INFORM - N. 220 - 26 novembre 2009
DIRITTI UMANI
Nell’ambito della Festa della Toscana
A Firenze assise internazionale contro la pena di morte
La Farnesina sull’impegno dell’Italia per la moratoria in sede Onu:
“Un successo reso possibile dall’unità di tutto il Paese”. Dai lavori un documento
che definisce principi e impegni sul fronte internazionale e interno
FIRENZE – E’
stato l’intervento di Laura Carpini, della Direzione generale Cooperazione Politica
Multilaterale e Diritti Umani del Ministero degli Esteri, ad aprire l’assise
internazionale contro la pena di morte, oggi a Firenze, nel salone di Palazzo
Bastogi. Nelle parole della Farnesina, l’impegno portato avanti dal 2007 per
la moratoria della pena capitale, impegno contrassegnato dal successo delle
prime due risoluzioni delle Nazioni Unite e oggi concentrato per la prossima,
attesa nel 2010. “Il ruolo di propulsione dell’Italia è universalmente riconosciuto”
ha affermato Carpini, in un intervento che ha preso le mosse da “un dato oggettivo
che nessuno può negare: l’applicazione della pena di morte rende in accettabilmente
irreversibile l’errore giudiziario”. E se è vero che “il responsabile delle
violazioni dei diritti umani è, per definizione, lo Stato nei confronti dei
propri cittadini, nel caso della pena di morte questa responsabilità è portata
alle sue estreme conseguenze”. E di qui, l’impegno sul fronte internazionale,
il lavoro per consolidare e rafforzare il fronte dei Paesi abolizionisti, per
il lento ma graduale affermarsi di una “communis opinio” in seno alla Comunità
internazionale.
Un dato sottolineato
dalla stessa presenza, all’assise, dei rappresentanti dei Paesi che hanno abolito
la pena capitale negli ultimi dieci anni: Armenia, Filippine, Kosovo, Ucraina,
Uzbekistan, Togo. Un dato, ancora, che Carpini ha legato all’impegno dell’Italia
sul fronte internazionale: “se questo successo è stato possibile – ha detto
– il merito va soprattutto al fatto che il nostro Paese è stato unito in questa
battaglia, che è stata condotta dalla società e con ugual vigore dalle istituzioni,
locali e centrali, in un’armonia di intenti e comunanza di fini che raramente
si riscontrano nella vita civile”. E la Toscana “ha dato evidente
testimonianza e determinazione” su questo cammino, portando con il suo impegno
negli anni all’evento di oggi e conferendo al Paese intero il patrimonio di
“civiltà, cultura, tradizione giuridica e civica”.
“La Festa della Toscana, in questi
anni, si è evoluta; ma i temi sono rimasti gli stessi”. “Il primo diritto è
il diritto alla vita e il 30 novembre molte città del mondo, tra cui New York,
illumineranno un loro monumento per ricordare con noi quella prima azione eversiva
con cui Leopoldo scrisse una pagina importantissima della storia”. Riccardo
Nencini, presidente del Consiglio regionale, ha salutato i Paesi e le autorità
nazionali e internazionali intervenute all’ assise, svolgendo un filo che lega
il Granducato con la più stringente attualità dell’impegno contro la pena capitale.
Certo, ha ricordato alla platea, “gli anni felici aiutano le decisioni importanti”,
e la Toscana di Leopoldo lo fu.
Quella terra già madre di libertà e cultura, come ricordò Carlo Azeglio Ciampi
all’inaugurazione della prima edizione della Festa della Toscana, nel 1786 trascorse
un anno tranquillo. E Leopoldo concepì quel suo atto da “eretico” che, primo
e unico Stato al mondo, condusse il Granducato ad abolire tortura e pena capitale.
Influirono la sua cultura illuminista, nella terra che a Livorno permise la
stampa dell’opera di Cesare Beccaria “Dei delitti e delle Pene”, e che sempre
lì, a Livorno, vide la pubblicazione della prima edizione con commento laico
dell’Encyclopèdie. In questo contesto, il Granducato consegnò alla storia le
Leopoldine, il testo giuridico “che fece subito scalpore, e fu immediatamente
tradotto in inglese, francese e tedesco”. Fu un fatto conosciuto in tutta la
civiltà occidentale, e certo anche molto criticato. La Toscana, da allora, consegnò
alla storia un secondo primato, quando nel 1859 abolì nuovamente la pena capitale,
“facendo da apripista per i tanti paesi che nel corso del ‘900 seguiranno il
suo percorso”. Quella strada che oggi le assise internazionali riconoscono e
difendono.
Dai lavori
è scaturito un documento che definisce principi e impegni sul fronte internazionale
e interno. Una “dichiarazione” destinata
a diventare “un esempio e un concreto strumento di riferimento per le azioni
di tutto il movimento in favore dell’abolizione della pena di morte nel mondo,
nei confronti dei 58 Paesi, sui 192 membri delle Nazioni Unite, affinché abbandonino
questa pratica inumana, crudele e degradante”. In agenda dunque “il lavoro per
aumentare il sostegno” attorno alla moratoria sulle esecuzioni in vista dell’Assemblea
Onu; e l’esortazione ai rappresentanti della comunità internazionale per inserire
questo punto nei loro rapporti con i Paesi che ancora applicano la pena capitale.
In primo luogo verso Cina, Iran, Arabia Saudita, Pakistan, Egitto, Giappone
e Usa, “responsabili della maggior parte delle esecuzioni al mondo”, sarà indirizzata
l’attività di monitoraggio del rispetto dei diritti umani fondamentali, facendo
appello alla comunità internazionale e alle leadership nazionali perché la pratica
della condanna capitale venga abbandonata ovunque. Mentre si chiede “con urgenza”
la fine delle esecuzioni di minorenni e di persone affette da disturbo mentale.
Anche l’Europa non è ancora un continente libero dalla pena capitale; per questo,
la dichiarazione finale rammenta
nuovamente alla Bielorussia di sospendere le esecuzioni. Non mancherà infine
il sostegno alla “Coalizione mondiale” e alle “Coalizioni regionali”, strumento
fondamentale per raggiungere l’abolizione della pena capitale e per promuovere
una cultura abolizionista a tutti i livelli e in tutti i paesi, rafforzando
la giornata mondiale contro la pena di morte e tutte le iniziative della giornata
internazionale delle città, nella data della storica abolizione decisa nel Granducato
di Toscana il 30 novembre 1786. L’approvazione del documento di intenti è giunta
a conclusione della seconda parte dei lavori. Prima della lettura Christine
Weise, rappresentante per l’Italia di Amnesty International, ha ricordato l’azione
dell’organizzazione internazionale, premio Nobel per la pace 1977, su individui
e paesi rinviando “la coalizione mondiale contro la pena di morte che oggi qui
a Firenze ha scritto un’altra pagina importante” al quarto congresso internazionale
che si terrà a Ginevra nel 2010. La diplomazia delle città è stata al centro
dell’intervento di Michele Brancale (comunità di Sant’Egidio), che ha illustrato
l’iniziativa Città per la Vita: “Il 30 novembre, 1134
città in tutto il mondo illumineranno un monumento-simbolo contro la pena di
morte”. Giancarlo Scheggi e Sergio D’Elia, per l’associazione Nessuno tocchi
Caino, hanno confermato “l’apprezzamento per l’iniziativa della Festa della
Toscana e il plauso per la legge regionale che istituisce in Toscana il garante
dei detenuti, strumento di democrazia per tutto il sistema carcerario”. Sergio
D’Elia ha avanzato la proposta di una azione “per l’abolizione del segreto di
Stato nelle procedure per la pena di morte in tutti i paesi che ancora vi fanno
ricorso”. Le conclusioni della giornata, a nome dell’assemblea toscana, al consigliere
Marco Carraresi.“Ci sarà ancora da lavorare molto – ha detto – ma siamo convinti
che il diritto alla vita e alla dignità di ogni essere umano si affermeranno
un giorno in ogni ordinamento, così come il principio dell’inviolabilità e indisponibilità
per chiunque di quella stessa vita”. (cam-sbar/Inform)
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