INFORM - N. 215 - 19 novembre 2009


STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Dalla “Voce d’Italia” di Buenos Aires

Conclusa la quarta edizione delle Giornate dell’Emigrazione Italiana

Grande interesse per gli interventi degli storici

 

BUENOS AIRES - Le Giornate, giunte alla loro quarta edizione, sono state organizzate come le anteriori dall’Associazione Mezzogiorno Futuro, che nel 2008  le ha concluse a New York nel quadro delle celebrazioni del "Columbus Day" e quest’anno a Buenos Aires. Sono state sponsorizzate dalle Regioni Campania, Basilicata e dal Ministero degli Affari Esteri. Iniziate a Napoli, hanno fatto tappa a Padula, a Muro Lucano, a Ischia, per poi concludersi a Buenos Aires dal 2 al 7 novembre. Il loro tema  è stato "Nel prisma australe delle migrazioni: napoletani, campani ed altri italiani in Argentina”.

Nella capitale dell’Argentina il primo evento si è svolto il 2 novembre in Ambasciata. L’Ambasciatore Ronca ha dato il benvenuto alla delegazione giunta da Napoli e ad una quarantina di persone, rappresentati di associazioni e federazioni della Campania e della Basilicata e il cantante napoletano Filippo Vazza.  E’ stata offerta una colazione, seguita da una cerimonia. Si è letto il messaggio di Mantica, sottosegretario per gli italiani all’estero, e si è parlato del problema dell’immigrazione italiana in Argentina. Aniello Di Iorio alla fine dell’incontro in segno di gratitudine per la bella riunione,  ha invitato il pubblico a cantare per l’ambasciatore, il  ministro per gli Affari Sociali Alessandro Modiano, e il consigliere Stefania Costanza due strofe della canzone Santa Lucia luntana “ Partono 'e bastimente pe' terre assaje luntane...Cántano a buordo: so' Napulitane!".

Sempre il 2 alle 17 è iniziata nel salone Benedetto Croce dell’Istituto Italiano di Cultura,  la tavola rotonda. Vi hanno preso parte il dott. Giancarlo Maria Curcio (console generale d'Italia a Buenos Aires), il dott. Salvo Iavarone (presidente ASMEF), la prof.ssa Alicia Bernasconi (CEMLA), il prof. Emilio Franzina (Università diVerona)  e mons. Rubén Oscar Frassia, presidente della Commissione Episcopale per l’emigrazione ed il turismo. Aniello Di Iorio ha svolto il ruolo del presentatore e del moderatore.  Tra il pubblico  c’erano: l’addetto culturale dell’Ambasciata d’Italia Giuliana Dal Piaz, l’ing. Gabriele Paparo (addetto scientifico dell’Ambasciata d’Italia),  il nuovo direttore dell'Alitalia in Argentina, Fabio Fantini, Emilio Condó del Comites di Lomas de Zamora, Lucio Cifarelli consigliere del Comites di Morón, rappresentanti della Federazione delle Associazioni della Basilicata in Argentina e persino un gruppo dell’Associazione Campani di Tucumán, che hanno fatto più di 1300 chilometri di andata ed altrettanti per il ritorno.  C’è da segnalare che il nuovo manager dell’Alitalia, Fabio Fantini, presentato da Aniello Di Iorio, che ne ha elogiato la gestione al fronte di Alitalia, è stato applaudito affettuosamente dai presenti in segno di gratitudine e congratulazioni. 

Il console generale Curcio è stato il primo conferenziere. Nel suo intervento ha ricordato che la collettività italiana d’Argentina è la più grande nel mondo, oltre i confini nazionali, con 700mila connazionali, di cui 350mila nella circoscrizione consolare di Buenos Aires. Una presenza pari a quella della decima città d’Italia per numero di abitanti e che per i mesi di marzo, aprile saranno evase tutte le pratiche di cittadinanza che si erano accumulate negli anni anteriori. Ha annunciato che per il 2010 è già assicurata l’assistenza sanitaria per gli italiani indigenti. Ha concluso annunciando che  il 6 dicembre nel Teatro Coliseo, luogo emblematico della collettività italiana in Argentina, ci sarà il Concerto di Natale, aperto a tutta la comunità e che a marzo ne farà un altro per bruciare il famoso “buzón” in cui la gente imbucava le richieste di appuntamenti per la pratica della cittadinanza.

Il dott. Salvo Iavarone ha ringraziato i presenti e in modo particolare il cav. Di Iorio, "ischitano doc”, per la sua importante collaborazione e poi ha letto i messaggi inviati dal sottosegretario Mantica, dall’Assessore alle Politiche sociali, emigrazione e immigrazione della Campania, Alfonsina De Felice e da Pietro Simonetti, presidente della Commissione Regionale Lucani nel Mondo. Ha ricordato che a Roma era stato inaugurato il  “Museo dell'Emigrazione italiana”, e ne ha sottolineato l’importanza.

La prof.ssa. Alicia Bernasconi, nipote di italiani, segretaria generale e direttrice del settore ricerche del CEMLA (Centro de Estudios Migratorios LatinoAmericanos, fondato nel 1985 dallo scalabriniano Padre Luigi Favero), ha parlato specificamente dell’emigrazione campana in Argentina. Ha spiegato che dai registri di ingresso,  dal 1926 al 1950 l’emigrazione campana ha costituito l’8% del totale dell’emigrazione italiana nel Paese, dietro il 16% dei calabresi e l’11% dei siciliani.  Il 34% era della provincia di Napoli, il 22% di Avellino, poi di Salerno, Benevento e Caserta. Tra le personalità campane emigrate in Argentina, ha ricordato il fotografo Vincenzo Benincasa, il musicista e pianista Gennaro D'Andrea e Pedro De Angelis, giornalista, editore, archivista, personalità di rilievo delle scienze storiche argentine. Aniello Di Iorio ha fatto notare che moltissimi napoletani sono tornati nella loro città e che nelle statistiche accanto agli ingressi ci dovrebbero essere anche i numeri dei ritorni.

“Anche in Argentina si è verificato quello che dice la canzone: si è nato a Napule ce vò murì " ha affermato con convinzione.

Tra i grandi napoletani, che si sono distinti per il loro lavoro, bisogna ricordare Dionisio Petriella, avvocato e presidente della Dante Alighieri di Buenos Aires per una quarantina d’anni, che durante la sua gestione a portato la Dante al livello di eccellenza attuale. 

Mons. Rubén Oscar Frassia, si è dapprima dichiarato orgoglioso delle sue origini calabresi e della sua doppia cittadinanza e poi ha parlato dell’Argentina come di un paese aperto agli immigranti. Ha concluso affermando che è importante conoscere le proprie origini ed esserne orgogliosi e ha ricordato il lavoro della Chiesa in questa terra.

Infine il prof. Emilio Franzina, docente dell’Università di Verona, esperto di emigrazione italiana, ha riferito che secondo i giornali di collettività dell’epoca ed anche quelli anteriori, in Argentina c’era un gran pregiudizio nei confronti dei "meridionali", identificati in modo particolare con i napoletani, soprannominati “tanos”.

Ha preso come esempio il Martin Fierro di José Hernandez,  facendo notare che il modo in cui ci si riferisce agli immigranti italiani, identificati con i napoletani, non è certo di ammirazione. Ha poi parlato del gran contributo dato dai sacerdoti e religiosi italiani in Argentina, un contributo determinante per cui sarebbe opportuno scrivere una Storia dei missionari italiani in Argentina e come esempio ha citato i gesuiti, i salesiani, gli scalabriniani e altre congregazioni ecclesiastiche.

Il dott. Salvo Iavarone ha finito il giro degli interventi definendo l’Argentina “Un paese lontano e contraddittorio, pieno di italiani e di italianità".

Il cav. Aniello Di Iorio, questa volta, ha invitato i presenti a cantare :”Ué Paesano” canzone divenuta film negli anni ’50, che ha fatto piangere tutti gli italiani.

L’evento è stato trasmesso dal sito: (www.italianos-argentinos.com.ar).

La comitiva nei giorni successivi ha visitato la città con i suoi quartieri: La Boca, la sede dei Pompieri Volontari de La Boca e si è recata nella città di Mar del Plata, dove è stata ricevuta dal console Fausto Panebianco, dal presidente del Comites Raffaele Vitello e da Tonino De Angelis, presidente dell’Associazione Campana di Mar del Plata. Tornata a Buenos Aires era impossibile tornare a Napoli senza assistere ad una partita di calcio ed Aniello Di Iorio l’ha portata nello stadio di Independiente. (Edda Cinarelli-Voce d’Italia Buenos Aires/Inform)

 


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