INFORM - N. 219 - 25 novembre 2009


ITALIANI ALL’ESTERO

Quando la ricerca supera i numeri e mostra il volto umano della diaspora italiana

Al Vittoriano la presentazione dell’opera multimediale “Segni e sogni dell’Emigrazione”

Mantica: “Senza dimenticare i problemi delle nostre comunità,  celebriamo gli italiani di successo che hanno saputo realizzare i loro sogni”

 

ROMA - Si è svolta, presso la Sala Zanardelli del complesso del Vittoriano, la presentazione dell’opera multimediale, curata da Tiziana Grassi, Catia Monacelli e Giovanna Chiarilli, dal titolo “Segni e Sogni dell’Emigrazione – L’Italia dall’emigrazione all’immigrazione”.  Un lavoro, edito da Eurilink, che stato realizzato con il patrocinio del ministero degli Affari Esteri. L’opera multimediale, articolata su diversi livelli di analisi e di ricerca, pone a confronto, attraverso testimonianze scritte, foto e filmati, l’Italia di ieri della grande diaspora migratoria con quella di oggi che deve confrontarsi con il fenomeno dell’immigrazione. Fra il pubblico dell’incontro anche il direttore generale del Mae per gli Italiani all’estero e le Politiche migratorie Carla Zuppetti e il presidente della Fusie Domenico De Sossi.

La presentazione si è aperta con la nota introduttiva del moderatore del dibattito, il giornalista Francesco Durante. Lo scrittore ha ricordato come l’emigrazione italiana, un esodo dalle dimensioni bibliche, vada esaminato sotto il profilo storico, sociale, economico ed umano. Un aspetto, quest’ultimo, che viene approfondito dall’opera multimediale, attraverso le stesse testimonianze che ci hanno lasciato i migranti.  

 Dal canto suo il sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica ha sottolineato come il Museo dell’Emigrazione Italiana, che si pone il preciso obiettivo di reinserire l’emigrazione all’interno della storia del processo dell’Unità nazionale, sia stato concepito come una realtà interattiva ed in evoluzione, rivolta ai giovani e capace di valorizzare i 54 musei regionali sull’emigrazione,  dove si possono promuovere incontri e dibattiti sulla diaspora dei nostri emigranti. “Noi abbiamo discusso molto di quanto dovesse pesare l’immigrazione all’interno del museo – ha detto Mantica  - perché ci rendevamo conto che era abbastanza illogico parlare dell’emigrazione senza cogliere la questione dell’immigrazione che è molto viva nel dibattito politico italiano. Alla fine abbiamo collocato nell’ultima stanza del MEI 60 foto di immigrati che vivono nostro paese. Un modo per dire che, poiché  esistono non poche somiglianze fra le storie dell’emigrazione e quelle dell’immigrazione, esse devono far parte della  nostra cultura. In ogni caso credo che la soluzione della vicenda immigrazione non possa essere rimandata nel tempo”.

Mantica ha poi sottolineato l’esigenza di dare spazio non solo alle complesse vicissitudini e alle fatiche sopportate dai nostri connazionali in terra straniera, ma anche alle storie dei nostri emigrati che si sono affermati, ed hanno realizzato i loro sogni raggiungendo posizioni importanti nelle società di residenza. “Certo – ha spiegato il sottosegretario - vi sono ancora problemi per quanto riguarda l’integrazione e le condizioni di vita dei nostri emigranti, a partire dalla Germania per arrivare all’Argentina, però vorrei che intorno al MEI si cominciassero a celebrare i successi degli  italiani nel mondo, perché a loro dobbiamo fare riferimento se vogliamo costruire un’unica comunità, come auspicava il ministro Mirko Tremaglia, composta dai cittadini italiani residenti in Italia e all’estero”. Il sottosegretario ha infine sottolineato la necessita di lavorare per mantenere vivo fra i nostri connazionali, attraverso la costruzione di un’identità basata sul ricordo della nostra storia e sui  valori della  lingua e cultura italiana, il senso di appartenenza alla comunità d’origine.   

Claudio Martelli, direttore Look Out sull’immigrazione dell’Eurispes, ha posto in evidenza come l’identità italiana non si sia mai stata fondata sul binomio sangue e suolo, ma su di un concetto più mite di nazionalità visto come atto culturale. “ L’emigrazione – ha poi precisato Martelli - è parte della nostra storia perché ha consentito all’Italia di crescere più facilmente anche grazie alle rimesse che venivano dall’estero. Un contributo indiscusso, quello delle nostre comunità, che è stato confermato dal riconoscimento che i nostri connazionali hanno avuto all’estero”. Dopo aver ricordato che “Segni e sogni dell’emigrazione” fornisce un utile spaccato di conoscenza sulle difficili esperienze umane  dei migranti, Martelli ha evidenziato come, prima della concessione della cittadinanza e del diritto di voto agli immigrati residenti in Italia, sia opportuno il completamento del percorso d’integrazione volto alla formazione di una coscienza di appartenenza alla storia comune italiana. “ L’immigrazione – ha spiegato Martelli - merita attenzione costante perché non è solo il fenomeno sociale più imponente dell’epoca in cui viviamo, ma è anche il volto umano della globalizzazione che va capito studiato e governato. Le migrazioni – ha aggiunto – rappresentano la memoria storica e non biologica del vissuto dell’intera  umanità. Credo che potremo scrivere la storia del mondo parlando soltanto dei flussi migratori”.

Il presidente dell’Eurispes Gian Maria Fara ha sottolineato come nonostante la ricerca sociale abbia studiato l’emigrazione e seguito sin dai primi anni l’immigrazione in Italia, il lavoro non sia mai stato trasformato in fatti concreti dalle istituzioni e dalla politica, che appaiono in grande ritardo rispetto ai fenomeni migratori. Farà ha ricordato come a tutt’oggi l’emigrazione italiana non si sia fermata, ma abbia soltanto cambiato connotazione passando dall’esportazione di braccia a quella di cervelli. “L’Eurispes – ha assicurato Fara – continuerà  a seguire questo fenomeno epocale delle migrazioni con grande attenzione e partecipazione perché sappiamo che è un tema di carattere strutturale e legato all’organizzazione stessa del nostro sistema di vita”. Il presidente del Centro Internazionale Studi Emigrazione Italiana  (CISEI) Fabio Capocaccia ha segnalato come al momento nel nostro paese non esistano strutture con liste complete degli emigrati italiani. Una lacuna che il Centro ha cercato di colmare attraverso la creazione di un archivio informatizzato delle partenze che opera sui dati provenienti dall’Italia, dagli Stati Uniti, dal Brasile e dall’Argentina, e che al momento può gia contare su circa un milione di voci. A tal proposito MEI è stato predisposto un sistema interattivo che, attraverso apposite istallazioni, permette ai visitatori di rintracciare eventuali avi migranti nelle liste di sbarco o di partenza  .

Dopo l’intervento dell’ex sovrintendente dell’Archivio Centrale dello Stato Aldo Ricci, che ha ricordato la  mostre realizzate dall’Archivio di Stato nel 1989 sull’emigrazione italiana sociale e politica in Francia e nel 2005 sulla realtà dei nostri connazionali in America (2005), la giornalista Tiziana  Grassi, coautrice dell’opera multimediale, ha spiegato come nel Dvd, nato da cinque ani di lavoro, si sia voluto mettere a confronto l’emigrazione di ieri con l’immigrazione di oggi, in pratica due facce dolorose della  stessa medaglia. La Grassi ha anche auspicato un salto di qualità nei percorsi d’integrazione degli immigrati che, superando i modelli di assimilazione e tolleranza, porti ad un confronto aperto fra diverse visioni del mondo che valorizzi la creatività dello straniero.

L’altra curatrice del Dvd, Catia Monacelli, direttore del Museo Regionale dell’Emigrazione “Pietro Conti” di Gualdo Tadino, ha sottolineato come la storia delle grandi emigrazioni vada di pari passo con l’evoluzione del della tecnologia cinematografica. Un sinergia temporale che oggi ci permette di inquadrare  meglio i fenomeni migratori. Grazie ai numerosi documentari d’epoca  siamo infatti in grado di incrementare sia la ricerca storica, sia l’azione didattica che va portata avanti su questi temi presso le scuole. La Monacelli ha inoltre puntualizzato come anche il cinema d’autore, ad esempio con il film “Il cammino della speranza “ di Pietro Germi, abbia contribuito a far conoscere il volto umano e la dimensione emozionale della nostra emigrazione.

Da segnalare l’intervento conclusivo di Mario Morcellini, presidente della Conferenza Nazionale dei Presidi di Scienze della Comunicazione, che ha evidenziato l’esigenza di concentrare il lavoro della ricerca sui tanti connazionali dimenticati che non hanno avuto successo, riscattando così la memoria di chi non ha voce. Morcellini ha inoltre precisato come la ricerca italiana sulla diaspora italiana non abbia mai cessato di lavorare, al contrario dei media italiani che non prestano la dovuta attenzione alla nostre comunità all’estero. Ha infine auspicato una maggiore incidenza della ricerca sui processi sociali e migratori ed una presa di coscienza del nostro paese che, per quanto riguarda l’accoglienza degli immigrati, sembra non aver imparato molto dal dolore dei suoi emigranti.(Goffredo Morgia – Inform)

 


Vai a: