STAMPA PER GLI ITALIANI ALL’ESTERO
Dal
“Messaggero di sant’Antonio, dicembre 2009
A colloquio con Massimo Magliaro, neo presidente
di Rai Corporation
La scorsa estate è stato nominato al vertice
della società, al posto dell’uscente Fabrizio Maffei. Ma gli italiani all’estero
se lo ricordano soprattutto come direttore dell’allora Rai International. La
sua ambizione? Potenziare la presenza della Rai in Sudamerica
NEW YORK - La
seconda metà del
Il riferimento è all’identità stessa della struttura, che si accinge a oltrepassare un traguardo importante, ma che, come tutti gli anniversari, dovrà essere necessariamente anche un momento di riflessione. «Rai Corporation – afferma il presidente – sta per compiere cinquant’anni, quindi non è una giovincella, ha qualche ruga, ma anche tanta esperienza che deriva dal lavoro fatto dai miei predecessori e da chi ha gestito questa struttura finora. È chiaro che va recuperata l’identità, la ragione d’essere e la missione di questa realtà così ampia. Vanno recuperati spazi innovativi per diventare una struttura nuova rispetto al passato».
Un impegno che, c’è da scommetterci, andrà nella direzione di una presenza il più capillare possibile. Chi lo conosce, infatti, sa che Magliaro non si accontenterà di gestire la bella sede di New York, ma tenterà il potenziamento dell’intera struttura sul continente. In Canada il suo nome è ancora ricordato e apprezzato, perché, dopo una lunga battaglia condotta all’epoca della direzione di Rai International, è stato proprio lui a portare il «segnale» dell’emittente pubblica in ogni angolo del Paese della foglia d’acero. Ora l’attenzione si sposterà soprattutto al Sudamerica. «Credo di poter dire – osserva – che nell’azienda Rai ci sia un errore di approccio psicologico rispetto a questi temi. Si pensa che Rai Corporation sia solo ed esclusivamente a New York. È vero, a New York c’è la sede più importante, ma Rai Corporation abbraccia le due Americhe. Vederla come una struttura che esiste solo per assistere il lavoro, peraltro egregio, che fanno i cinque corrispondenti della Rai a New York è un po’ poco. È una sottovalutazione e una sottoutilizzazione che va assolutamente corretta. Quindi l’America Latina, da questo punto di vista, diventa una platea privilegiata».
E con essa, diventano
importanti anche i rapporti con tutte le realtà informative «private» che esistono
nel continente, in particolar modo in Sudamerica. Una ricchezza che dovrà essere
vista in un’ottica di sinergia, più che di concorrenza. «Il servizio pubblico
è uno – ancora Magliaro – e come tale non può avere concorrenze. E non si tratta
di un atto di presunzione, ma esattamente dell’opposto. Noi siamo al servizio
di tutti. Le sinergie con i mass media italiani nelle due Americhe sono assolutamente
auspicabili e utili per tutti. Anche per
Un riferimento deciso, insomma, all’America che si trova dall’altra parte dell’equatore. Quella degli italiani di quinta e sesta generazione, di quegli italiani che, purtroppo, spesso non hanno trovato «l’America». Ma che oggi vivono un momento di rinnovato orgoglio e di prospettive anche economiche. «Quella sudamericana è una realtà che in Italia non è adeguatamente conosciuta – ammette Magliaro – invece è importante, perché non c’è soltanto una platea di emigrati italiani che sono tantissimi, milioni. Sappiamo tutti che a San Paolo si sente parlare italiano per le strade. Ci sono tante aziende, penso a Fiat Brasile che opera nel mercato sudamericano e che merita tutta l’attenzione del servizio pubblico italiano».
Redattore della Direzione esteri della Rai già dal 1991, quindi corrispondente da Parigi e Madrid, Magliaro sa bene quali siano le potenzialità e i limiti della concessionaria del servizio pubblico, con riferimento all’estero: «I limiti sono essenzialmente due – spiega – intanto si tratta di una struttura che dispone di poche risorse rispetto all’ampiezza e all’altezza della missione che le è delegata; e poi si tratta di una struttura “italianocentrica”. Non si può offrire alle comunità italiane un prodotto che viene pensato e impacchettato a Roma. Bisogna andare a casa loro e cercare di farli diventare protagonisti delle scelte televisive. Questo presuppone dei palinsesti adeguati, delle strutture adeguate, sinergie da realizzare con le strutture conoscitive italiane. Però è necessario anche delocalizzare la produzione, altrimenti essa resterà a senso unico. Ci vuole un prodotto che coinvolga gli tutti gli utenti che ci seguono con tanto affetto. Io mi auguro e sono convinto che questi temi saranno al centro dell’attenzione del Consiglio di amministrazione della Rai e della nuova dirigenza Rai. Credo che il tema del rilancio, in maniera organica, con un assetto magari nuovo dell’offerta radiofonica e televisiva italiana per l’estero sia un tema assolutamente essenziale per questa Rai di oggi».
E se Rai Corporation
sarà l’hardware, al software ci penserà, com’è ovvio, la nuova RaItalia di Daniele
Renzoni. Uno che Magliaro lo conosce bene. «Oltre ad avere un buon rapporto
personale – conclude il presidente – Renzoni è stato corrispondente da Parigi
dopo di me, quindi conosco bene le sue capacità e la sua intelligenza professionale.
Certo ora dovrà affrontare un tema che per lui è nuovo, il “mercato” degli italiani
nel mondo. Dovrà cercare di riorganizzare una struttura che ha dei compiti molto
importanti e che esce da un periodo abbastanza travagliato. Io sono convinto
che ce la farà perché è bravo e perché potrà contare sull’aiuto di tutti, a
cominciare ovviamente da quello che gli posso garantire io, come presidente
di Rai Corporation. (Gilberto Mastromatteo-Il Messaggero di sant’Antonio, edizione
italiana per l’estero/