INFORM - N. 218 - 24 novembre 2009


STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Da “La Gazzetta del Sud Africa”, diretta da Ciro Migliore 

Gli operai italiani che nessuno vuole e che devono andarsene dal Sud Africa

 

CAPE TOWN - Ci sono in Sud Africa operai italiani ridotti alla fame, famiglie che devono scegliere fra mettere qualcosa da mangiare in tavola o acquistare medicine, uomini disperati che non sanno più dove sbattere la testa perché nessuno ha più bisogno di loro. Ce lo dice Adriana De Stefanis, presidentessa dell’Associazione Assistenziale Italiana di Johannesburg, mostrandoci una lista di oltre cinquanta nomi di connazionali che hanno perso il lavoro e non riescono a trovarne un altro, in primo luogo perché ci sono sul mercato operai come loro, di altre nazionalità, che costano molto meno e in secondo luogo perché le leggi del paese li penalizzano, mettendoli in fondo alle graduatorie che i datori di lavoro devono rispettare quando hanno bisogno di assumere qualcuno.

La lista che la De Stefanis ci mostra è quella che contiene i disoccupati di nazionalità italiana, ma ci sarebbe una lista ancora più lunga – ci dice – di cittadini sudafricani di origini italiane che non avendo conservato la cittadinanza non possono essere considerati a tutti gli effetti italiani. Costoro sono in condizioni ancora più disperate, dato che i primi possono almeno fare affidamento su qualche forma di assistenza o alla peggio possono decidere di rimpatriare e affidarsi quindi alla Caritas italiana, mentre i secondi non hanno alcun santo a cui rivolgersi.

Da notare che le liste di cui ci parla il cavalier De Stefanis si riferiscono unicamente a Johannesburg e parte del Gauteng. La situazione, per quel che risulta all’Assistenziale, non sarebbe molto diversa nel resto del Sud Africa. E nei prossimi mesi e anni non potrà che peggiorare.

Sono – ci spiega la presidentessa dell’AAI – operai italiani, muratori, manovali, carpentieri e così via, che a causa della crisi aconomica o per altri motivi contingenti hanno perso il lavoro, non sono più così giovani, in media cinquantenni, e nessuno li vuole più. Vivono in abitazioni derelitte o in tuguri che possono avere a canone d’affitto molto ridotto e molto spesso devono decidere se acquistare qualcosa da mangiare o pagare la bolletta della luce.

“Nessuno li vuole a lavorare e nessuno fa niente per aiutarli”, dice Adriana De Stefanis, che con la sua organizzazione fa miracoli per assisterne alcuni. Negli ultimi tempi è riuscita a rimpatriarne alcuni, con passaporto italiano, affidandoli poi alla Caritas di Roma, che in qualche modo riesce a provvederli almeno di vitto e alloggio. Poi in qualche caso danno una mano anche i parenti residenti in Italia.

“Abbiamo chiesto aiuto alle associazioni regionali, ma tutti ci rispondono di non aver fondi per interventi di assistenza sociale, per cui questi poveretti sono proprio abbandonati a sè stessi. Noi facciamo quello che possiamo e ci sono benefattori che ci danno sempre una mano, come Tony Tommasicchio che ci fa avere i biglietti aerei di sola andata a prezzi veramente stracciati, ma le nostre risorse sono molto limitate e per uno che riusciamo ad aiutare ce ne sono almeno dieci altrettanto bisognosi per i quali non riusciamo a fare molto”.

Tutto questo nel mezzo di una delle comunità italiane che si può sicuramente annoverare fra le più benestanti al mondo e con in tasca il passaporto di un paese che ha recentemente scavalcato la Gran Bretagna nella classifica delle nazioni più ricche del mondo. (La Gazzetta del Sud Africa, 24 novembre/Inform)

 

 


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