STAMPA ITALIANA
ALL’ESTERO
Da “
Gli operai italiani che nessuno vuole e che devono andarsene
dal Sud Africa
CAPE TOWN - Ci sono in Sud Africa operai italiani ridotti
alla fame, famiglie che devono scegliere fra mettere qualcosa da mangiare in
tavola o acquistare medicine, uomini disperati che non sanno più dove sbattere
la testa perché nessuno ha più bisogno di loro. Ce lo dice Adriana De Stefanis,
presidentessa dell’Associazione Assistenziale Italiana di Johannesburg, mostrandoci
una lista di oltre cinquanta nomi di connazionali che hanno perso il lavoro
e non riescono a trovarne un altro, in primo luogo perché ci sono sul mercato
operai come loro, di altre nazionalità, che costano molto meno e in secondo
luogo perché le leggi del paese li penalizzano, mettendoli in fondo alle graduatorie
che i datori di lavoro devono rispettare quando hanno bisogno di assumere qualcuno.
La lista che
Da notare che le liste di cui ci parla il cavalier De Stefanis si riferiscono
unicamente a Johannesburg e parte del Gauteng. La
situazione, per quel che risulta all’Assistenziale, non sarebbe molto diversa
nel resto del Sud Africa. E nei prossimi mesi e anni non potrà che peggiorare.
Sono – ci spiega la presidentessa dell’AAI – operai italiani,
muratori, manovali, carpentieri e così via, che a causa della crisi aconomica o per altri motivi contingenti hanno perso il lavoro,
non sono più così giovani, in media cinquantenni, e nessuno li vuole più. Vivono
in abitazioni derelitte o in tuguri che possono avere a canone d’affitto molto
ridotto e molto spesso devono decidere se acquistare qualcosa da mangiare o
pagare la bolletta della luce.
“Nessuno li vuole a lavorare e nessuno fa niente per
aiutarli”, dice Adriana De Stefanis, che con la sua
organizzazione fa miracoli per assisterne alcuni. Negli ultimi tempi è riuscita
a rimpatriarne alcuni, con passaporto italiano, affidandoli poi alla Caritas
di Roma, che in qualche modo riesce a provvederli almeno di vitto e alloggio.
Poi in qualche caso danno una mano anche i parenti residenti in Italia.
“Abbiamo chiesto aiuto alle associazioni regionali, ma
tutti ci rispondono di non aver fondi per interventi di assistenza sociale,
per cui questi poveretti sono proprio abbandonati a sè
stessi. Noi facciamo quello che possiamo e ci sono benefattori che ci danno
sempre una mano, come Tony Tommasicchio che ci fa
avere i biglietti aerei di sola andata a prezzi veramente stracciati, ma le
nostre risorse sono molto limitate e per uno che riusciamo ad aiutare ce ne
sono almeno dieci altrettanto bisognosi per i quali non riusciamo a fare molto”.
Tutto questo nel mezzo di una delle comunità italiane
che si può sicuramente annoverare fra le più benestanti al mondo e con in tasca
il passaporto di un paese che ha recentemente scavalcato