INFORM - N. 223 - 1 dicembre 2009


STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Da “La Voce d’Italia” di oggi

L’Italian dream di una venezuelana a Bologna

Irene Selle studia Ingegneria Biomedica nel capoluogo emiliano, dov´è arrivata nel 2005. Ma confessa che per lei “Caracas è la città più bella del mondo”

 

BOLOGNA – Tanti italiani laureati emigrano oggi nel mondo in cerca di opportunità. Ma anche tanti venezolani tornano nella terra dei propri nonni: l’Italia. Spesso sono studenti universitari o neolaureati. Perché questa scelta?

Irene Selle, venezolana di 23 anni, ma di nonni materni italiani, nata a Caracas, vede realizzare i suoi sogni in una città medievale: Bologna.

- Me ne sono andata a causa della situazione socio-politica del paese e perché volevo studiare Ingegneria Biomedica e in Venezuela esiste solo il Master dopo la laurea in Ingegneria Elettronica.

Irene studia al II anno della Laurea Specialistica presso l’Università di Bologna, il primo anno ha studiato in Venezuela presso l’Università Simón Bolivar di Caracas.

- La mia esperienza alla Simón Bolivar è stata molto positiva e utile. Mi sembra un’eccellente università. Le aule, la biblioteca, i giardini, i caffè portano con sé un’aria di bellezza che stimola allo studio. Qui a Bologna la mia facoltà è molto piccola e la struttura architettonica potrebbe essere più curata. Rispetto all’università venezolana qui solo in alcune materie l’assenza ai corsi viene punita, ma generalmente l’intero insegnamento viene valutato solo con un esame finale. Il sistema offre molta libertà e autonomia agli studenti, per cui dipende da ognuno l’acquisizione delle conoscenze.

Nonostante l’esperienza accademica positiva di Caracas, Irene decise di intraprendere nel verso opposto lo stesso viaggio che i suoi nonni avevano intrapreso per toccare il porto de La Guaira. Tra i motivi della partenza un’importante ruolo hanno svolto i motivi di famiglia:

- Stando all’estero, i miei genitori sono più contenti. Anche i miei fratelli vivono in Europa: mio fratello a Munich e mia sorella a Madrid. Bologna mi è piaciuta come città per viverci, qui ci sono tanti stranieri e l’Università è la più antica del mondo occidentale.

Sono all’ultimo anno dei miei studi e sono l’unica straniera tra una ventina di studenti italiani. Non ho sentito mai razzismo ne ostilità nell’ambiente universitario. I compagni di classe mi hanno trattato bene, ma con distanza. L’inserimento all’inizio è stato molto difficile: sono riuscita ad avere un gruppo di amici solo alla fine del quarto anno di studi.

Per Irebe, Caracas è la città più bella del mondo. Ha girato parecchio, ma non ha mai visto una bellezza come quella della sua città natale. 

- Caracas è una città frenetica, cosmopolita e invivibile, ma mi piace tanto. A Caracas senti che vivi ogni momento intensamente. L’Ávila mi manca molto. Per me è un polmone di bellezza. A Caracas ci sono i miei amici... i miei affetti,  a Caracas la gente è più accogliente, ma non si possano fare delle belle passeggiate con serenità e calma, come si fanno qua a Bologna. Bologna è una città culturalmente molto attiva: i portici ti accolgano in ogni stagione dell’anno. Non è caotica, frenetica, disorganizzata né crudele come Caracas, ma non ha l’Avila, le manca del verde.

Irene non è partita da Caracas a causa della delinquenza, ma quando sono venuti i suoi amici a Caracas durante le vacanze li ha avvisati: lontano dai barrios.

- Abito a La Campiña - racconta riflessiva - e dalla finestra di casa mia si vede il barrio Chapellin, credo che quello sia il punto più vicino da cui si può vedere quella realtà rimanendo al sicuro.

Molte persone, tra cui anche i venezolani emigrati in Italia, dicono che a Caracas la sensazione del pericolo è palpabile e sempre presente, ma non sarà alimentata dal terrorismo psicologico? Irene è drastica:

- Caracas è una città molto violenta in cui non si è mai tranquilli.

Poi compara con Bologna:

- Dal 2005 vivo in Italia e non mi è mai capitato niente.

Quando Irene partì, sognava tornare in Venezuela con una grande bagaglio di conoscenze:

- Volevo nel mio piccolo mettere il mio mattone per poter costruire il mio paese.

Oggi non più: ha deciso di rimanere in Italia per la migliore qualità di vita. (Daniela Colmenares-La Voce d’Italia/Inform)

 


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