INFORM - N. 224 - 2 dicembre 2009


STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Su “Tribuna Italiana” del 2.12.2009 l’editoriale del direttore Marco Basti

Il contratto con Swiss Medical

 

BUENOS AIRES - Come è noto, il contratto firmato con la Swiss Medical, un importante operatore nel campo dell’assistenza sanitaria in Argentina, sta per scadere. Infatti, il contratto firmato due anni fa, con lo scopo di assicurare una degna assistenza sanitaria agli anziani emigrati più bisognosi. Un contratto con il quale agli anziani emigrati fu assicurata, anzitutto, la certezza dell’assistenza sanitaria durante due anni e inoltre di un certo livello, superiore a quella di cui avrebbero potuto usufruire, nel caso che ne fossero provvisti, di quella che offriva il PAMI, cioè la mutua dei pensionati argentini.

Il modello preso fu quello stabilito qualche anno prima dalla regione Veneto, per circa quattrocento corregionali che versavano in condizione di grave disagio economico, frutto - tra l’altro - della crisi del 2001. Un contratto, nato dall’iniziativa dell’Associazionismo veneto e che fu firmato a suo tempo con la Medicus, un’altro importante operatore del settore delle assicurazioni sanitarie in Argentina. La proposta di firmare una assicurazione privata in favore degli anziani bisognosi, fu analizzata e fatta propria dai consiglieri del CGIE dell’Argentina i quali, inoltre, riuscirono a fare se non un vero e proprio censimento sui connazionali bisognosi, sè certamente un elenco molto completo, degli emigrati “che non avevano fatto l’America” e che ad età avanzata, non avevano la possibilità di assistersi in caso di malattia.

Proposta a sua volta appoggiata dai parlamentari italiani eletti nell’America Meridionale nel 2006 e e in modo particolare dal senatore Pallaro, che riuscì a convincere il governo Prodi e l’allora viceministro Franco Danieli.

Poi nell’Ambasciata italiana a Buenos Aires, prepararono le condizioni del contratto e in base a tali condizioni furono invitati a presentare le proprie offerte i principali operatori del sistema sanitario argentino. L’offerta migliore fu, appunto, quella presentata dalla Swiss Medical e dopo le formalità di rigore, compreso il controllo da parte della Corte dei Conti, il contratto fu firmato e oltre ottomila italiani emigrati che vivono in condizioni di estrema necessità, in tutta l’Argentina, hanno potuto ricevere assistenza sanitaria durante questi due anni.

Un contratto che, al di là degli iniziali problemi di rodaggio, è riuscito a adempiere ai due obiettivi fissati, di cui abbiamo parlato sopra. Persino qualcuno che a suo tempo lo ha criticato e attaccato, per ragioni strumentali, oggi lo difende come una grande soluzione, nonostante il sostanziale taglio subito dal capitolo destinato a finanziare il suo prolungamento.

Il contratto prevedeva la possibilità di una proroga di un anno, ma nel frattempo, le ultime due finanziarie, quella per quest’anno approvata l’ano scorso dopo il cambio di legislatura e quella per l’anno venturo, in questi giorni all’approvazione definitiva del Parlamento, hanno previsto forti riduzioni nei fondi per i capitoli del bilancio della Farnesina dedicati agli italiani all’estero.

Specificamente, per il rinnovo del contratto, è prevista una riduzione dei fondi del 25%, in un contesto locale che invece ha registrato un sostanzioso aumento dei costi dei costi del settore sanitario.

I rappresentanti diplomatici hanno già fatto sapere che il rinnovo dovrà per forza prevedere o una riduzione del numero degli assistiti o una diminuzione della qualità dei servizi oppure entrambe le alternative.

Dato che le voci in circolazione sono tante e che ognuno spara cifre per conto proprio. Si parla di seicento assistiti in meno, solo a Buenos Aires, di eliminare il medico a domicilio, di passare una parte degli assistiti al PAMI, ecc. Riguardo a queste e ad altre voci non ci sono nè conferme, nè smentite. Sarebbe bene che i nostri rappresentanti, Comites, CGIE, parlamentari, si impegnassero per ottenere informazioni precise e per farle conoscere alla comunità.

La richiesta di informazioni precise da ottenere sia dall’Ambasciata e dai Consolati, sia dal Ministero, è una delle prerogative che hanno tutti questi nostri rappresentanti, e non per proprio interesse, ma per farle conoscere alla comunità. Non possono rassegnarsi a vedere come si mette a rischio l’esistenza di questi anziani, senza sentire la necessità impellente di reagire.

Qui stiamo parlando delle persone della nostra comunità che hanno maggiormente bisogno di certezze, di sicurezza e di essere assistite. Non possono essere in balia alle onde di un mare di voci. Non hanno l’età per poter ricominciare a cercare alternative. Non hanno la possibilità di protestare, di reclamare soluzioni, se non attraverso la voce dei rappresentanti della collettività.

Sicuramente l’Ambasciata starà facendo del suo meglio per minimizzare l’impatto dell’adeguamento del contratto alla realtà economica sia dell’Italia (meno fondi), che dell’Argentina (aumento dei costi).

Ai parlamentari, ma anche ai consiglieri del CGIE e dei Comites, che sapevano che il contratto Swiss Medical scadeva a fine d’anno, l’arduo compito di cercare informazioni precise e farle conoscere alla comunità, nella speranza che le previsioni e le versioni più negative, più allarmanti, non siano alla fine confermate, adoperandosi oltre che per assicurare informazioni precise, anche per trovare, magari più avanti, in fase di assestamento del bilancio, ulteriori fondi da destinare a questo settore.

Non possono rassegnarsi alla logica che costringe a tagliare perfino le spese meno significative dal punto di vista economico, ma determinanti se si guarda alla giustizia da fare a quelli che sono i destinatari di tali fondi.

Non possono essere indifferenti alla sorte dei meno fortunati tra i membri della nostra comunità. (Marco Basti-Tribuna Italiana/Inform)

marcobasti@tribunaitaliana.com.ar

 


Vai a: