
a presentare le proprie offerte i principali operatori del sistema sanitario
argentino. L’offerta migliore fu, appunto, quella presentata dalla Swiss Medical
e dopo le formalità di rigore, compreso il controllo da parte della Corte dei
Conti, il contratto fu firmato e oltre ottomila italiani emigrati che vivono
in condizioni di estrema necessità, in tutta l’Argentina, hanno potuto ricevere
assistenza sanitaria durante questi due anni.
Un contratto che, al di là degli iniziali problemi
di rodaggio, è riuscito a adempiere ai due obiettivi fissati, di cui abbiamo
parlato sopra. Persino qualcuno che a suo tempo lo ha criticato e attaccato,
per ragioni strumentali, oggi lo difende come una grande soluzione, nonostante
il sostanziale taglio subito dal capitolo destinato a finanziare il suo prolungamento.
Il contratto prevedeva la possibilità di una
proroga di un anno, ma nel frattempo, le ultime due finanziarie, quella per
quest’anno approvata l’ano scorso dopo il cambio di legislatura e quella per
l’anno venturo, in questi giorni all’approvazione definitiva del Parlamento,
hanno previsto forti riduzioni nei fondi per i capitoli del bilancio della Farnesina
dedicati agli italiani all’estero.
Specificamente, per il rinnovo del contratto,
è prevista una riduzione dei fondi del 25%, in un contesto locale che invece
ha registrato un sostanzioso aumento dei costi dei costi del settore sanitario.
I rappresentanti diplomatici hanno già fatto
sapere che il rinnovo dovrà per forza prevedere o una riduzione del numero degli
assistiti o una diminuzione della qualità dei servizi oppure entrambe le alternative.
Dato che le voci in circolazione sono tante
e che ognuno spara cifre per conto proprio. Si parla di seicento assistiti in
meno, solo a Buenos Aires, di eliminare il medico a domicilio, di passare una
parte degli assistiti al PAMI, ecc. Riguardo a queste e ad altre voci non ci
sono nè conferme, nè smentite. Sarebbe bene che i nostri rappresentanti, Comites,
CGIE, parlamentari, si impegnassero per ottenere informazioni precise e per
farle conoscere alla comunità.
La richiesta di informazioni precise da ottenere
sia dall’Ambasciata e dai Consolati, sia dal Ministero, è una delle prerogative
che hanno tutti questi nostri rappresentanti, e non per proprio interesse, ma
per farle conoscere alla comunità. Non possono rassegnarsi a vedere come si
mette a rischio l’esistenza di questi anziani, senza sentire la necessità impellente
di reagire.
Qui stiamo parlando delle persone della nostra
comunità che hanno maggiormente bisogno di certezze, di sicurezza e di essere
assistite. Non possono essere in balia alle onde di un mare di voci. Non hanno
l’età per poter ricominciare a cercare alternative. Non hanno la possibilità
di protestare, di reclamare soluzioni, se non attraverso la voce dei rappresentanti
della collettività.
Sicuramente l’Ambasciata starà facendo del suo
meglio per minimizzare l’impatto dell’adeguamento del contratto alla realtà
economica sia dell’Italia (meno fondi), che dell’Argentina (aumento dei costi).
Ai parlamentari, ma anche ai consiglieri del
CGIE e dei Comites, che sapevano che il contratto Swiss Medical scadeva a fine
d’anno, l’arduo compito di cercare informazioni precise e farle conoscere alla
comunità, nella speranza che le previsioni e le versioni più negative, più allarmanti,
non siano alla fine confermate, adoperandosi oltre che per assicurare informazioni
precise, anche per trovare, magari più avanti, in fase di assestamento del bilancio,
ulteriori fondi da destinare a questo settore.
Non possono rassegnarsi alla logica che costringe
a tagliare perfino le spese meno significative dal punto di vista economico,
ma determinanti se si guarda alla giustizia da fare a quelli che sono i destinatari
di tali fondi.
Non possono essere indifferenti alla sorte dei
meno fortunati tra i membri della nostra comunità. (Marco Basti-Tribuna Italiana/
marcobasti@tribunaitaliana.com.ar