CINEMA
Intervista alla regista Liana Marabini
Domani a Roma l’anteprima del suo film per la tv “The
Gardener of God” sulla storia di Gregor Mendel
ROMA - Alle ore 18 di domani, presso l’Auditorium Giovanni Paolo II dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, si terrà a Roma l’anteprima del film per la tv “The Gardener of God” (la storia di Gregor Mendel), scritto e diretto dalla regista Liana Marabini. Il lungometraggio, girato in Piemonte e in Austria, è interpretato da Christopher Lambert, Maria Pia Ruspoli e Anja Kruse. Il film racconta gli anni più importanti della vita di Gregor Mendel, il padre della moderna genetica, prete cattolico vissuto nella metà dell’ottocento che scoprì dopo anni di paziente lavoro le leggi dell’ereditarietà. Per comprendere meglio il processo creativo e le finalità del film abbiamo rivolto alcune domande alla regista Liana Marabini, produttrice cinematografica e presidente del “Mirable Dictu – International Catholic Film Festival”.
Narrare il rapporto fra scienza e fede, due elementi che hanno caratterizzato la nostra storia entrando spesso in aperto contrasto fra loro, non è mai facile. Come avete affrontato questo complesso binomio empirico e spirituale?
Noi siamo partiti dal semplice fatto che Gregor Mendel, oltre ad essere lo scopritore della moderna genetica, fosse anche un prete cattolico. Una persona dunque dove scienza e fede coesistevano insieme. Egli era un uomo di fede la cui vita veniva scandita dalla preghiera, dalla meditazione e dai sacramenti come la messa e la confessione. Ma al contempo Mendel ha scoperto una scienza che ha cambiato il mondo, perché oggi tutte le grandi scoperte e innovazioni che stiamo vivendo, buone o cattive che siano, sono basate sulla genetica. Una scienza che ha anche dei risvolti negativi. Ho quindi pensato di realizzare il film per fare in modo che della Chiesa, che spesso viene attaccata per cose negative del passato e del presente, si parli bene. A tale scopo ho raccontato la storia di uno dei numerosi preti che giorno dopo giorno fanno cose buone. Non tutti infatti sanno che molti preti cattolici hanno compiuto scoperte importanti, come ad esempio Georges Edouard Lemaître, un sacerdote belga che ha elaborato la teoria del Big Bang. Una realtà poco conosciuta, quella degli uomini di scienza nella Chiesa, fatta anche di celebri compositori come Vivaldi, che io cerco di mostrare.
Come avete ricostruito la storia di questo personaggio che ha dedicato l’intera vita alla preghiera e alla ricerca?
Per conoscere meglio la storia di Mendel sono andata negli Stati Uniti presso una nota università che distribuisce da 82 anni un importante premio denominato Mendel Medal. Questo riconoscimento oggi viene dato a coloro che, pur non essendo scienziati, hanno però saputo scrivere e divulgare la scienza. Presso questa struttura ho travato moltissimi manoscritti di Mendel e quello che i suoi contemporanei scrivevano di lui. Anche nell’archivio del monastero di Brno in Moravia, che Mendel diresse per 32 anni, ho rinvenuto numerosi manoscritti dello scienziato. Ho effettuato ricerche anche presso alcune collezioni private dove ho trovato alcune lettere che Mendel ricevette da Papa Pio IX. Partendo dai contenuti delle missive ho introdotto nel film una scena in cui Mendel illustra al Santo Padre i suoi dubbi interiori. In quanto religioso e uomo umile egli infatti temeva con la scoperta scientifica di peccare d’immodestia. Preso atto della situazione il Papa lo esortò ad andare avanti con la frase “Lei fa benissimo perché la scienza è un tentativo che l’uomo compie per essere degno di Dio”.
Quale momento
storico della vita dello scienziato racconterà il film e cosa l’ha spinta a
scegliere l’attore Cristopher Lambert per la parte di Mendel?
Il film ripercorre
i dieci anni della vita di Mendel in cui lo scienziato ha elaborato la sua scoperta.
Possiamo così mostrare al pubblico i dubbi, la gioia per la scoperta e l’amore
per la scienza e per