ITALIANI ALL’ESTERO
Franco Narducci al Rapporto
Migrantes Italiani nel mondo 2009
“Elementi inaccettabili nella bozza unificata di riforma
di Comites e Cgie”
ROMA - Dal quarto Rapporto sugli
Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, presentato
ieri, emerge che il numero degli italiani residenti all’estero è all’incirca
pari a quello dei cittadini stranieri residenti in Italia: 3915767 a fronte
di 3891295 stranieri in Italia. Ma forse il dato più significativo è che il
un italiano su tre all’estero ha meno di trent’anni(il 31,8 %); un dato che
è ancora più significativo se teniamo conto di quanto affermato da Franco Narducci, presidente dell’Unaie,
nel corso del dibattito e cioè che “molti emigranti di nuova generazione non
si iscrivono all'Aire”.
Narducci, deputato del Pd residente in Svizzera,
ha fatto notare l’importanza del valore dell’associazionismo in emigrazione
e che il dibattito attuale sulle politiche migratorie stia andando “verso posizioni
sconcertanti”. Infatti la “bozza di ddl unificata di riforma di Comites
e Cgie (relatore il senatore Tofani)
prevede elementi inaccettabili, come l’eliminazione di qualsiasi collegamento
tra le istituzioni della rappresentanza (Comites e
CGIE) e il mondo associativo e sindacale: una posizione inaccettabile e contro
la tradizione del mondo dell’emigrazione italiano”.
“E’ vero che l’associazionismo italiano
all’estero sta cambiando essendo attraversato da multiculturalità, spesso in
comunità fortemente integrate, ma dobbiamo essere coscienti che attraverso l’associazionismo
passano alcuni valori come la rappresentanza”, ha sottolineato Narducci
precisando che “ci sono ancora 5000 e passa associazioni all’estero che testimoniano
la vitalità dell’associazionismo che tuttavia devono rinnovarsi, ascoltando
le esigenze delle nuove generazioni, aiutate da forme adeguate di riconoscimento;
e in questo potrebbe essere utile una riforma della legge sull’associazionismo
sociale 383/2000”.
Narducci, nel corso del suo intervento, si
è soffermato sulla relazione tra emigrazione e immigrazione, sottolineando che
“gli italiani emigrati hanno imparato che l'acquisizione della cittadinanza
è una delle cose più importanti”. E’ fondamentale dare soluzione alla questione
del diritto di cittadinanza, che vuol dire riconoscere il ruolo attivo delle
persone, certamente ponendo anche dei doveri: in quest'ottica Narducci apprezza la battaglia che sta portando avanti il
presidente della Camera Fini poiché “la questione della cittadinanza è al centro
dell’integrazione”. Inoltre, ha fatto notare che non è pensabile praticare politiche
di immigrazione che pongano tempi limite sul periodo di soggiorno in Italia:
“Noi che abbiamo vissuto all'estero siamo in grado di riconoscere la dignità
di chi vuole vivere nel nostro Paese e vuole restarci”. Narducci ha ricordato poi che è doveroso “elaborare percorsi
attivi di cittadinanza anche abbreviando il periodo di attesa per la concessione
della cittadinanza” e che bisogna “arrivare a modificare lo ius sanguinis introducendo lo ius soli soprattutto per i giovani delle seconde generazioni
che si sentono e sono effettivamente italiani”.
Parlando in generale delle politiche nei confronti degli italiani all'estero, Narducci ha affermato che se nei confronti dell’associazionismo italiano all’estero dovesse prevalere la cultura del distacco, “sarebbe un grave danno per il Paese”.Una cultura che però a suo parere si sta affermando, visto che l'impegno del Governo risulta essere largamente insufficiente, anche in considerazione dell’entità dei fondi destinati agli italiani residenti oltre confine: “Ci troviamo di fronte a una Finanziaria blindata ed è difficile apportare delle modifiche. Il Governo - ha concluso Narducci - ha un atteggiamento punitivo”. (Inform)