FRONTALIERI
Pozzetti (Cgie) sollecita l’esonero dallo scudo fiscale
anche per i lavoratori italiani a San Marino
Il responsabile della Cgil segnala la posizione del CSIR
di Emilia Romagna, Marche e San Marino. “I frontalieri non possono essere considerati
detentori illegali di capitali all’estero”
ROMA – Claudio Pozzetti, consigliere del Cgie e responsabile nazionale Cgil per i lavoratori frontalieri, segnala che anche gli oltre 6000 italiani occupati nella Repubblica di San Marino - analogamente a quelli in Svizzera, - sarebbero ingiustamente sottoposti allo scudo fiscale, qualora non arrivino sul tema delucidazioni già richieste al governo. Un “ulteriore tributo ingiusto” perché – evidenzia Pozzetti – i lavoratori in oggetto pagano il dovuto ad entrambi gli Stati”.
Proprio in considerazione del problema il CSIR, Consiglio sindacale interregionale di Emilia Romagna, Marche e Repubblica di San Marino - composto da Cgil, Cisl e Uil per parte italiana, da Cdls e Csdl per parte sammarinese – ha evidenziato in un recente comunicato di “riconoscersi nelle posizioni e iniziative assunte dalle Confederazioni Sindacali italiane e dai Consigli Sindacali Interregionali numericamente più consistenti, come quello dei lavoratori italiani occupati in Svizzera”. Posizioni da cui “sono scaturite anche due specifiche interrogazioni al Parlamento italiano, - ricorda la nota - promosse dai deputati Farina, Narducci, Braga e Damiano (del Pd), da Cosio (Lega Nord), e dal senatore Butti (Pdl)”.
Il Consiglio auspica che “anche nel rispondere a tali interrogazioni, da parte delle autorità italiane venga fatta al più presto totale chiarezza circa l’esenzione dei frontalieri dallo scudo fiscale, così come è già stato fatto per i cittadini di Campione d’Italia e per coloro che lavorano negli organismi comunitari”.
“I lavoratori frontalieri, in qualsiasi paese lavorino, non possono in nessun modo essere annoverati tra coloro che esportano o detengono illegalmente capitali all’estero – si legge nella nota sindacale. – Molte aziende sammarinesi hanno consolidato la prassi di versare i salari e gli stipendi dei propri dipendenti presso i loro istituti di credito di riferimento, dai quali i lavoratori attingono le loro retribuzioni. Una prassi, questa, perfettamente trasparente, e che in alcun modo può essere equiparata alla detenzione illegale di capitali all’estero”.
Pozzetti aggiunge
che, alla luce di questi interrogativi, insieme ai colleghi responsabili nazionali
frontalieri di Cisl e Uil verrà chiesto al più presto un incontro con i Comitati
per gli Italiani all’Estero di Camera e Senato, “per affrontare e cercare di
risolvere definitivamente la questione, impegnando il governo ad esentare
dallo scudo fiscale tutti i frontalieri italiani”. “Essi, - conclude Pozzetti
- non soltanto non sono evasori internazionali, ma contribuiscono con
le loro rimesse e con le imposte pagate e ristornate all’Italia, ad accrescere
la ricchezza del Paese”. (