INTERVENTI
Dino Nardi (CGIE): La lettera dell’Agenzia
delle Entrate italiana dimostra l’inaffidabilità dell’AIRE!
ZURIGO - Torniamo a trattare l’argomento, molto attuale, relativo all’iniziativa presa dal fisco italiano che ha interessato decine di migliaia di cittadini italiani (compreso molti con doppia cittadinanza), tra cui ex emigrati, lavoratori frontalieri ed anche residenti all’estero, destinatari di una lettera dell’Agenzia delle Entrate con la quale si ricorda gli obblighi fiscali di chi risiede in Italia e possiede redditi, beni e capitali all’estero. Infatti grazie al Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE), siamo ora in condizioni di poter fare maggiore chiarezza sull’intera questione e poter dare, così, una risposta a tutti gli interessati.
Ebbene, nel corso
del Comitato di Presidenza del CGIE, tenutosi a Roma martedì 10 novembre, su
esplicita richiesta dello stesso CGIE, è intervenuto un dirigente dell'Agenzia
delle Entrate per dare gli opportuni chiarimenti in merito a questa iniziativa
che sta terrorizzando migliaia di emigrati e, soprattutto, di ex emigrati. Il
funzionario ha spiegato che la lettera in questione (ne sono state spedite ben
37'500) doveva essere destinata esclusivamente a cittadini italiani emigrati
già iscritti all'AIRE che, nell'ultimo quinquennio, sono rientrati in Italia
definitivamente, o vi hanno comunque soggiornato per un certo periodo di tempo,
per poi riespatriare nuovamente. Pertanto il dirigente dell'Agenzia delle Entrate
ha di
Ma come è possibile
che in questa iniziativa del fisco italiano siano stati coinvolti, sia pure
erroneamente, anche i residenti all’estero? Questa è la domanda che ovviamente
ha posto il CGIE al funzionario dell’Agenzia delle Entrate e che tutti noi,
addetti ai lavori o meno, pure ci poniamo. La risposta sta nel fatto che, come
già è stato possibile constatare in occasione delle consultazioni elettorali
italiane in cui all’estero gli iscritti all’AIRE possono votare per corrispondenza,
i dati relativi agli iscritti nei registri AIRE dei Comuni italiani non corrispondono
sempre ai dati che risultano nelle Anagrafi dei Consolati italiani con la conseguenza
che molti emigrati non ricevono, poi, il plico elettorale. Il motivo è da ricercare,
da un lato, nel fatto che non sempre chi va all’estero si annuncia al suo Comune
in Italia e, d’altra parte, molti Comuni per “ragioni di cassetta” preferiscono
tenere alto il numero dei residenti stabilmente
e quindi non trasferire nell’AIRE chi va o risiede all’estero. Dall’altro
lato vi sono anche molti emigrati che, per qualche motivo (non ultimo quello
di evitare di dover pagare l’ICI sull’abitazione di proprietà) decidono di non
iscriversi all’AIRE, forse con la connivenza di qualche impiegato, pur risiedendo
all’estero. Se così fosse (ma il dubbio è retorico), con l’invio dell’autocertificazione
per conoscenza anche al Comune, questa è l’occasione per mettersi finalmente
in regola o, quantomeno, per mettere l’Amministrazione comunale di fronte alle
sue responsabilità! (Dino Nardi*-
* Coordinatore per l’Europa dell’UIM, Comitato di Presidenza del CGIE