INFORM - N. 222 - 30 novembre 2009


ASSOCIAZIONI

Sconcerto delle Acli Svizzera per l’accettazione dell’iniziativa anti-minareti

Delusione per la bocciatura al divieto di esportare armi

 

ZURIGO - Le ACLI Nazionali della Svizzera esprimono in una nota  la propria sorpresa e amarezza per l’esito del voto federale di ieri che ha accolto, a larga maggioranza, l’iniziativa “Contro l’edificazione di minareti”.

Le ACLI svizzere credono che questo non sia un giorno positivo per il Paese. Invitando a votare contro l’iniziativa, esse avevano già espresso la convinzione che l’edificazione di simboli di credo religioso diverso dal nostro non può essere vista come una minaccia alla convivenza civile.

All’indomani del voto, le ACLI auspicano che l’accettazione dell’iniziativa che vieta l’edificazione di nuovi minareti su territorio elvetico, non si traduca in una radicalizzazione e un peggioramento dei rapporti tra le comunità di credo diverso; le ACLI della Svizzera ribadiscono pertanto i valori della libertà di espressione e di religione, auspicando, con la Conferenza episcopale elvetica, una sana coabitazione delle religioni e delle culture.

Le ACLI sperano che l’accettazione dell’iniziativa che vieta l’edificazione di nuovi minareti su territorio elvetico non si traduca in una radicalizzazione e un peggioramento dei rapporti tra le comunità di credo diverso; da sempre impegnate nell’ambito dell’integrazione, le ACLI della Svizzera sono infatti convinte che i simboli religiosi non debbano dividere le comunità e i cittadini, ma rappresentare piuttosto uno stimolo alla conoscenza e al rispetto reciproci. Le ACLI nazionali della Svizzera esprimono anche la propria delusione per la bocciatura dell’altra iniziativa in consultazione, “per il divieto di esportare materiale bellico”.

Le ACLI svizzere si rammaricano che le cittadine e i cittadini svizzeri non abbiano voluto cogliere l’occasione per dare un segnale tangibile di volontà di pace impedendo che armi e materiale bellico proveniente dalla Svizzera possa essere impiegato nei conflitti che insanguinano il nostro mondo.

Anche in un momento di crisi economica come quello che stiamo vivendo e la paventata perdita di posti di lavoro, le ACLI non trovano giustificata la produzione e l’esportazione di armamenti, strumenti di offesa e non di pace e sono convinte che il loro commercio debba essere contrastato e non favorito. Gli strumenti giusti per il nostro Paese - così termina la nota - sono quelli della diplomazia e delle pressioni economiche, non gli armamenti, ed i posti di lavoro possono essere salvaguardati e promossi in molti altri settori economici. (Inform)

 

 


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