INFORM - N. 216 - 20 novembre 2009


ITALIANI ALL’ESTERO

Franco Narducci al Rapporto Migrantes Italiani nel mondo 2009

“Elementi inaccettabili nella bozza unificata di riforma di Comites e Cgie”

 

ROMA -  Dal quarto Rapporto sugli Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, presentato ieri, emerge che il numero degli italiani residenti all’estero è all’incirca pari a quello dei cittadini stranieri residenti in Italia: 3915767 a fronte di 3891295 stranieri in Italia. Ma forse il dato più significativo è che il un italiano su tre all’estero ha meno di trent’anni(il 31,8 %); un dato che è ancora più significativo se teniamo conto di quanto affermato da Franco Narducci, presidente dell’Unaie, nel corso del dibattito e cioè che “molti emigranti di nuova generazione non si iscrivono all'Aire”.

Narducci, deputato del Pd residente in Svizzera, ha fatto notare l’importanza del valore dell’associazionismo in emigrazione e che il dibattito attuale sulle politiche migratorie stia andando “verso posizioni sconcertanti”. Infatti la “bozza di ddl unificata di riforma di Comites e Cgie (relatore il senatore Tofani) prevede elementi inaccettabili, come l’eliminazione di qualsiasi collegamento tra le istituzioni della rappresentanza (Comites e CGIE) e il mondo associativo e sindacale: una posizione inaccettabile e contro la tradizione del mondo dell’emigrazione italiano”.

“E’ vero che l’associazionismo italiano all’estero sta cambiando essendo attraversato da multiculturalità, spesso in comunità fortemente integrate, ma dobbiamo essere coscienti che attraverso l’associazionismo passano alcuni valori come la rappresentanza”, ha sottolineato Narducci precisando che “ci sono ancora 5000 e passa associazioni all’estero che testimoniano la vitalità dell’associazionismo che tuttavia devono rinnovarsi, ascoltando le esigenze delle nuove generazioni, aiutate da forme adeguate di riconoscimento; e in questo potrebbe essere utile una riforma della legge sull’associazionismo sociale 383/2000”.

Narducci, nel corso del suo intervento, si è soffermato sulla relazione tra emigrazione e immigrazione, sottolineando che “gli italiani emigrati hanno imparato che l'acquisizione della cittadinanza è una delle cose più importanti”. E’ fondamentale dare soluzione alla questione del diritto di cittadinanza, che vuol dire riconoscere il ruolo attivo delle persone, certamente ponendo anche dei doveri: in quest'ottica Narducci apprezza la battaglia che sta portando avanti il presidente della Camera Fini poiché “la questione della cittadinanza è al centro dell’integrazione”. Inoltre, ha fatto notare che non è pensabile praticare politiche di immigrazione che pongano tempi limite sul periodo di soggiorno in Italia: “Noi che abbiamo vissuto all'estero siamo in grado di riconoscere la dignità di chi vuole vivere nel nostro Paese e vuole restarci”. Narducci ha ricordato poi che è doveroso “elaborare percorsi attivi di cittadinanza anche abbreviando il periodo di attesa per la concessione della cittadinanza” e che bisogna “arrivare a modificare lo ius sanguinis introducendo lo ius soli soprattutto per i giovani delle seconde generazioni che si sentono e sono effettivamente italiani”.

Parlando in generale delle politiche nei confronti degli italiani all'estero, Narducci ha affermato che se nei confronti dell’associazionismo italiano all’estero dovesse prevalere la cultura del distacco, “sarebbe un grave danno per il Paese”.Una cultura che però a suo parere si sta affermando, visto che l'impegno del Governo risulta essere largamente insufficiente, anche in considerazione dell’entità dei fondi destinati agli italiani residenti oltre confine: “Ci troviamo di fronte a una Finanziaria blindata ed è difficile apportare delle modifiche. Il Governo - ha concluso Narducci - ha un atteggiamento punitivo”. (Inform)

 


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