INFORM - N. 221 - 27 novembre 2009


INTERVENTI

Aldo Di Biagio (Pdl) dalle colonne de “Il Secolo d’Italia”

Per il fenomeno immigrazione serve un modello italiano: né repressione, né lassismo, nel ricordo dei nostri emigranti

 

ROMA - Sono ancora vivide nella nostra mente, e immortalate dai capolavori cinematografici e dalle foto in bianco e nero, le facce e gli sguardi di quei tanti connazionali che nel corso dei decenni hanno abbandonato le loro terre per recarsi in paesi in cui le aspettative di trovare un posto di lavoro o un piatto caldo erano certamente più concrete.

Queste immagini, iconografia di una generazione, sono state protagoniste nella giornata della presentazione, con il Sottosegretario Mantica, dell’opera multimediale “segni e sogni, l’Italia dall’emigrazione all’immigrazione” al Vittoriano, una cornice entro la quale si è colto quel legame, a volte abiurato, che sussiste tra le nostre valigie cartone e quelle che – a dir vero poche volte - accompagnano gli esodi di immigrati verso le nostre coste o nelle nostre città.

La nostra esperienza di popolo emigrante, con tutte le difficoltà che questa accezione ha comportato, ci deve far riflettere e ci deve dare gli strumenti per comprendere in maniera puntuale quello che è il fenomeno dell’immigrazione di cittadini stranieri e quello che potrebbe essere il valore aggiunto che questi profili possono arrecare al nostro Paese.

I drammi e la condizione che accompagnarono i nostri connazionali ai valichi di frontiera verso terre che fino a poco prima consideravano inesistenti o lontanissime, non sono poi così diversi da quelli che si trovano ad affrontare giorno dopo giorno, cittadini stranieri che fanno fatica ad integrarsi ma – nonostante tutto – danno un contributo imprescindibile alla tenuta economica del nostro Paese, andando ad colmare quelle sacche di attività che altrimenti rimarrebbero vuote. Stando ai dati, attualmente in Italia sono presenti 4 milioni di cittadini stranieri residenti, di cui circa il 7,5 % risultano occupati. Il contributo dei cittadini stranieri risulta essere un tassello indispensabile della crescita economica di alcuni settori strategici come l’agricoltura, l’edilizia ed il turismo senza tralasciare il comparto dei servizi alla persona: settori che rischierebbero un pesante deficit qualora venisse a mancare l’apporto di questi lavoratori.

Questi elementi meritano di essere scrutati con attenzione e non con sospetto o pregiudizio per capire il percorso di evoluzione demografica oltre che economica dell’Italia nel medio-lungo periodo. Se si prendono come riferimento i dati tracciati dal rapporto della Commissione europea sull'impatto dell’invecchiamento sulla spesa pubblica degli Stati membri sul lungo termine, si evidenzia che il contributo di questi cittadini -  la cui richiesta in Italia crescerà esponenzialmente -  concorrerà ad incrementare il pil di due punti percentuali entro la prima metà degli anni duemila.

Appare chiaro che questo fenomeno rappresenta una opportunità per l’Italia e per la società civile, - una chiave di accesso ad un percorso di ristrutturazione economica del Paese – una sorta di strumento che ci consentirebbe di superare i fantasmi di un presunto declino economico o invecchiamento demografico.

Per rendere possibile tutte questo abbiamo bisogno di scelte chiare, provvedimento mirati che non si nascondono dietro programmi di partito, belle iniziative dal sapore demagogico o anacronistici scenari di apartheid. La nostra operatività politica deve aprire gli occhi dinanzi alla realtà ed alle evoluzioni sociali: abbiamo i mezzi per costruire insieme adeguate politiche di integrazione che consentano l’inserimento reale di cittadini stranieri nel tessuto sociale ed amministrativo del nostro Paese, accompagnato dal riconoscimento di un ventaglio di garanzie e di diritti, elemento basilare per un nuovo progetto sociale.

Esistono tutte le condizioni per avviare una riconfigurazione dell’approccio dell’Italia al mondo dell’immigrazione che sia svincolato dalle deludenti esperienze passate o dai modelli francesi o anglosassoni. Un sorta di modello italiano, che tutti insieme siamo chiamati a costruire, può partire solo da un percorso reale di integrazione dei cittadini stranieri, capace di fondarsi su un dialogo costante, un coinvolgimento diretto di chi vuole integrarsi ed allo stesso tempo rispettare quella che è l’Italia e le sue leggi. Creare un modello italiano per l’integrazione degli stranieri non vuol dire però facilitare il delinquere o aprire le frontiere a nuovi flussi, significa creare le condizioni doverose di un vivere armonico a livello sociale, che sappia attivamente coinvolgere chi viene da lontano ma vuole dare il suo contributo. Ed in questa cornice ragionare su un percorso di semplificazione delle procedure per l’ottenimento della cittadinanza, ne rappresenterebbe un doveroso coronamento. Il modello italiano non si dovrebbe però esaurire entro i confini nazionali, ma dovrebbe garantire un pieno coinvolgimento dei Paesi di emigrazione, sollecitando lo sviluppo di una forma di immigrazione “mobile” dei lavoratori, che possa anche consentire il rientro nel proprio Paese di questi cittadini con un rilevante valore aggiunto, sia in termini di risorse economiche che di capitale umano.

Il primo passo resta però quello di inquadrare l’immigrazione come un opportunità e non come un problema e su questo è necessario sfoderare il nostro pragmatismo: come forza politica dobbiamo fare nostro un approccio razionale che consenta di maturare delle iniziative capaci di supportare chi realmente ha il desiderio di integrarsi nel nostro Paese, sempre nel rispetto della legge e dell’ordinamento italiano. Possiamo abbandonare in un angolo gli approccio repressivi, o le finte forme di integrazione a “tutti costi” scollegate dalla realtà, partendo da un’analisi condivisa sotto il profilo politico che conduca alla formulazione di proposte chiare. Senza questa intuizione rischiamo di lasciarci sfuggire un’occasione imperdibile per ricollocarci nello scenario economico europeo, lasciando aperte ed inalterate le ferite della nostra società multietnica.(Aldo Di Biagio, deputato e responsabile italiani nel mondo del Pdl -Il Secolo d’Italia, 27 novembre 2009)

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